Matrimoni gay, politiche pubbliche e leggi della giungla

di Irene Tinagli.

foto: Gustavo Facci

In questi giorni si è riacceso il dibattito sulla questione dell’adozione per i single e, di riflesso, il tema delle coppie gay e del matrimonio tra due persone dello stesso sesso. Opinione diffusa su tale tema è che il matrimonio è “per natura” tra un uomo e una donna. E quindi non si può andare contro una legge “naturale”. Questa credenza denota una concezione molto confusa non solo del matrimonio ma soprattutto della distinzione tra legge di natura e le leggi che si danno gli uomini, e delle politiche che essi adottano per affrontare tematiche rilevanti di una società.

Innanzi tutto ci si scorda che il matrimonio non è una legge naturale, ma un contratto creato dagli uomini. I pinguini, per fare un esempio, non si sposano, pur facendo “vita di coppia” (in alcuni casi anche omosessuale, come documentano le ricerche).

In secondo luogo, si fa confusione sul ruolo delle leggi dell’uomo e delle public policies. Le politiche pubbliche e sociali non servono a ribadire o tutelare presunti “stati di natura”, ma a gestire e tutelare i bisogni emergenti di società che si evolvono. Se così non fosse vivremmo ancora in una società in cui le donne non votano, milioni di loro muoiono per aborti clandestini etc.

Il voto alle donne, così come il divorzio e l’aborto, non erano scritti in nessuna legge naturale, ma sono stati bisogni che sono emersi come rilevanti per milioni di persone nell’evoluzione sociale e culturale del mondo e ai quali le politiche sociali hanno dato delle risposte.

Lo stesso per le unioni gay: si stima che il 5% della popolazione sia gay, ciò signfica che in Italia ci sono 3 milioni di persone, dico 3 milioni, che sono discriminate, che non hanno più voglia di esserlo; persone che anche molti eterosessuali non hanno più voglia di discriminare come in passato: trovo legittimo che si cerchi di dare un risposta.

Naturalmente la risposta dei policy maker e dei legislatori deve essere attenta, circostanziata, tenendo conto di tutti gli impatti sociali che tali politiche possono avere, ricorrendo a studi, ricerche, ma non può basarsi su pregiudizi o preconcetti.

E, per rispondere alla domanda di Severgnini che si chiede se allora può essere lecito un matrimonio tra un uomo ed un avatar, se tra un certo numero di anni ci saranno milioni e milioni di italiani che sentiranno la necessità di sposarsi con un avatar o un abitante di Marte, sarà dovere del legislatore valutare questo bisogno senza pregiudizi. Perché no? Poco più di cinquanta anni fa negli Stati Uniti non era consentito il matrimonio tra un bianco e un nero, per molti era considerato contro natura, ma il legislatore ha saputo guardare oltre i pregiudizi e renderlo possibile: siamo dispiaciuti o felici che non sia più così? Io mi auguro felici.

A questo servono le politiche pubbliche. E per farlo devono essere aperte, vigili e attente alle esigenze della società e anche avvalersi delle ricerche continue che si fanno nelle scienze sociali proprio per capire e interpretare certi fenomeni e individuare le risposte migliori.

Per esempio da decenni ci sono ricerche sull’omogenitorialità, potrebbero essere validi strumenti per valutare le risposte da dare ai bisogni nuovi che emergono come quello del matrimonio gay e delle adozioni. Questo dovrebbe essere l’approccio di uno stato maturo e consapevole che fa politiche per la gente e per la società, la società così com’è oggi, non com’era qualche secolo fa.

Se il nostro obiettivo di società organizzate fosse quello di mantenere un presunto ordine naturale delle cose, non ci sarebbe nemmeno bisogno di fare uno stato, basterebbe affidarsi alla legge della giungla.

7 Commenti

  1. Che piacere leggere questo post !
    Vorrei solo segnalare questo testo di Anne Cadoret, edito in Francia nel 1995 ed in Italia nel 2008: “Genitori come gli altri”, già che indaga proprio questa particolarità: che “La legge” come struttura sociale è diversa di quella naturale.

  2. bellissimo post! Peccato che considerazioni di questo tipo non valgono ad orientare le politiche del nostro Paese. La famiglia, e dintorni, è zona di influenza della Chiesa e del suo perenne tentativo (riuscito) di imporre una cosiddetta “morale cattolica” che ha l’unico scopo di mantenere salda al potere la gerarchia ecclesiatica e i suoi privilegi. D’altronde si sa, dal potere temporale e simbolico deriva quello secolare, materiale, economico.
    Miglior prova di ciò è l’ipocrisia di certi politici che difendono i valori cattolici e cristiani, e dietro le quinte sono pagani a più non posso.

  3. roberta

    il murales parla e dice l’unica verità.

  4. Ileanna

    Ho avuto il piacere di conoscere l’autrice di questo articolo e sono molto felice di leggere queste parole…..un discorso logico e che va oltre le solite banalità e mentalità ottuse…!

  5. Bravo, un’ottima idea e per tempo

Trackbacks / Pings

Lascia un commento

Subscribe without commenting