Senato 2013: numeri e scenari

di Luca Franza.

Senato by agenziami

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Le elezioni politiche del 2013 saranno ricordate a lungo per l’incertezza regnante fino alla vigilia del termine ultimo per la presentazione delle liste. Dalla fine della Prima Repubblica non si era mai assistito a una tale mutevolezza dello scenario politico a ridosso delle elezioni, così marcata da poter sfociare in un sovvertimento dell’equilibrio bipolare inaugurato nel 1994. Una legge elettorale che non può essere qualificata meglio di quanto non abbia fatto il suo stesso propositore rende estremamente complicato costruire scenari e rischia di vanificare le scelte razionali effettuate dai giocatori in campo. In ragione delle sue dinamiche arzigogolate, infatti, la Legge Calderoli può magicamente ribaltare il risultato a sfavore di chi tenti di impostare strategie avvalendosi proprio dei suoi cavilli. Si ricorderà che – nonostante la legge fosse stata approvata a colpi di maggioranza da un Centrodestra in difficoltà al solo fine di azzoppare la vittoria del Centrosinistra – essa consegnò la vittoria a quest’ultimo sebbene al Senato lo schieramento guidato da Prodi avesse ottenuto 1,3 punti percentuali in meno rispetto alla coalizione avversaria. In queste ultime settimane l’attenzione si è nuovamente concentrata sul Senato – dove la battaglia del Pd e dei suoi alleati per conquistare una solida maggioranza sarà decisamente ardua. L’ennesima inversione di rotta di Berlusconi e il conseguente accordo tra Pdl e Lega annunciato la settimana scorsa non fanno che rendere la sfida più difficile, specie nelle regioni-chiave del Nord.

Stupisce che la maggior parte dei sondaggi pubblici riveli solo l’intenzione di voto a livello nazionale. È chiaro ormai che la partita si gioca in una sola delle due camere e in tre o quattro regioni su venti al massimo. Abbiamo provato a ovviare a questa relativa scarsità di dati inferendo la distribuzione geografica del voto dall’analisi dei risultati storici, riponderando i dati regionali delle scorse consultazioni alla media delle intenzioni di voto nazionali raccolte nelle ultime due settimane. Prima di presentare i risultati della nostra analisi – che oltre a fornire proiezioni sulle performance delle coalizioni nelle regioni calcola i seggi e ipotizza diversi scenari – occorre una rapida contestualizzazione.

Una constatazione essenziale da proporre in partenza è che la peculiarità dell’attuale congiuntura, rappresentata dal peso ipertrofico di un manipolo di regioni chiave al Senato, non è imputabile al solo sistema elettorale vigente, ma anche alla geografia elettorale italiana.

Assistiamo infatti a un’inusuale corrispondenza tra regioni ‘indecise’ (le regioni dove lo scarto tra le coalizioni è molto basso) e ‘decisive’ (le regioni importanti in termini di numero di seggi che sono loro attribuiti dal sistema elettorale). Come ha scritto D’Alimonte, tale eccezionalità si può comprendere con un’analogia che guarda oltreoceano: è infatti come se la Lombardia svolgesse simultaneamente il ruolo dell’Ohio (swing State, dove la forbice tra le due coalizioni è ridotta) e della California (enorme peso in termini di seggi assegnati).

La similitudine suggerita da D’Alimonte può essere estesa. A guardar bene, anche le altre regioni ‘indecise’ sono proprio tra le più popolose d’Italia, fatta eccezione per il Lazio. Tra le cinque regioni più grandi d’Italia, oltre alla già menzionata Lombardia, vi sono infatti il Veneto, la Sicilia e la Campania. Si tratta precisamente delle regioni dove il vantaggio della coalizione Pd-Sel è più scarno. Dunque non solo la Lombardia è un ‘Ohio-California’, ma è come se la Sicilia fosse al contempo Virginia e New York e il Veneto riassumesse in sé la portata della Carolina del Nord e del Texas.

Le evoluzioni delle ultime settimane sono state tutte sfavorevoli alla compagine di Centrosinistra. Senza l’intesa forzaleghista, il Centrosinistra avrebbe infatti conquistato il premio di maggioranza in tutte le regioni, con la sola possibile eccezione della Sicilia (che gli avrebbe comunque garantito la maggioranza assoluta in Senato con un margine accettabile). Dalla nostra elaborazione emerge infatti che una vittoria della Lega in corsa solitaria sarebbe stata altamente improbabile persino in Veneto, e ancor più in Lombardia. Anche con l’accordo tra Maroni e il Pdl, il Centrosinistra sarebbe avanti di 2,4 punti in Lombardia e 1,3 in Veneto – ma trattandosi di percentuali molto esigue e soggette ad errore statistico (Scenario Base) – non si può assolutamente escludere che il Centrosinistra manchi il lauto premio di maggioranza lombardo-veneto (41 senatori), determinante per il governo del Paese.

Anche la presentazione di una lista unitaria di Centro al Senato è in grado di sovvertire i risultati pronosticati prima di Natale. Questo potere di sovvertimento si esplica in due direzioni. In primo luogo, il Centro eroderà sensibilmente il voto del Centrosinistra, rendendo così più facile un sorpasso del Centrodestra sul Centrosinistra non solo in Veneto e Lombardia ma anche in Sicilia e potenzialmente in Campania. In Sicilia, in particolare, il Centrosinistra potrebbe essere superato sia dal Centro che dal Centrodestra. In secondo luogo, il Centro gonfierà le fila delle liste che parteciperanno alla spartizione dei seggi restanti dopo l’attribuzione del premio di maggioranza regionale, concorrendo con Pd e Sel nelle regioni dove questi ultimi non avranno ottenuto il suddetto premio. Il fatto di non posizionarsi primi in una o più regioni – in una situazione come quella del 2008 – non sarebbe in sé decisivo. Nel 2008, infatti, a parte una manciata di seggi andati all’Udc, la partita si giocava fondamentalmente tra due poli. Se non si otteneva il premio di maggioranza in una regione, si poteva comunque contare sulla totalità dei seggi avanzati. La situazione è tuttavia radicalmente mutata, rendendo ora decisivo il piazzamento in prima posizione. Attualmente, infatti, sono ben tre le liste con cui Pd e Sel dovranno spartirsi i seggi restanti dopo l’attribuzione del premio di maggioranza nelle regioni in cui lo mancheranno, ossia Sinistra, Centro e Movimento Cinque Stelle. Tale frammentazione rende questo pacchetto di seggi molto meno attraente e conferisce un peso relativo più consistente al premio di maggioranza regionale rispetto al 2008.

La tabella sottostante contiene una stima del peso relativo delle coalizioni in 18 regioni italiane (sono escluse Val d’Aosta e Trentino-Alto Adige in virtù della loro peculiarità elettorale) basata su un’analisi storica dei risultati:

Regioni (Ita = 100) Sinistra Centrosinistra Centro Centrodestra Lega Centrodestra+Lega M5S
Piemonte

111

96

98

88

152

102

105

Liguria

111

110

70

94

82

94

105

Lombardia

93

82

78

86

260

120

100

Veneto

88

78

105

69

327

118

105

Friuli-Venezia Giulia

96

91

110

89

157

103

105

Emilia-Romagna

104

129

85

73

94

79

110

Toscana

112

138

78

81

24

73

100

Marche

100

123

110

90

27

80

100

Umbria

95

131

86

88

20

78

100

Lazio

100

112

88

119

0

94

100

Abruzzo

136

99

105

124

0

98

95

Molise

193

62

96

106

0

84

95

Campania

125

91

109

139

0

110

95

Puglia

99

104

123

130

0

103

95

Basilicata

127

119

104

102

0

81

90

Calabria

92

105

125

117

0

92

90

Sicilia

98

75

151

135

0

107

100

Sardegna

96

108

98

117

0

93

95

Italia (escl.TAA e VdA)

100

100

100

100

100

100

100

A partire dalla media dei più recenti sondaggi, proponiamo la seguente proiezione per quanto riguarda le intenzioni di voto a livello nazionale:

Coalizione Partiti principali Media sondaggi
Sinistra Rivoluzione Civile, Federazione della Sinistra, Italia dei Valori, Verdi

4,0%

Centrosinistra Partito Democratico, Sinistra Ecologia Libertà, Partito Socialista Italiano, Centro Democratico

39,5%

Centro Scelta Civica (Lista Monti), Unione di Centro, Futuro e Libertà

14,5%

Centrodestra/Lega Popolo della Libertà, Lega Nord, Fratelli d’Italia, La Destra, Grande Sud

25,0%

Movimento Cinque Stelle Movimento Cinque Stelle

16,0%

Passiamo alla considerazione dello Scenario Base. L’ipotesi su cui si fonda è che i risultati ottenuti dalle coalizioni siano in linea con la media dei sondaggi pre-elettorali. Questo sarebbe dunque il voto nelle regioni contese:

Scenario Base

Sinistra

Centrosinistra

Centro

Centrodestra/Lega

M5S

Lombardia

3,7%

32,4%

11,3%

30,0%

16,0%

Veneto

3,5%

30,8%

15,2%

29,5%

16,8%

Campania

5,0%

35,9%

15,8%

27,5%

15,2%

Sicilia

3,9%

29,6%

21,9%

26,8%

16,0%

Totale Italia (escl. TAA e VdA)

4,0%

39,5%

14,5%

25,0%

16,0%

Nello Scenario Base, il Centrosinistra otterrebbe il premio di maggioranza in tutte le regioni, ma occorre prestare attenzione all’esiguità del margine tra Centrosinistra e Centrodestra in tre regioni: Veneto (+1,3), Lombardia (+2,4) e Sicilia (+3,1). Ad ogni modo, se il voto corrispondesse esattamente alle stime dello Scenario Base, la distribuzione dei seggi al Senato sarebbe la seguente:

franz1

In questa ipotesi, il Centrosinistra arriverebbe a 185 seggi (di cui 6 in Trentino-Alto Adige, 1 in Valle d’Aosta e 6 nelle circoscrizioni estere[1]), superando di ben 27 senatori la maggioranza assoluta (di 158 seggi) e potendo così governare da solo con ampio margine. Ricordiamo che la Legge Calderoli prevede che accedano al riparto dei seggi i partiti che superino l’8% e le coalizioni che superino il 20% dei voti su base regionale. Il Centro e il Movimento Cinque Stelle, che presentano liste uniche, superano lo sbarramento ovunque perché ai fini del riparto sono considerati partiti. Il Centrodestra e la Lega, che invece dovrebbero presentarsi in liste separate e dunque costituire una ‘coalizione’ anziché un ‘partito’, sarebbero esclusi dal riparto dei seggi in Emilia-Romagna, Toscana e Umbria, dove si fermerebbero al 18-19%.

Recuperi anche piuttosto modesti da parte delle coalizioni a sostegno di Monti e Berlusconi nelle settimane antecedenti al voto possono tuttavia mutare la situazione, anche radicalmente.

Nello Scenario 2 (‘Centro Forte’), si ipotizza una performance al di sopra delle aspettative da parte della lista di Centro. Secondo quanto sottolineato dagli studi sui flussi elettorali, ciò eroderebbe il voto di tutte le altre coalizioni, ma soprattutto quello del Centrosinistra (IPR Marketing 27 dicembre):

Coalizione

Scenario 2 ‘Centro Forte’

Variazione da Scenario  Base

Sinistra

4,0%

/

Centrosinistra

36,5%

-3%

Centro

19,0%

+4,5%

Centrodestra/Lega

24,0%

-1%

Movimento Cinque Stelle

15,5%

-0,5%

Proponiamo qui una visualizzazione del voto nelle sole regioni in bilico nell’ipotesi ‘Centro Forte’:

Scenario 2 ‘Centro Forte’

Sinistra

Centrosinistra

Centro

Centrodestra/Lega

M5S

Lombardia

3,7%

29,9%

14,8%

28,8%

15,5%

Veneto

3,5%

28,5%

20,0%

28,3%

16,3%

Campania

5,0%

33,2%

20,7%

26,4%

14,7%

Sicilia

3,9%

27,0%

28,3%

25,3%

15,5%

Si noti come in questo scenario Monti sorpassi Bersani in Sicilia, vincendone il premio di maggioranza. Ricordiamo che la nostra analisi sulla distribuzione regionale del voto alle coalizioni si basa su un’analisi storica, e nella fattispecie è il peso dell’Udc a sospingere la coalizione di Centro oltre il 28% in Sicilia. L’affermazione del Centro favorirebbe anche il Centrodestra al Nord (da notare il sostanziale pareggio in Veneto e lo scarto di soli 1,1 punti percentuali in Lombardia). Vediamo la ripartizione dei seggi in caso di sconfitta del Centrosinistra in Sicilia:

franz2

Perdendo la sola Sicilia, il Centrosinistra conquisterebbe comunque 174 seggi (di cui 6 in Trentino-Alto Adige, 1 in Valle d’Aosta e 5 nelle circoscrizioni estere[2]), ossia 16 in più della maggioranza assoluta.

Nello Scenario 3 (‘Centrodestra Forte’), si ipotizza una performance al di sopra delle aspettative da parte della coalizione di Centrodestra.

Coalizione

Scenario 3 ‘Centrodestra Forte’

Variazione da Scenario  Base

Sinistra

4,0%

/

Centrosinistra

36,0%

-3,5%

Centro

13,5%

-1,0%

Centrodestra/Lega

30,5%

+5,5%

Movimento Cinque Stelle

15,0%

-1,0%

Nel caso in cui la coalizione formata da Pdl e Lega rimontasse di 5,5 punti percentuali a danno principalmente del Centrosinistra, il numero delle regioni ‘in bilico’ crescerebbe a 7 fino a includere potenzialmente Piemonte, Friuli-Venezia Giulia e Molise.

Scenario 3 ‘Centrodestra Forte’

Sinistra

Centrosinistra

Centro

Centrodestra/Lega

M5S

Piemonte

4,4%

34,6%

13,2%

31,1%

15,8%

Lombardia

3,7%

29,5%

10,5%

36,6%

15,0%

Veneto

3,5%

28,1%

14,2%

36,0%

15,8%

Friuli – Venezia Giulia

3,8%

32,8%

14,9%

31,4%

15,8%

Campania

5,0%

32,8%

14,4%

33,4%

14,4%

Molise

7,7%

22,3%

13,0%

25,6%

14,3%

Sicilia

3,9%

27,0%

20,4%

32,6%

15,0%

Il Centrosinistra perderebbe Lombardia, Veneto, Campania e Sicilia[3] e il Senato assumerebbe la configurazione seguente:

franz3

Perdendo queste quattro regioni, il Centrosinistra arriverebbe a soli 141 seggi (di cui 6 in Trentino-Alto Adige, 1 in Valle d’Aosta e 4 nelle circoscrizioni estere[4]). In questo scenario, Bersani sarebbe obbligato ad aprire il dialogo con Monti per formare un governo di coalizione, che consterebbe di una maggioranza ragionevolmente solida (171 senatori).

Nello scenario seguente ipotizziamo una situazione di relativa debolezza del Centrosinistra e del Movimento Cinque Stelle a vantaggio del Centro e del Centrodestra che comporti una sconfitta del Centrosinistra solo in Veneto e Sicilia[5]

Coalizione

Scenario 4 ‘Sconfitta Ven./Sic.’

Variazione da Scenario  Base

Sinistra

4,0%

/

Centrosinistra

37,5%

-2,0%

Centro

17,0%

+2,5%

Centrodestra/Lega

27,0%

+2,0%

Movimento Cinque Stelle

13,5%

-2,5%

Scenario 4 ‘Sconfitta Veneto e Sicilia’

Sinistra

Centrosinistra

Centro

Centrodestra/Lega

M5S

Lombardia

3,7%

32,3%

13,3%

31,3%

13,5%

Veneto

3,5%

29,3%

17,9%

31,9%

14,2%

Campania

5,0%

34,1%

18,5%

29,7%

12,6%

Sicilia

3,9%

26,3%

25,7%

30,2%

13,5%

franz4

Perdendo in Veneto e Sicilia, il Centrosinistra potrebbe ancora governare ma solo grazie all’appoggio dei rappresentanti delle minoranze linguistiche e dei seggi ottenuti all’estero (6 in Trentino-Alto Adige, 1 in Valle d’Aosta e 4 nelle circoscrizioni estere[6]). In questo scenario, Bersani disporrebbe di soli 7 senatori in più rispetto alla maggioranza assoluta.

L’ultimo scenario ipotizza una situazione simile alla precedente, ma questa volta il Centrosinistra perderebbe Lombardia e Veneto vincendo invece la Sicilia.

Scenario 5 ‘Sconfitta Lomb./Ven.’

Sinistra

Centrosinistra

Centro

Centrodestra/Lega

M5S

Lombardia

3,7%

30,8%

13,3%

32,4%

13,5%

Veneto

3,5%

29,3%

17,9%

31,9%

14,2%

Campania

5,0%

34,1%

18,5%

29,7%

12,6%

Sicilia

3,9%

29,3%

25,7%

27,5%

13,5%

franz5

Perdendo in Lombardia e Veneto, il Centrosinistra arriverebbe a 159 seggi, ma solo grazie all’appoggio dei rappresentanti delle minoranze linguistiche e dei seggi ottenuti all’estero (6 in Trentino-Alto Adige, 1 in Valle d’Aosta e 4 nelle circoscrizioni estere[7]). Per non rischiare di trovarsi in una situazione di sostanziale ingovernabilità (come accadde nel secondo governo Prodi), il Centrosinistra sarebbe obbligato a collaborare con il Centro.

 

 


[1] Si presume che un seggio del Trentino–Alto Adige vada al Movimento Cinque Stelle.

[2] Si presume che un seggio del Trentino–Alto Adige e una delle circoscrizione estere vadano al Centro.

[3] Dato che al Molise sono assegnati due seggi, vincere o posizionarsi secondi in questa regione è indifferente.

[4] Si presume che un seggio del Trentino–Alto Adige vada al Movimento Cinque Stelle e due delle circoscrizione estere vadano al Centrodestra.

[5] Le quote presentate nella tabella iniziale sono state ritoccate per costruire questo scenario.

[6] Si presume che un seggio del Trentino–Alto Adige e una delle circoscrizioni estere vadano al Centro e un’altra delle circoscrizione estere vada al Centrodestra.

[7] Si presume che un seggio del Trentino–Alto Adige e una delle circoscrizioni estere vadano al Centro e un’altra delle circoscrizione estere vada al Centrodestra.

 

 

 

 

 

 

1 Commento

  1. profeta

    complimenti per l’analisi dettagliata……peccato che ti sei scordato lo scenario M5S forte……

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