Il professore che inventava i numeri

di Marco Simoni (per l’Unità)

(Doubt and Certainty, di Mister Kha)

Un episodio illuminante, riportato dal blog Noise From Amerika, aggiunge alcuni elementi utili alla discussione di inizio estate sulla proposta – contenuta in un pacchetto più ampio – di anticipare il pensionamento dei professori ordinari a 65 anni come avviene già nella maggioranza dei paesi europei.
Un professore ordinario di Harvard, Marc Hauser, star accademica nel campo delle scienze cognitive, dopo due anni di indagine interna è stato messo in congedo forzato per “condotta scientifica non corretta”. La storia, riportata ampiamente dai media americani, è la seguente: alcuni studenti del professore stavano conducendo dei test di controllo sul comportamento di una scimmietta. I test di controllo sono una cosa di routine che si fa praticamente in tutte le discipline empiriche, comprese le scienze sociali: bisogna essere sicuri che i dati siano giusti (a meno, naturalmente, di errori in buona fede). Uno dei modi è quello di far raccogliere nuovamente i dati da un altro ricercatore, spesso uno studente che riceve un’apposita borsa di studio per questo lavoro. Accadde ad Harvard che agli studenti non tornarono i conti, perché i dati risultarono diversi da quel che si aspettavano. Il professore (ripetiamo: professore ordinario di Harvard, che nel mondo accademico corrisponde ad una influenza intellettuale fortissima e globale) rispose agli studenti con email piccate e alla fine anche abbastanza ruvide, sottolineando il fatto che probabilmente avevano fatto qualcosa di sbagliato. Naturalmente insoddisfatti, e per nulla intimoriti, i due studenti hanno rifatto tutti gli esperimenti da capo, fino a concludere che il professore era in mala fede, appellandosi dunque alle autorità accademiche, piuttosto che essere coinvolti in una ricerca di cui dubitavano. Due anni di indagine da parte dell’università hanno concluso che alcuni saggi di Hauser erano infondati perché basati su dati scientifici fabbricati ad arte: il professore ha ritrattato, ammettendo solo un “errore”; Harvard ad ogni modo l’ha messo in congedo.
Questa storia dovrebbe chiarire due cose. Il fatto di aver ammesso che un suo professore truccava i dati ha rafforzato (e non inficiato) la reputazione dell’università di Harvard. Per chi lavora all’università la vera difesa della corporazione consiste nell’avere tolleranza zero per comportamenti che non siano di specchiata deontologia: la reputazione è tutto. Secondo, al fine di preservare la reputazione, è fondamentale ridurre al minimo il potere di ricatto delle coorti anziane su quelle giovani, perché solo dalla continua sfida intellettuale, che è anche controllo “tra pari” di quel che viene scritto e prodotto, può derivare la crescita della conoscenza.

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25 Commenti

  1. Renzino l'Europeo

    Ottima nota, per far capire capire cosa siano la deontologia e la reputazione agli Italiani che non lo sanno.

  2. cristina lavinio

    Non capisco cosa c’entri questo esempio con la proposta di pensionamento dei proff. universitari a 65 anni: i numeri e i dati di ricerca possono essere inventati da chiunque, sia da un accademico accreditato, come in questo caso, che da un laureando, un dottorando, un giovane ricercatore, un associato…; oppure possono essere copiati, trafugati, presi di sana pianta da ricerche – non citate – altrui, scritti magari in lingue meno note di altre…

  3. Gianni

    Ah, meno male. Pensavo di essere l’unico a non capirlo. Certo che se il prof. Simoni adotta per le sue ricerche la stessa struttura epistemologica che usa per i suoi articoli mi sa che e’ pronto per la pensione …

  4. Francesco Cerisoli

    Devo dire che il nesso sfugge anche a me. OK, Harvard funziona, e uno dei motivi per cui funziona e’ che, tendenzialmente, “non si guarda in faccia a nessuno”.
    Bello, sacrosanto, importabile. Nella stessa Harvard i prof over 65 sono, credo, il 5% del totale. Fosse cosi’ anche da noi, ci sarebbero un 15% di prof e ricercatori in meno. E un po’di risorse in piu’ per fare, un po’, come Harvard…

  5. Antonio

    Credo che, nell’ottica dell’articolo, il pensionamento a 65 anni dovrebbe servire a “ridurre al minimo il potere di ricatto delle coorti anziane su quelle giovani”. Ma anche a me sfuggono le ragioni di questo collegamento.

  6. Gabriele Boccaccini

    Il problema non e’ l’eta’ ma il merito. Mandare in pensione i sessantacinquenni per metterci un’altra generazione di incapaci non serve a nulla. E’ il merito (non l’eta’ ne’ qualunque altro parametro) che deve regolare le assunzioni e le promozioni. Questa storia dell’eta’ e’ una porposta demogogica che non risolve nulla. In America dove insegno potro’ continuare a insegnare ben oltre i 65 anni e l’Universita’ sara’ ben felice di tenermi finche’ lo “merito”, finche’ cioe’ dimostro di saper fare il mio lavoro in modo produttivo. Quando cio’ non accadesse piu’, mi farebbero capire chiaramente che e’ arrivato il momento di andare in pensione.

  7. Renzino l'Europeo

    In Europa il limite di età serve a porre un paletto certo e valido come “default”, perchè qui non è vero che “[…] mi farebbero capire chiaramente che e’ arrivato il momento di andare in pensione” come scrive G. Boccaccini. A valori diversi corrispondono regole diverse.
    Fatevene una ragione, non è difficile. Basta togliersi le fette di salame dagli occhi.

  8. Gianni

    Ah, guarda, a me dell’ eta’ in cui vanno in pensione i docenti universitari non me ne puo’ fregare di meno. Ma se frega a te e stai cenrcando di dimostrare una causalita’ tra merito ed eta’ della pensione in Italia (a Bolzano o a Caltanissetta?) allore le fette d salame tu le hai nel cranio.

  9. Andrea B.

    Sinceramente non penso esista una correlazione tra eta’ e potere di ricatto, a parita’ di posizione occupata. Il potere di ricatto mi pare che sia invece dipendente dalla posizione che si occupa. In genere chi occupa una posizione gerarchica superiore ha piu’ potere di ricatto (ma non sempre e’ cosi’).
    Casi come quello di Hauser si verificano tranquillamente e senza differenze sia con professori di 35 che di 70 anni.
    Inoltre tanto meno penso che ci siano correlazioni significative tra eta’ e propensione alla falsificazione dei dati.
    Detto questo, penso sia irrilevante guardare all’eta’ in cui Hauser ha commesso i fatti.
    Comunque, solo per informazione generale (e senza ovviamente polemica), Hauser ha commesso i fatti di cui si parla sopra all’eta’ di 45 e 46 anni (ora ne ha 50). Ci sono inoltre altre pubblicazioni di Hauser, oltre a quella citata sopra, piuttosto dubbie ed una di queste risale a quando aveva 35 anni.

    ps
    mi trovo poi perfettamente in linea con il commento di Gabriele Boccaccini

  10. Renzino l'Europeo

    Non stiamo elaborando una Teoria dei Nessi di Causalità fra Merito ed Età della Pensione, ma discutendo modestamente di una certa politica pubblica: guarda caso in tutta Europa esiste l’età pensionabile anche per i Professori. Sono tutti scemi? No, sono molto intelligenti, invece, e basta guardare all’Italia per capire i danni del potere di ricatto delle coorti anziane su quelle giovani, perché solo dalla continua sfida intellettuale, che è anche controllo “tra pari” di quel che viene scritto e prodotto, può derivare la crescita della conoscenza.

  11. Gianni

    No, non e’ vero. Qui in Svizzera, un paese piu’ piccolo della Lombardia ma che e’ sede della migliore universita’ tecnica d’ Europa e di due business school nel FT10, e dove lavora la maggiore densita’ al mondo di premi Nobel, non c’e’ alcun limite del genere. Non dico che sia giusto o sbagliato: dico che non e’ vero. Anche io la penso come Gabriele, chi pone il limite dell’ eta’ e’ perche’ non sa risolvere la sfida del merito e cerca solo una scorciatoia.

  12. Francesco Cerisoli

    In Svizzera no (pero’ ricordati che non fa proprio parte dell’UE), ma in Germania, UK, Francia, Olanda, Belgio (devo continuare?) si.
    Fai te. Anzi, no scusa, chiedi a D’Alema come la pensa e poi tieni la posizione.

  13. Gianni

    Non so cosa ne pensi d’Alema, ma sicuro meglio chiedere a lui che a te. Uno che confonde l’ Europa con la UE in effetti ha gia’ risolto il problema del merito, anche se a suo svantaggio.

  14. Ah Gianni, ti cogliamo in fallo! Perché in Svizzera i professori vanno in pensione a 65 anni. Punto. Le uniche eccezioni sono se lui si trova grants o finanziamenti esterni che coprano anche il suo stipendio. In quel caso puo’ rimanere.
    Per esempio due famosi professori dell’ETH hanno un ERC-advanced grant che copre anche i loro stipendi, oppure un altro, che con le sue celle fotovoltaiche ha 10000 finanziamenti dalle companies.
    Altrimenti, puoi anche essere premio Nobel, vai a casa.

  15. Francesco Cerisoli

    Io mi accontento di fare come nella UE, del sistema svizzero diffido e non solo per quello che riguarda universita’e ricerca, ma anche economia, immigrazione, cittadinanza, forma di governo sono lontani 1000 miglia da quello che e’ lo standard UE. Chiedi a D’Alema, se il modello europeo e cui puntare e’quello svizzero mi preoccupo…

  16. Renzino l'Europeo

    Se non avete capito perchè esiste una età di pensionamento, non avete chiare le dinamiche sociali in questo continente, il funzionamento delle Università e il ruolo di giovani e meno giovani.
    Sul fatto che probabilmente in Europa si dovra’ ancora alzare l’età pensionabile possiamo essere piu’ che d’accordo: ma allora discutiamo su quello.

  17. Gianni

    Riccardo, non mi sembra di essere in contraddizione. Il sistema dei grant non serve solo a prolungare l’ eta’ della pensione, gran parte dei professori dell’ ETH (e dell’ Istituto di Fisica di Berna, che e’ una colonia di napoletani mariniani, come tu sai bene) si paga lo stipendio a quel modo anche a 35 anni. E se sono abbastanza bravi (merito) per riceverli anche dopo i 65 nessuno si sogna di pensionarli.
    Lasciami poi difendere il mio paese di adozione dall’ ignoranza e dal provincialismo di Cerisoli. In Svizzera un abitante su sette non ha il passaporto svizzero (uno su tre nella regione di Zurigo), e’ il primo paese al mondo per la concessione dell’ asilo, ci vive la piu’ grande comunita’ kossovara del mondo (oltre a seicentomila italiani), lo stato finanzia parzialmente le scuole di lingua e cultura originaria degli immigrati (dagli italiani ai cingalesi) e in molti cantoni i residenti non cittadini hanno diritto di voto attivo e passivo. Questo per immigrazione e cittadinanza. Il tutto in un paese di sette milioni di abitanti in cui convivono pacificamente (e’ l’ unco paese europeo creatosi sul federalismo volontario, senza guerre di conquista) tre religioni principali e quattro lingue nazionali. Paese estremamente laico, totale separazione di stato e chiesa, nessun finanziamento a nessuna chiesa, contratti di matrimonio per coppie di ogni tipo (la maggior parte dei minori svizzeri e’ nato da una madre non sposata e vive in una famiglia non convenzionale), liberta’ di eutanasia e ricerca sulle staminali. E’ il paese al mondo che spende di piu’ pro capite per arte e cultura, e che ha il maggior numero di premi Nobel. Sul sistema scolastico e universitario ho detto: sulla economia non dico niente perche’ non ci capisci nulla. E’ inutile che tiri in ballo d’Alema, Cerisoli, la tua ignoranza e’gia’ abbastanza patetica anche senza battute di spirito.

  18. Gianni, tu dici “non c’e’ alcun limite del genere.” (riferendoti alla pensione a 65 anni). Invece il limite c’è tranne che se il prof over 65 si trova qualcuno esterno all’università per pagarsi lo stipendio.
    Poi che l’ETH ha professori quasi tutti “top” e che si trovano i grant questo è un merito dell’ETH, che ha pagato questi prof nella parte centrale della loro carriera (tra i grant fino a verso i 35 anni e quelli over 65 ci sono ben 30 anni di stipendi, e manco pochi).
    Contraddizione o meno, giusto per precisare quando uno si riferisce a sistemi vari (e quello svizzero, come sai, lo conosco non direttamente ma ho molti amici/colleghi che vi lavorano).

    Per la cronaca in Francia il limite a 65 (che corrisponde all’uscita da ogni commissione di valutazione, ma cui si possono far seguire 2 anni di emeritato + n anni di benevolato, ovvero gratis) non è specifico per l’università ma vale per i funzionari. Ora infatti stanno per aumentare il limite a 67 anni (e i contributi a 42), il che è inevitabile se si vogliono più anni di contributi e contemporaneamente si inizia ad essere assunti più tardi ….

  19. Francesco Cerisoli

    Allora Gianni (ma D’Alema t elo puo’ speigare meglio di me) tutto quello che dici della Svizzera vale per l’Olanda, con in piu’ che puoi diventare cittadino olandese semplicemente risiedendo in Olanda e facendo l’esame di cittadinanza. Che il ricongiungimento familiare e’ sempre stato concesso agli stranierei (mentre nella civilissima svizzera non si concedeva nemmeno per i FIGLI degli immigrati, e non parlo del 1945 ma degli anni ’80). Che l’Olanda non protegge l’anonimato degli evasori di mezzo mondo.
    Ma se vuoi ne parliamo con D’Alema, se il modello deve essere la Svizzera allora alleati subito con Bossi che lui lo dice da 20 anni, altro che UDC!

  20. Gianni

    La Svizzera e’ un ottimo modello, e io non ho proprio detto niente contro l’ Olanda. Sei tu che dici idiozie su cose che non conosci, tipo quello sull’ anonimato degli evasori di mezzo mondo. D’ altra parte, quando uno disprezza d’Alema perche’ il suo riferimento culturale e’ Paperino, e’ difficile aspettarsi altro.

  21. Antonio

    Che c’entrano la Svizzera e l’Olanda ora? Stavamo parlando della connessione tra il pensionamento a 65 anni e la ricattabilita’ delle giovani generazioni. Possibile che bisogna sempre finire a parlar d’altro?

  22. Francesco Cerisoli

    Hai ragione Antonio. E’ che a volte questi D’Alemiani sono cosi’ fastidiosi…

  23. Gianni

    La Svizzera e’ un esempio di sistema diverso rispetto a quello che impone il limite d’eta’ (come lo sono gli USA) mentre l’ Olanda invece non c’entra proprio niente. E’ solo uno sfogo di Cerisoli che non essendo in grado di contrastarmi dialetticamente cerca di superarmi come troll, ma anche in quello non vale nulla. Penso sia uno dei motivi per cui non riesce a rientrare in Italia.

  24. A prescindere sui dettagli sul funzionamento dei sistemi per il pensionamento (in UK, Francia, Olanda funziona più o meno in un modo, in Svizzera con una piccola variante, in USA in modo diverso) la questione di fondo è:
    come evitare che si formino cancrene dovute all’abitudine (e quindi esaltate con l’età) nei sistemi universitari? Come evitare che siano sempre gli stessi a decidere ed evitare che queste decisioni portino alla formazione di “cricche”?
    Questa tendenza (che in Italia è forse esaltata) è una tendenza generale dell’essere umano, penso che da qui non possiamo prescindere. Faremmo un’operazione falsa intellettualmente se pensassimo che da una parte ci sono “i cattivi mafiosi italiani” e dall’altra gli “arguti anglosassoni” o i “ligi tedeschi” etc …

    Onestamente la correlazione diretta tra il dibattito sul limite a 65 anni per i professori e il caso di Harvard sfugge anche a me. Ma credo che questo sia stato fatto da NfA e lo spazio limitato dei pezzi sulla rubrica dell’Unità su cui scrive Marco ha fatto il resto.
    Sicuramente il caso di Harvard (e i casi ricorrenti di “falsi”) derivano da un primo fattore, che è alla base del sistema attuale della ricerca e della carriera nei sistemi universitari: il “publish or perish”. A mio avviso si pubblica troppo e molte cose che potrebbero avere la loro dignità come “semplici dati” (e quindi certificare il fatto che il ricercatore X lavori) devono essere pubblicati in un articolo e quindi bisogna elevarli a topos scientifico, inserirli in una “storia” (qui parlo principalmente della ricerca scientifica, dove si pubblica tantissimo, un ricercatore medio come me fa 5-6 articoli l’anno, senza avere un gruppo semi-industriale alle spalle, i boss americani ne fanno anche 10 al mese!!).

    Chiaramente c’è un secondo aspetto della storia, ed è l’indipendenza culturale degli studenti di Harvard che non si fanno “assoggettare” tanto facilmente dall’aura di un professore ordinario. Forse qui si può trovare la connessione suggerita da Antonio alcuni commenti or sono.

  25. Francesco Cerisoli

    Cioe’ Gianni cita la Svizzera perche’ a lui va bene, e perche’ ha sempre ragione. Noi non possiamo citare il resto d’Europa perche’ lui ha deciso di no. Speriamo che D’Alema cambi idea cosi; magari la cambia anche Gianni.

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