Un Paese Normale? Saggi sull’Italia Contemporanea

di Giuseppe A. Veltri.

Qual è la ragione di un libro come “Un Paese Normale? Saggi sull’Italia Contemporanea” (a cura di Andrea Mammone, Nicola Tranfaglia e Giuseppe A. Veltri, prefazione Tiziana Ferrario — 2011, Dalai Editore) ? Nel panorama italiano esistono numerosi saggi sull’Italia contemporanea e i suoi problemi, quale sarebbe quindi il valore aggiunto di questo volume?

Una domanda apparentemente banale come questa cela una risposta molto più complessa di quanto potrebbe inizialmente apparire. Questo accade perché è necessario spiegare quale sia lo stato delle scienze sociali italiane e della loro influenza sulla società e la politica per comprendere le ragioni dietro un’iniziativa editoriale come quella di questo libro. Partiamo da un falso mito, lo statuto della conoscenza derivata da studi sociali non è abbastanza solida per poter essere utilizzata in decisioni politiche o per essere il punto di partenza di un dibattito nella sfera pubblica. Mentre è, almeno dal punto di vista formale, accettato il contributo di conoscenza specialistica che le scienze naturali possono apportare alle decisioni politiche o alla soluzione di problemi, in Italia le scienze sociali non godono quasi mai di questo status. L’unica disciplina che ha visibilità è l’economia e gli economisti che spesso sono male interpretati o mobilitati come semplici fornitori di prestigio in supporto di una causa politica. Inoltre, sono spesso chiamati a descrivere e analizzare fenomeni sociali che non sono riducibili unicamente a un punto di vista economico. E’ innegabile, tuttavia, che esista una produzione scientifica e divulgativa in ambito economico che, faticosamente, riesce ad arrivare ai mass media nazionali. Il resto delle scienze sociali, godono di scarsa reputazione al di fuori delle aule universitarie (e spesso neanche in quelle).

La qualità della politica di un Paese riguarda anche il rapporto che ha con la comunità scientifica nazionale incluse le scienze sociali. Sono pochi ormai a negare l’importanza del fare politica “evidence-based”. Questo non vuol dire sminuire il ruolo della politica, decisioni politiche sono e saranno necessarie. Tuttavia, dialogare con i risultati di studi e ricerche favorisce il mantenere il dibattito e la dialettica politica su una base più vicina possibile alla realtà. Quest’obiettivo è del tutto simile a quello di un’iniziativa come quella del web magazine iMille.org. Lo scopo di questo libro è di iniziare un percorso di confronto tra studiosi che si occupano d’Italia provenienti da diverse discipline, rimanendo consapevoli che vi sono tanti temi non inclusi che meritano di essere studiati in modo rigoroso. Per coprirli tutti ci vorrebbe una serie di libri piuttosto che un unico testo. Come scienziati sociali non siamo immuni dagli errori descritti in precedenza, ma ne siamo consapevoli. E grazie allo sforzo combinato di altri colleghi, sarà possibile cercare nuove strade e soluzioni. Tuttavia, lo sforzo dello scienziato sociale diventa vano se il patrimonio di conoscenza acquisito (errori inclusi) non sarà utilizzato da altri attori sociali per arricchire il contesto in cui vengono prese decisioni per la collettività. Questo libro si basa su un precedente lavoro in lingua inglese pubblicato dall’editore accademico internazionale Routledge (Mammone e Veltri 2010). In modo simile, questo volume cerca di fungere da ponte tra la comunità di scienziati sociali che studia l’Italia (ovviamente rappresentata soltanto da un numero limitato di contributi) e il lettore che abbia l’interesse e la curiosità intellettuale di andare oltre le osservazioni comuni sullo stato delle cose italiane. Oltre ad offrire prospettive e angoli di lettura diversi su temi comuni, il volume include contributi su aspetti meno appariscenti ma non meno importanti della società italiana. Lo scopo ultimo di questa raccolta di saggi è quello di arricchire il dibattito sui problemi dell’Italia contemporanea.

Il numero e la complessità dei problemi e dei fenomeni sociali che caratterizzano l’Italia contemporanea richiedono un grande sforzo analitico collettivo. Le scienze sociali italiane e il contributo di studiosi stranieri forniscono una base imprescindibile per una discussione completa di tali problemi e per le decisioni mirate alla loro risoluzione. Privarsi di questo aiuto è insensato e dovuto alla paura di dover cedere posizioni ideologiche e di apparire quindi «deboli». Politiche sociali di ampia scala non possono essere basate su semplici opinioni e senza alcuna forma di validazione. Ovviamente, le scienze sociali non offrono certezze ma aiutano a evitare grossolani e disastrosi errori dovute ad un procedere alla cieca. Non regge neanche l’argomentazione dei costi di eventuali studi esplorativi, non vi è niente di più costoso di una policy sbagliata e contro producente. Come detto in precedenza, le differenze politiche esisteranno sempre, ma questo non è un alibi per rifugiarsi in una realtà descrivibile soltanto da opinioni.

 

iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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