Non toccate l’IMU, riducete altre tasse

di Matteo Rizzolli.

Di ميكيلا michela

Di ميكيلا michela

Gli attacchi all’IMU si sprecano. Assistiamo ad una corsa al rilancio: Monti vuole introdurre delle detrazioni, Bersani vuole esentare il pagamento sotto la soglia dei 500€, Vendola e Berlusconi vogliono abolirla sulla prima casa.  Eppure l’IMU è forse la meno peggio delle tasse che affliggono questo paese e se davvero i duellanti riusciranno a reperire risorse per abbassare le tasse, sarà più opportuno cancellare l’IRAP o abbassare il cuneo fiscale. Ecco perché.

Sgomberiamo subito il campo da un potenziale equivoco: il punto di vista che teniamo è quello per il quale tutte le tasse sono inique ed inefficienti. Sono però un “male” necessario perché servono a finanziare la produzione di beni pubblici. L’obiettivo di ogni governo quindi è quello di trovare un mix di tasse (sul reddito, sui consumi, sul patrimonio eccetera) che permetta di finanziare adeguatamente la produzione di beni pubblici minimizzando l’impatto sulla libertà e sulle scelte dei cittadini.

Le buone ragioni dell’IMU che piacciono ai liberali

Combatte l’evasione fiscale. È molto difficile evadere l’imposta sugli immobili per l’ovvio motivo che è difficile occultare o fare sparire all’estero case e terreni. Certo, i catasti non sono sempre aggiornati ed i valori in esso riportati non riflettono accuratamente il valore di mercato degli immobili. Ma questo dipende dall’incuria ed inefficienza con cui viene gestito il catasto. La recente incorporazione dell’agenzia del territorio nell’agenzia delle entrate (Legge 95/2012) potrebbe aiutare a rendere questo prezioso strumento più equo.

È federalista.  Il federalismo fiscale  consente ai singoli enti di decidere il livello di tassazione. Se ad esempio due comuni contigui applicassero un’accisa sulla benzina differente assisteremmo alle carovane di auto recarsi da un comune all’altro solo per fare benzina. Con grande spreco di carburante ed accesa competizione al ribasso. Se l’imposta sugli immobili differisce invece risulta più difficile spostare un immobile nel comune con la tassazione più bassa. Ecco perché in tutto il mondo l’imposta sugli immobili è la principale fonte di finanziamento per gli enti locali. Questo almeno in linea di principio visto che -ad onor del vero- il gettito attuale dell’IMU è solo in parte destinato agli enti locali.

Instaura un rapporto diretto tra tasse e servizi. L’ente locale fornisce molti servizi ai suoi cittadini: dalla manutenzione delle strade ai servizi scolastici alla gestione dei rifiuti. Una tassa sull’abitazione, anche e sopratutto sull’abitazione di residenza, stabilisce un nesso stretto tra il cittadino contribuente ed il cittadino fruitore dei servizi locali.

Le buone ragioni dell’IMU che piacciono alla sinistra

È una patrimoniale. L’imposta infatti si applica in maniera proporzionale al valore del patrimonio e non al valore dalle rendite eventualmente derivanti dallo stesso. Anzi, è molto probabilmente l’unica patrimoniale che è seriamente realizzabile, se si escludono i prelievi coatti dai conti correnti. I patrimoni costituiti da beni finanziari infatti, oltre a presentare un serio problema di quantificazione sono -contrariamente alle case- mobili. Non è forse popolare dirlo, ma è purtroppo verosimile che solo lo spauracchio di una tassa patrimoniale sui beni finanziari ne farebbe volatilizzare una grande quantità.

È anche progressiva, almeno grossolanamente. Le persone meno abbienti infatti difficilmente possiedono un immobile soggetto a tassazione. I detentori di un unico immobile ad uso abitativo -la prima casa- sono poi soggetti ad aliquote più leggere rispetto ai proprietari di immobili multipli e per via della detrazione costante i valori catastali più bassi vengono relativamente più “premiati”.

Le buone ragioni dell’IMU che piacciono agli economisti

È efficiente perché meno distorsiva di altre tasse. Tutte le tasse sono inefficienti  in quanto distorcono le scelte di produzione, consumo e risparmio degli individui. Ad esempio l’aumento dell’IVA su un certo prodotto porta al consumo di altri prodotti meno preferiti a parità di prezzo e l’aumento del cuneo fiscale scoraggia la domanda di lavoro da parte delle imprese e l’offerta da parte dei lavoratori. L’Imposta Municipale Unica si paga sulla base del possesso di beni immobili. La natura stessa dei beni immobili rende l’IMU meno distorsiva di altre tasse in quanto, per molte persone, la variabile fiscale incide relativamente meno sulle scelte importanti quali quella della città e della casa dove stabilire la residenza. Facciamo un esempio ipotetico: se un individuo possiede un immobile del valore di 100.000€ ed un pari ammontare in titoli di stato, l’introduzione di una tassa annuale pari all’1% del valore dell’immobile difficilmente indurrà l’individuo a cambiare città (se non addirittura nazione) mentre l’introduzione della stessa tassa patrimoniale sui titoli di stato potrebbe facilmente far cambiare le scelte di investimento allo stesso individuo.

Induce un uso produttivo delle risorse. Una tassa sugli immobili ne incoraggia l’uso produttivo perché induce i proprietari a far rendere il patrimonio almeno per ripianare la tassa. Case sfitte e terreni incolti diventano un costo in presenza di un’imposta sugli immobili. Notizie come il boom dell’offerta di affitti delle case vacanze ed anche quella dell’aumento degli italiani che offrono in affitto porzioni della propria casa dovrebbero essere accolte con più favore perché indicano un aumento della produttività del patrimonio immobiliare ed un salutare aumento dell’offerta.

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Infine, l’IMU c’è in tutto il mondo civile. Una forma di tassazione sulla proprietà immobiliare infatti esiste in tutti i 34 membri dell’ OCSE. Il grafico riporta per alcuni di questi paesi il gettito della tassazione sui beni immobili in proporzione al PIL per il 2010 (la linea rossa orizzontale rappresenta la media OCSE). Per l’Italia è riportato il dato relativo al 2010 (barra verde) e quello stimato per il 2012 (barra arancione) in base ai dati del ministero delle Finanze. Ricordiamo infatti che l’IMU è figlia dell’ICI, l’imposta comunale sugli immobili che venne soppressa sulle prima case nel 2008. Tuttavia l’ICI ha continuato ad esistere, applicata su altre proprietà immobiliari ed ha generato ancora nel 2010 un gettito pari a quasi dieci miliardi di euro. L’introduzione dell’IMU che si applica anche sulla prima casa dovrebbe più che raddoppiare il gettito fiscale di questa tassazione portandolo, nel 2012 a più di ventuno miliardi di euro (vedi grafico) portandone l’incidenza al di sopra della media OCSE. Tuttavia anche in dopo la riforma del 2012, l’IMU italiana non risulta essere tra le tasse sulle proprietà immobiliari più gravose in assoluto.

Nessuno vuole negare che la reintroduzione dell’IMU nel 2012, operata in un contesto di emergenza dei conti pubblici, abbia costituito un salasso per i conti di molte famiglie ed abbia contribuito alla contrazione dei consumi e del prodotto interno lordo del paese.

Ora che però la tassa è in piedi, speriamo di aver convinto qualche elettore che ci sono ottime ragioni per mantenerla anche per il futuro e per chiedere alla politica che si candida a governare il paese di concentrare tutti gli sforzi per la riduzione di altre tasse più inique ed inefficienti. A cominciare da quelle che scoraggiano il lavoro e l’operosità degli italiani.

 

 

8 Commenti

  1. Michele Vullo

    Una cosa non mi è chiara dell’articolo: quando dici che <> non trovo il servizio che l’ente locale “restituisce” alla collettività tramite l’Imu. O meglio…non c’è chiarezza di relazione tra la tassa (l’Imu) e il/i servizio/i che il cittadino fruisce. E forse è proprio questo il problema di tanto odio verso questa tipologia di tributo: così com’è l’imu appare ai più come un salasso sul bene che gli italiani percepiscono come più “intimo”. Siamo tra i popoli con il più alto tasso di proprietà immobiliare e questo la dice lunga…Il primo pensiero di una famiglia che nasce va proprio alla casa.

  2. Matteo R.

    In effetti è un passaggio che avrei voluto spiegare più in dettaglio ma ho pensato di tenerlo corto per non allungare troppo il pezzo nella sua interezza.

    Nei paesi dove questo tipo di tassa è elevata (USA ad esempio) le municipalità si finanziano quasi interamente con questa tassa. I servizi che di solito offre il comune sono la pulizia delle strade, la scuola, qualche infrastruttura locale, servizi alla comunità etc. Esattamente quell’insieme di beni che sono più legati alal presenza fisica del cittadino nel luogo dove risiede. Vivo in un determinato posto e li uso la scuola, la strada, i servizi del quartiere etc. Il nesso sta proprio nel fatto che chi mi fornisce questi servizi se li paga con una tassa che è intimamente legata al fatto che io vivo proprio li. Se io me ne vado xche sono insoddisfatto della scuola ci sono meno soldi per migliorare la scuola. Se il sindaco vuole migliorare i servizi che offre, ne avrà un ritorno economico perchè avrà più cittadini che pagheranno le tasse.

    Se questo ragionamento fila ci porta ditti ad un’altra provocazione che ho evitato di mettere nel pezzo per non aggiungere troppa carne al fuoco ma della quale sono abbastanza convinto: l’IMU sulla prima casa dovrebbe essere più alta di quella sulla seconda casa. Se infatti l’IMU è una tassa che serve a finanziare i beni pubblici locali è giusto che paghi di più chi ne usufruisce con maggiore intensità di questi beni di colui che ne fa un uso sporadico.

    Ovviamente questa considerazione produce un effetto contrario alle altre che suggerirebbero una progressività nella tassazione e diciamo che i due effetti un po’ si cancellano. Quindi forse un IMU lineare sarebbe la soluzione più equa.

  3. Salvo

    nessuno si accorge che l’italia ha una risorsa importante . non intacca le persone che non arrivano a fine mese . troppo spreco pubblico . stipendi pubblici esagerati . cisono tantissime cose da ristrutturare. diverse volte confrontiamo tasse con altri nazioni , ma non confrontiamo le cose piu importante .

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