Lo zen e l’arte della dismissione del nucleare

di Corrado Truffi.

foto: sulamith sallmann

L’11 marzo 2011 ho iniziato un viaggio, in compagnia del mio amico Filippo. Sul momento, non ci siamo nemmeno accorti di aver cominciato qualcosa di nuovo. Poi, è stato chiaro a entrambi che questa volta saremmo riusciti a cristallizzare quella serie di idee e di elementi sparsi che, negli ultimi anni, avevamo pian piano raccolto occupandoci di energia e ambiente, soprattutto per iMille.

Infatti, questa volta l’emergenza Fukushima e il referendum italiano ci hanno fatto pensare che fosse il momento di mettere coi piedi per terra tutti i discorsi, spesso troppo vaghi, che si fanno attorno all’energia. Siamo partiti, abbiamo raccolto numeri, opinioni, fatti, cause, conseguenze, analizzato rischi e potenzialità.

E siamo arrivati in due luoghi molto diversi.

Filippo è arrivato qui:

Io non sono pro-nucleare o pro-rinnovabili. Sono pro-matematica e credo ai numeri prima che alle opinioni.

Io, invece, sono arrivato alla conclusione che i numeri da soli non servono, o forse non esistono proprio. Sono arrivato alla conclusione che se la Germania sceglie di abbandonare le centrali nucleari in un tempo ragionevolmente breve, il motivo non è né emotivo, né elettorale, ma sta nella complessità dell’esistenza. Il motivo non è un’opinione.

Perché il mio viaggio è stato, senza rendermene conto subito ma, diciamo, col senno di poi, molto simile a quello raccontato da Pirsig nel vecchio grande romanzo filosofico cui allude il titolo di questo pezzo. Non possiamo affrontare i problemi del mondo con un approccio dualistico, classico vs romantico, direbbe Pirsig, ragione vs sentimento. Matematica contro filosofia. Numeri contro opinioni.

È un approccio davvero povero e anche un po’ manicheo, che si scontra con la complessità della realtà dei fatti, e con la circostanza che anche solo definire quali siano i “fatti” è un’operazione complessa e per nulla scontata. L’approccio giusto è quello che supera quel dualismo, perché assume la complessità della relazione fra soggetto e oggetto e quella strana cosa che c’è in mezzo (quella che Pirsig chiama “Qualità”). L’approccio giusto è quello, del resto, che dovrebbe essere nel bagaglio di chiunque si occupi di scienza dopo Khun. L’oggettività è un percorso, non un dato immutabile. E l’applicazione della scienza, dei numeri, della matematica, ai fatti umani e alle scelte sul futuro non può essere mai – e per fortuna – una scienza esatta. Ammesso che scienza esatta sia un’espressione corretta. Del resto, perché non dovrei applicare a me stesso e a Filippo la mia vecchia e costante polemica contro gli economisti mainstream che tendono a presentare le loro elegantissime equazioni come verità oggettiva?

Nel concreto.  Tutti i nostri numeri, quelli proposti nel primo articolo, quelli derivati dalle migliori stime, quelli verificati assieme all’ottimo, precisissimo e analitico Domenico Coiante, restano pur sempre stime valide in varia misura secondo il contesto, controvertibili. Oppure, perfettamente esatte all’interno di una certa razionalità limitata – entro i termini di un certo esperimento – ma inutilizzabili o discutibili se si decide di collocarli dinamicamente in funzione di diverse opzioni politiche.

Ad esempio la valutazione del costo del KWh nucleare, per quanto precisa, non può tener in conto l’esternalità della gestione pluricentenaria delle scorie. A poco vale dire che certe esternalità non sono conteggiate neanche per il solare o l’eolico. L’enormità della questione è evidente, anche se non può essere supportata da numeri.

Poi, resta la questione del rischio, con quella maledetta probabilità soggettiva bayesiana (il grado di fiducia nel verificarsi di un evento) e con i ben noti cigni neri. La probabilità frequentista fornisce solide basi di ragionamento, ma in certi casi si tratta di basi che hanno poca rilevanza nel vissuto delle persone…

Ancora, Coiante dimostra, in un ben documentato articolo, che la grid parity del fotovoltaico non è affatto alle porte come molti ecologisti vanno sbandierando. E ha sicuramente ragione. Eppure, non è insensata l’obiezione che un conto è il prezzo sul mercato e un conto è il vantaggio privato conseguibile con l’autoproduzione. Inoltre, ipotizzare che il prezzo dell’energia da fonti fossili sia destinato a crescere nel prossimo futuro, non è una previsione azzardata.  Statica e dinamica, di nuovo.

E infine. I costi che usiamo per valutare e comparare le varie tecnologie non sono – non possono essere – frutto del puro gioco della domanda e dell’offerta. In primo luogo perché i prezzi non si determinano mai in un mercato perfetto che non esiste con l’incontro fra domanda ed offerta (c’è poco da fare, credo più a Sraffa e a Keynes che a Wiksell o a Walras, è un mio limite…). In secondo luogo, quel che più conta per il nostro discorso, perché quei costi sono esplicitamente determinati anche dalle scelte politiche pubbliche e in particolare dalla quota di costo ambientale incorporata nelle tecnologie tramite il pagamento dei diritti di emissione o il vantaggio assegnato alle energie CO2 free. Come ho argomentato qui, non c’è ragione per la quale le politiche pubbliche non possano modificare anche rapidamente le convenienze economiche relative delle diverse tecnologie.

E questo, mi sembra, ci porta alla razionalità complessa che giustifica la scelta tedesca, perché la rende emotivamente fondata ma razionalmente sostenibile (sempre che, naturalmente, la sostituzione avvenga attraverso le energie rinnovabili e non ritornando massicciamente al buon vecchio carbone…).

****

Il viaggio volge al termine o, almeno, sono arrivato ad una tappa importante. Non sono pro-matematica ma credo che la matematica sia indispensabile per avere opinioni fondate. Sono ancora convinto della grande utilità del nostro lavoro di demistificazione delle credenze degli ecologisti ingenui, di quelli che la fanno semplice e pensano che bastino un po’ di pannelli sui tetti per risolvere il problema energetico. Sono molto meno convinto che esistano numeri senza opinioni, che esista una matematica applicata alle scelte umane asettica, oggettiva. Nulla è davvero oggettivo in questo mondo, come ci insegna non solo il buon vecchio Pirsig, ma tutte le nostre idee, convinzioni e verità si costruiscono nella relazione che noi istituiamo con i fatti del mondo. Ed è questa consapevolezza che ci dà – assieme – la libertà e la difficoltà di agire, e la possibilità di modificare lo stato di cose esistente.

11 Commenti

  1. Davide

    Not everything that counts can be measured. Not everything that can be measured counts (Albert Einstein)

  2. Francesco Cerisoli

    Condivido, Corrado.

  3. Rudi

    Dopo la Germania ora anche la Svizzera …solo l’Italia in controtendenza? (ANSA) – ZURIGO, 8 GIU – I deputati svizzeri del Consiglio nazionale (Camera bassa del Parlamento) hanno approvato oggi i piani presentati dal governo per il progressivo abbandono del nucleare entro il 2034. Si apre cosi’ la via a un lungo processo politico che dovrebbe concludersi tra diversi mesi. La Svizzera ha cinque reattori nucleari. Secondo il piano governativo, il reattore di Beznau I dovra’ essere spento nel 2019, quelli di Beznau II e Muehleberg nel 2022, Goesgen nel 2029 e Leibstadt nel 2034.

  4. Articolo degna della più profonda stima!

  5. Corrado, confesso che questo post mi sembra frutto di un grosso misunderstanding su quanto ho scritto e da te riportato. Non ho mai scritto che i numeri sono meglio delle opinioni, ne’ che le opinioni non mi interessano. Qualsiasi scienziato degno di questo nome sa che i numeri non sono (quasi) mai assoluti, ma vanno interpretati. Se cosi’ non fosse non avremmo bisogno di universita’ e ricerca, dato che ci basterebbe misurare o calcolare i numeri che ci servono e saremmo a posto.

    La mia frase da te quotata vuol dire che io non credo alle opinioni che non sono supportate da alcuna pezza di appoggio fattuale. I famigerati tuttologi che impazzano oggi piu’ che mai. Sono in molti a pensare che oggi si possa vivere con l’energia solare e del vento. Dicevano le stesse cose 20 anni fa, quando l’efficienza delle celle solari stava al 5% invece del 24% attuale. Allora gli rispondevamo “te sogni” oggi rispondiamo “non sara’ facile ma val la pena provarci”. Se i tedeschi possono permettersi di voler staccare la spina al nucleare, e’ anche perche’ i numeri dicono che non e’ impossibile. Poi, tanto basta per provarci, come giustamente scrivi, che’ nessuna soluzione e’ tale senza la volonta’ di provarci sul serio.

  6. Francesco Cerisoli

    Rubbia su Repubblica, oggi.

    [….] il centrodestra italiano parla di nucleare (come soluzione intermedia in attesa che le fonti rinnovabili diventino piu’convenienti)
    “Non diciamo sciocchezze, una centrale nucleare approvata oggi sarebbe pronta tra 10-15 anni, alla fine del periodo di transizione. Noi abbiamo bisogno di impianti con un basso impatto ambientale e tempi di costruzione rapidi. Penso a un mix in cui l’aumento di efficienza gioca un ruolo importante, sole e vento crescono e c’è spazio per due fonti che possono produrre subito a costi bassi”.

    Quali?
    “Innanzitutto il gas, che è arrivato al 60 per cento di efficienza e produce una quantità di anidride carbonica due volte e mezza più bassa di quella del carbone: il chilowattora costa poco e le centrali si realizzano in tre anni. E poi c’è la geotermia che nel mondo già oggi dà un contributo pari a 5 centrali nucleari. L’Italia ha una potenzialità straordinaria nella zona compresa tra Toscana, Lazio e Campania, e la sfrutta in maniera molto parziale: si può fare di più a prezzi molto convenienti. Solo dal potenziale geotermico compreso in quest’area si può ottenere l’energia fornita dalle 4 centrali nucleari previste come primo step del piano nucleare. Subito e senza rischi”.

  7. Francesco Cerisoli

    MA si sa, Rubbia e’ un sostenitore del Torio, quindi parlera’sempre male della Juventus…

  8. Francesco, delle condizioni texnologiche perche’ il solare diventi conveniente nei prossimi anni ho parlato sul mio ultimo articolo sul post. Affermare che sicuramente lo diventera’, senza ombra di dubbio, non e’ esatto a meno di non possedete la classica palla di cristallo. Sul geotermico ti ho gia’ risposto tempo fa. A monte, devo dire che questo tuo gioco delle citazioni avrebbe anche scocciato. Sei un ricercatore, da te mi aspetterei molto di piu’ che una interminabile sfilza di ipse dixit.

  9. @Filippo: sono contento di quel che scrivi. In effetti, “prima” (credo ai numeri “prima” che alle opinioni) non significa che le opinioni non contano, ma vengono dopo.Vuol dire che il tuo diverso approccio alla questione (che secondo me permane, ma è magari più una sfumatura che una differenza enorme), o il mio misunderstanding, è servito per scatenare in me una riflessione più generale e – credo – utile su come trattare questa (e altre) questioni alla luce di un giusto approccio alla scienza, alla politica e alla difficoltà dei fatti umani.
    @Francesco: Filippo ed io abbiamo parlato, negli articoli precedenti, di numeri allo stato attuale dell’arte. Filippo ha anche fatto, su ilPost, un esercizio numerico sul perché l’idea tedesca di abbandonare il nucleare non è un’idea impossibile ma è certamente una bella sfida tecnica ed economica – c’è quindi un rischio di fallimento. Rubbia dice cose sensate in senso generale, perché è ovvio che oggi investire nel nucleare in Italia sia quanto meno difficile, ed è altrettanto evidente che continuare a procrastinare gli investimenti in geotermico in un posto “caldo” come l’Italia è abbastanza idiota. Però, ha ragione Filippo, non è che Rubbia abbia la palla di vetro. Magari il geotermico di terza generazione troverà difficoltà di implementazione insormontabili. E certo la bassa entalpia può servire per ridurre un po’ il consumo di gas metano per il riscaldamento e di energia elettrica per i condizionatori delle case di nuova costruzione, non certo per risolvere globalmente il problema energetico….insomma, non mi fare l’ecologista ingenuo pure tu:-))
    L’oggettività non esiste, ho detto, e le nostre idee si costruiscono “nella relazione che noi istituiamo con i fatti del mondo”. Ma non è che, dato che non esiste un’oggettività facile, non dobbiamo provare lo stesso a porre le nostre opinioni sotto lo scrutinio dei “fatti” che riusciamo a padroneggiare….

    IMHO, credo che tutto questo discutere porti a dire che:
    1) sappiamo che la strada dell’energia pulita in quantità sufficiente per tutti è una strada difficile,
    2) vorremo – lungo questa strada – impegnarci per lasciare da parte sia il nucleare che i fossili più inquinanti
    3) per riuscirci, l’errore da non fare è proprio quello di sottovalutare le difficoltà, nell’illusione che basti la pura volontà politica e convenga nascondere i problemi sotto il tappeto della demagogia. Il coraggio della scelta rischiosa delle rinnovabili e la corrispondente volontà politica sono il prerequisito; scienza, tecnica, soldi, organizzazione e pragmatismo nel percorso sono ciò che poi serve davvero.

  10. Intanto, rega’ quanto siete suscettibili!!! Mi sono limitato a riportare due risposte dell’intervista, su Repubblica, che mi sembrava avessero rilevanza per il dibattito di questo Post ovvero la “battaglia” fra matematica e opinione. Supponendo che Rubbia sia uno che parte dalla matematica, nelle due risposte “apre” all’opinione (ritiene che scommettere su un periodo di transizione uguale al tempo che si impiega a mettere in piedi le centrali nucleari sia giusto, pur non avendo palle di vetro…). Poi, scusate, ho fatto la battuta del Torio, abbiate pazienza, son tanto imbecille…
    L’ipse dixit: mah, sara’, non e’ che lo faccia con quell’intento di citare una intervista di Rubbia, che fra l’altro mi sta pure vagamente sui coglioni e non mi risponde alle email. In questo caso, ripeto, mi sembrava c’entrasse. Se non c’entra, pace.
    Il geotermico: credo che Rubbia si riferisca al geotermico classico, che puo’ essere implementato con le tecnologie attuali a Larderello, Bolsena, Campi Flegrei. Se n’e’ gia’ parlato, non e’ l’hot dry rocks, e’ quello che c’e’. Probabilmente dire che con questo investimento si sostituirebbero 4 centrali nucleari e’ una affermazione un po’ a capocchia, probabilmente ne sostituisci 2, o una. Io non sono riuscito, nelle mie ricerche su Google della domenica, a trovare stime, studi, piani. Forse Rubbia ne sa piu’ di me, ma non risponde alle mail che ci devo fare? Ma a me va pure bene, sbattiamocene del geotermico, visto che e’ complicato fare stime convincenti. Quando vedo che Germania e Svizzera abbandonano il nucleare, pero’, mi riesce difficile pensare che compenseranno tutto bruciando piu’ carbone (tesi che ho letto e sentito).
    Certo, senza Svizzera e Germania a chiedere uranio, magari il prezzo scende pure 😉

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