Crisi di governo e fiducia degli italiani: Berlusconi vs Monti

di Maurizio Bovi.

Una crisi di Governo è un evento che inevitabilmente incide sul clima di fiducia che le famiglie ripongono sugli andamenti economici. Questo vale sia che si tratti dell’economia nel suo complesso, che del portafoglio del singolo cittadino. La circostanza che nel corso di poco più di un anno abbiamo avuto due crisi di Governo spinge a curiosare tra i dati per vedere se emerge qualche indicazione degna di attenzione. Ci si riferisce, in particolare, al mutamento della fiducia delle famiglie italiane alla notizia che il Presidente del Consiglio avrebbe rassegnato le dimissioni. I due casi-studio sono la crisi del Governo Berlusconi, annunciata la sera dell’8 novembre 2011, e quella del Governo Monti, annunciata l’8 dicembre 2012.

Di Kevin N. Murphy

Di Kevin N. Murphy

La data della caduta formale di un Governo è certa. Può invece essere difficile stabilire il giorno esatto a partire dal quale cominciano a diffondersi gli effetti della crisi sulla fiducia dei cittadini. Dapprima circolano “voci di corridoio” note solo ai “ben informati”; poi, se c’è del vero, le notizie iniziano a galoppare inarrestabili. Ciò detto, le ultime due crisi politiche sono avvenute in modo relativamente repentino e curiosamente simile, tanto da poter essere definite uno shock comparabile. Si può infatti ritenere che a inizio ottobre 2011 la prospettiva della fine dell’esecutivo Berlusconi non fosse molto diffusa tra la gente. Anzi, i messaggi che venivano lanciati erano rassicuranti. Invece, lo strappo sul voto a Montecitorio dell’8 novembre sul rendiconto finanziario – passato con soli 308 voti favorevoli – face capire che la crisi era ormai un fatto acclarato. Sulla crisi del Governo Monti la memoria è più fresca ed è facile ricordare che era appena lo scorso 6 dicembre quando il Pdl decise di astenersi alla Camera durante il voto di fiducia sul decreto crescita. Anche qui si tratta di una notizia quasi improvvisa e in breve divenuta di dominio pubblico. Monti avrebbe annunciato le sue dimissioni due giorni dopo.

Rispetto al quadro ora delineato, come anticipato, si desidera fornire qualche indicazione di massima tratta da alcuni elementi che risultano dalle indagini sul clima di fiducia delle famiglie italiane. Senza entrare nei dettagli delle survey (reperibili sul sito dell’Istat), ogni mese vengono intervistate circa duemila persone accuratamente selezionate in modo da poter catturare il grado di fiducia che il consumatore medio italiano ripone nella situazione economica. Anche le domande – che riguardano vari aspetti economici (possibilità di risparmiare, di acquistare, ecc.) – sono fatte in modo tale da cogliere, con criterio scientifico, informazioni sul sentimento relativo sia alla situazione economica generale che a quella personale; sia a quella corrente che a quella attesa per il prossimo anno. Tutti gli indicatori del clima di fiducia qui riportati sono espressi come numeri indici in base 2005=100 e valori più elevati indicano che il cittadino pensa che la situazione sia migliorata (o migliorerà). Il clima complessivo è una media dei quattro indicatori prima menzionati. Le interviste vengono fatte nei primi dieci giorni lavorativi di ogni mese. Da quanto detto in precedenza, pertanto, le risposte date a novembre 2011 e quelle date a dicembre 2012 dovrebbero essere state le prime a includere una sufficientemente diffusa conoscenza del fatto che l’esecutivo era praticamente dimissionario. In particolare, per un caso davvero bizzarro, sia il dato di novembre 2011 che quello di dicembre 2012 contengono cinque giorni di interviste senza e cinque con la consapevolezza della crisi (i dati per i singoli giorni non sono disponibili). Una bizzarria utile al presente scopo, poiché rende più omogeneo il confronto tra i due shock. La seguente tabella riporta i dati.

CLIMA

PERSONALE

GENERALE

CORRENTE

FUTURO

Gen-2011

101,6

106

90,9

110,4

91

Feb-2011

101,2

106

90,3

107,5

93,5

Mar-2011

100,7

105,5

87

106,4

92,9

Apr-2011

100,3

104,6

86,5

107

90,6

Mag-2011

102,7

107

92,8

110,6

92,9

Giu-2011

102,6

105,7

94,3

108,7

93,6

Lug-2011

100,1

104,3

88,7

109,8

87,3

Ago-2011

96,5

101,9

82,1

104,3

86,3

Set-2011

94,2

100,6

78,4

101,2

85,6

Ott-2011

92,9

98,6

75,7

101

81,7

Nov-2011

96,3

101,6

83

102,2

88,7

Dic-2011

91,6

97,3

76,9

98,4

82,4

Gen-2012

91,5

97,9

75,3

102,3

78,2

Feb-2012

93,8

97,5

85,6

100,3

85,9

Mar-2012

96,3

100,1

85,3

102,6

87,9

Apr-2012

88,7

94,3

72

96,7

77,6

Mag-2012

86,7

95,2

64,9

96,4

74,2

Giu-2012

85,5

94,8

60,7

95,5

71,1

Lug-2012

86,5

92,9

68,7

92,6

78,2

Ago-2012

86

92

69,4

94

75,4

Set-2012

86,2

92,3

71

94

76,3

Ott-2012

86,2

91

71,8

91,9

78,3

Nov-2012

84,8

90,9

69,7

92,3

75,3

Dic-2012

85,7

90,7

72,9

91,4

78

Gen-2013

84,6

89,3

72,7

90,9

77,1

 

Pur ribadendo le difficoltà di isolare l’evento “crisi di Governo” da tutti gli altri accadimenti che potenzialmente potrebbero incidere sulla fiducia, si ritiene che la peculiare tempistica delle due crisi e i dati raccolti nella tabella proposta possano quanto meno costituire uno spunto di riflessione. Le righe evidenziate sono quelle che dovrebbero contenere l’impatto delle crisi sulla fiducia dei cittadini italiani.

Confrontando i numeri di ottobre 2011 con quelli del mese successivo si osserva che il clima di fiducia complessivo (prima colonna) è aumentato da 92,9 a 96,3. Ovvero i numeri suggeriscono che, comparando la situazione delle settimane appena prima e appena dopo le dimissioni di Berlusconi, la fiducia degli italiani nei confronti della situazione economica era aumentata. In particolare, il minor contributo è legato alla componente “corrente”. Un risultato atteso e che sostiene l’affidabilità dei dati, poiché si tratta delle percezioni sull’andamento della situazione economica nei mesi precedenti l’intervista: difficilmente un singolo mese può far migliorare una situazione media relativa a molti mesi. È per un ragionamento simile che non sorprende che il maggior contributo della migliorata fiducia sia attribuibile alla componente “futuro” del clima complessivo. Essa risulta cresciuta, in un mese, di ben 7 punti: è ovvio che il futuro è più facilmente modificabile del passato. Anche le altre due componenti confermano una certa logica dietro le risposte, aumentando l’affidabilità delle implicazioni qui suggerite. Secondo una più che plausibile chiave interpretativa, infatti, una crisi di Governo dovrebbe essere percepita come un evento che riguarda più la sfera pubblica che quella privata. I numeri dicono che è proprio così, poiché l’aumento dell’indice “generale” è superiore a quello dell’indice “personale”. Estendendo l’osservazione oltre il bimestre con dentro la crisi, i dati per i mesi precedenti sembrano suggerire che l’effetto della caduta del Governo Berlusconi sulla fiducia ha modificato una tendenza annuale. Ciò sostiene la chiave interpretativa, qui proposta, che la crisi ha provocato uno shock positivo di fiducia non risibile seppur temporaneo. I dati per i mesi successivi sembrano infatti evidenziare che già nelle interviste di dicembre 2011 l’effetto della caduta del Governo Berlusconi era svanito. Ciò si può anche interpretare dicendo che, se la nascita del Governo Monti (annunciata dopo la fine delle interviste di novembre) ha avuto un effetto “luna di miele”, esso si è dissolto in pochi giorni.

Venendo alla seconda crisi, gli indici informano che lo “shock-Monti” non ha provocato un sensibile miglioramento del clima di fiducia degli italiani; ma non ha neppure inciso in senso negativo. Il clima complessivo è passato da 84,8 a 85,7: meno di un punto. Anche nel dettaglio, tutte le componenti del clima complessivo sono praticamente rimaste al palo, con l’incremento più grande (si fa per dire) che – come da logica qui enfatizzata – caratterizza le attese per il futuro prossimo venturo.

Nel confronto tra le due crisi, dunque, la lettura dei dati sembra suggerire che noi italiani abbiamo vissuto in modo difforme i due eventi. La caduta del Governo Berlusconi ha impattato favorevolmente sulla nostra fiducia, specie quella sulle nostre prospettive economiche future. La crisi del Governo Monti, invece, ha lasciato gli italiani più indifferenti e meno speranzosi di una svolta.

 

 

 

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