Segnali in rete

di Corrado Truffi

913914_33807578.jpgProvo a mettere un po’ in ordine i segnali di una nuova possibilità di fare politica in rete e, quel che più conta, di consentire tramite la rete ai cittadini di definire almeno un po’ l’agenda del paese. In altre parole, di partecipare in modo attivo, e non solo con il voto, alla vita democratica. Perché, come ha detto qualcuno, la democrazia non è solo votare (si vota anche nelle dittature). E il pubblico attivo della rete, man mano che si riduca il digital divide, è un personaggio importante in una democrazia vera.

Bene, il catalogo è questo:


– il sito wikidemocracy, che propone un wiki articolato per ciascun partito esistente, dove i cittadini che si identificano in quel partito possono contribuire a scrivere il proprio programma. E’ previsto un meccanismo di moderazione, in modo da governare la molteplicità di contributi.
– l sito Openpolis, dove è stato caricato un database pressoché completo dei politici eletti ai vari livelli amministrativi, e gli utenti possono esercitarsi tra l’altro a riportate per ciascun eletto dichiarazioni ed attività, e a votare e commentare tali atti.
– l’esplodere della discussione in rete sul tema della politica in rete, con il tentativo di Luca De Biase di dargli un ordine e un senso, articolandone gli obiettivi.
– naturalmente, il moltiplicarsi dei blog politici e di politici, più o meno veri, più o meno dentro al dibattito, linkati e linkanti, ma comunque segnale di qualcosa che si muove.
– fra questi, anche molti tentativi di fare politica in rete in modo diverso, da alcuni siti di circoli territoriali del PD (ad esempio, l’Alberone a Roma o l’appennino reggiano), a iniziative singolari come la raccolta in podcast audio dei discorsi del PD.
– il nuovo sito del partito democratico, che si presenta anche come un social software molto aperto, con possibilità di pubblicazione pressoché libera, e che da – per ora – una interpretazione di stretta tradizione internet dei forum tematici introdotti dalla Statuto del PD. In quello stesso sito, l’apertura di un canale video e la pubblicazione, fra i materiali di propaganda, di video ironici come questo, segnala un evidente rincorsa verso la comprensione di un linguaggio meno ingessato.
– l’articolata presenza de iMille in rete, da questo blog, al wiki-programma, che anticipa di almno sei mesi l’idea di wikidemocracy, all’apertura del primo circolo virtuale in rete, che propone allo stato più canali di funzionamento: un social software libero per la libera discussione, un canale youtube, un gruppo facebook, e il vero e proprio blog “ufficiale” del circolo.
– l’assunzione ufficiale, nello Statuto del PD, dell’impegno alla realizzazione di un Sistema Informativo per la Partecipazione, che assicuri trasparenza e partecipazione e “obblighi” gli eletti e i dirigenti a rendicontare pubblicamente delle loro attività.
– il progetto di quello stesso sistema per la partecipazione, così come immaginato da iMille sul loro wiki.

Da questo catalogo (certamente incompleto, ci mancherebbe!), traggo alcune linee di tendenza e alcuni spunti problematici.
Innanzitutto, la libera conversazione in rete procede, si sviluppa e si moltiplica in modo quasi irrefrenabile. Nessuno la vuole fermare ed anzi, iniziative come il social software del PD, per quanto ovviamnete embedded, tentano di dar conto ed inserirsi in questa conversazione.
In secondo luogo, chi è attento alle dinamiche della rete, si pone il problema di aggregare in qualche modo questa conversazione, di dargli un peso e un senso, ossia di farla incidere nella realtà del dibattito politico. In breve, come giustamente osserva Luca De Biase, sebbene in rete si discuta ed elabori moltissimo, tutta questa conversazione rischia di non arrivare se non per spezzoni casuali o eventi particolari, al dibattito politico ufficiale, ancora tutto mediato dai media tradizionali di tipo broadcast. In altre parole, solo se si è Beppe Grillo si supera il muro fra rete e media, e si può sperare di fare agenda. Di qui, appunto, la logica di iniziative come quelle sopra citate di openpolis o di wikidemocracy: la cittadinanza attiva che controlla (nel primo caso) o stimola (nel secondo) i politici e che – si suppone – se giunge a massa critica finirà per farsi davvero ascoltare.
Il problema però, è proprio questa capacità di farsi ascoltare. Sebbene Giuseppe Granieri, nel segnalare l’avvio del primo circolo on line del PD, esprima dubbi circa la logica di una partecipazione in rete embedded, mi sembra che il punto di difficoltà, nell’usare davvero gli strumenti di rete per far partecipare i cittadini volonterosi alla definizione dell’agenda politica del paese, sia che i politici devono essere in qualche modo costretti, o fortemente incentivati, a partecipare ed essere in prima persona anche in rete. Insomma, posso pure divertirmi ed appassionarmi a scrivere spezzoni del mio programma ideale su wikidemocracy, o a fare le pulci ai politici su openpolis donando un po’ del mio tempo per raccogliere dichiarazioni bizzarre o contradditorie. Ma probabilmente dopo un po’ smetterò, perché avrò la sensazione che, dall’altra parte, non c’è nessuno in ascolto.
In questo senso, l’ormai celebre comma 9 dell’articolo 1 dello Statuto del PD è davvero un passo avanti qualitativamente fondamentale (se riuscirà a trasformarsi in pratica). Perché le dichiarazioni dei politici, le loro azioni, le loro idee, non dovrebbero essere raccolte da qualcuno, ma essere direttamente pubblicate da loro o dai loro staff. Perché se un partito vuole far partecipare i suoi elettori o iscritti alla elaborazione del proprio programma, si fa da sè il suo wiki…
In conclusione: l’una cosa non esclude l’altra. Ma credo che il pubblico attivo e critico della rete di cui parla Luca de Biase debba soprattutto riuscire a far sentire la propria voce sull’agenda in quanto cane da guardia, e in quanto capace di far emergere temi. Quanto però alla partecipazione di tipo propositivo, all’elaborare richieste e proposte, a costruire soluzioni, l’unica strada è che i partiti (e poi, anche le istituzioni) imparino loro stessi ad ascoltare e ad essere davvero in rete.
E’ per questo che iMille, il circolo on line, e tutto quanto stiamo tentando di fare, e soprattutto il progetto di SIPA, sono, modestamente, davvero importanti.

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13 Commenti

  1. I Radicali sono entrati nel PD, De Mita ne è uscito e io sono molto contento.

    Il progetto originario del PD non c’è più, ora parte una cosa nuova. Non resta che attendere la prossima fuoriuscita: Binetti e Opus Dei.

  2. Eccellente, Grazie Corrado.

  3. Filippo Zuliani

    mizzica, Corrado. Quanto tempo ci hai messo a scrivere questo enorme elenco puntato?

  4. @Anellidifumo: credo che qui ne siamo contenti tutti quanti. Quanto alla Binetti, come De Mita, sta a lei autoescludersi se non condivide l’indirizzo che Veltroni sta dando al partito.

  5. Filippo Zuliani

    Daniele, sta anche a noi suggerirglielo 🙂

  6. Corrado, ottima analisi della situazione. Lasciami aggiungere che questa fase è molto importante, perché adesso la politica in rete è una cosa ancora molto nuova e molto fluida, per cui ancora non esistono schemi affermati e tradizioni difficili da vincere.

    Sta anche a noi fare in modo che ad affermarsi siano gli schemi più efficaci per aiutare la politica ad essere più aperta, più vicina al cittadino, ma allo stesso tempo capace di decidere. Quindi, avanti tutta con il SIPA!

  7. Non trascuriamo la strada. Non trascuriamo le persone che hanno paura del mouse. La miscela che ha innescato Beppe Grillo è esplosa quando è andato in piazza. Lì ci sono i numeri che contano. Ricordiamo che per ogni testa (pensante e meno pensante) c’è un voto! E quelle meno pensanti, solo perché meno informate, sono taaaaaante!

  8. monica borgonovo

    No che non trascuriamo la strada.

    Siamo nel Circolo online, ‘ma anche’ in quelli sul territorio.

  9. Penso che la rete diventera’ un elemento della politica quando sara’ usata semplicemente per quello che e’: uno strumento di comunicazione e di produttivita’ individuale, come il telefono o il biglietto dell’ autobus.
    Non colgo francamente nessuna differenza tra un programma messo assieme su una piattaforma wiki e le relazioni congressuali dei partiti degli anni 70: in entrambi i casi si tratta di pipponi illeggibili, che infatti nessuno legge e che nessuno si sogna minimamente di usare per amministrare un paese o una citta’. E’ quasi comico che un idea obsoleta persino in ambito aziendale come la “pianificazione strategica” trovi una insperata “second life” nel mondo della politica. Potenza dei consulenti, e in particolare di quelli che si sono dati alla politica.
    Mi pare poi che coloro che fanno politica o la fanno in maniera diversa “perche'” c’e’ la rete siano sostanzialmente una minoranza marginale e socialmente molto verticale. Infatti, come dice Monica poco sopra, coloro che sono in rete sono “anche” sul territorio: la ragione e’ che essere “solo” in rete condanna all’ irrilevanza. Proprio come essere “solo” al telefono.

  10. Mi sembra che i commenti qui sopra esprimano plasticamente tutto lo spettro delle posizioni sulla politica e la rete. Grosso modo, c’è qualcosa di vero in tutte, inclusa quest’ultima di Gianni, che ha ragione sui pipponi programmatici. Però:
    1) i programmi non si fanno necessariamente per farli leggere a milioni di persone o per venderli (per quello bastano i “12 punti”). Si fanno per elaborare, capire, progettare. E farlo con un wiki lo si fa meglio e in modo più collaborativo. Appunto, uno strumento utile. E’ per questo che wikidemocracy non decolla, perché non c’è un target e un obiettivo preciso…
    (e comunque, non servirà la “pianificazione strategica” accademica, ma ho il vago sospetto che questo paese funzioni male perché siamo grandi improvvisatori ma non pianifichiamo mai un tubo!)
    2) La politica è già in rete, e non è così vero che la rete è totalmente irrilevante. Ovvio – ha ragione Michele – che non bisogna dimenticarsi la strada. Anzi, ci vuole più “strada” che rete. Se qualcuno ha la pazienza di seguire l’ultimo link sul SIPA, fra le tante cose scritte c’è anche l’idea che i circoli territoriali possano essere terminali del SIPA per consentire alle persone reali “affette” da digital divide di essere anch’esse in rete – ossia in comunicazione.
    3) Ovvio, anche che la rete è uno strumento – un media – e quindi più verrà usato come cosa naturale e normale, e più la politica entrerà in rete e viceversa. Ma la rete è il primo mezzo di comunicazione di massa per sua natura bidirezionale e policentrico. E quindi stimola “naturalmente” il pubblico attivo. Come è stato scritto “il mercato sono conversazioni”. E anche la politica.

    Questa differenza tecnica E’ una differenza qualitativa.

  11. penso anch’io che rimanere confinati nella rete condanni all’irrilevanza… ma è anche vero che come strumento di confronto policentrico e orizzontale la rete sta permettendo la crescita di una generazione consapevole e attenta al dibattito politico.
    vi segnalo poi la campagna di generazione u che parte dai blog per arrivare nei territori… è un altro dei modi di essere rete e di essere politica

  12. “il moltiplicarsi dei blog politici e di politici”

    Attenzione al moltiplicarsi da una parte e dall’altra di blog urbani che attaccano l’una o l’altra parte, informando in modo distorto.
    ZonaLais

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