Tutti i trucchi di una comunicazione vincente

di Alessia Giudici.

Di centrifuga ☁

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Ci ho provato con tutti i mezzi. Li ho cercati nella comunità virtuale, ma anche al lavoro, per strada, nei bar. Volevo trovarne almeno tre che mi spiegassero il perché del loro voto. Niente. Io però voglio capire, voglio imparare.

Va bene Grillo, tutto sommato ce lo aspettavamo. Ma Berlusconi, no. Lui ti sorprende.

Trovo sbagliato demonizzare a priori l’avversario, credendosi talmente al di sopra da non poterci spartire nemmeno il posto sul tram. Soprattutto abbiamo il dovere di approfondire le tecniche di comunicazione di una destra che ha saputo, nel giro di un paio di mesi, rimettersi in pista. È nostro dovere imparare, perché, come diceva Einstein, nel mezzo delle difficoltà nascono le opportunità (diceva anche “follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”).

Quindi, mancando il confronto con l’elettore tipo in carne ed ossa, voglio provare a darmi delle spiegazioni da sola. Lo faccio, beninteso, con l’umiltà che viene dall’osservare senza necessariamente giudicare e con l’intento, e Dio solo sa quanto bisogno ce n’è, di migliorare le performance comunicative del centro sinistra. Ce lo ha dimostrato Renzi nella sua campagna all’”americana”. Messaggio non ricevuto. Infatti, proprio ieri (26 febbraio), Bersani, nella prima conferenza stampa post-elettorale, ha detto “dobbiamo farci capire” e “palingenetico” nello stesso intervento. Comunicare non è certo una scienza esatta e, pur conoscendo bene i canali e le nozioni di base, nessuno può prevedere davvero l’effetto sul fruitore finale. Tuttavia, forti del senno di poi e dei “io l’avevo detto” postumi, alcune cosettine il PD le deve necessariamente migliorare.

1.      Scendi dal piedistallo

Il Pdl parla di tasse, di imu, di irap, di equitalia. Proposte facili da ricordare, semplici, concrete e che nella testa di tutti si trasformano in euro. Il popolo, il suo, applaude: perché le piccole aziende si sentono vessate, il pensionato medio (che comunque ha degli immobili di proprietà) si è visto svuotare il portafoglio dall’imu, l’imprenditore non sopporta di sentirsi tallonato dalla finanza. La pensano così anche quelli che votano a sinistra. Forse non tutti, ma molti sì, e, oltre al senso di colpa personale, si devono sorbire anche l’astrattismo delle proposte PD, unite a una buona dose di superiorità dialettica, ribadita a colpi di “populista”, “generica”, “demagogica”. Intanto, quei trecento euro che ha pagato a dicembre, in tasca fanno comodo.

2.      Raccontami una storia

Gli esperti lo definiscono “storytelling”, in realtà è una tecnica narrativa che alza il livello d’attenzione dell’ascoltatore e lo rende maggiormente coinvolto in ciò che ascolta o guarda. Più coinvolgi il pubblico, facendo leva sulle emozioni profonde, più questo sarà disposto a credere in ciò che dici. Berlusconi padre, nonno, imprenditore, operaio, cantante, amante, ora compagno affettuoso di Francesca. Giovane, anziano. Perseguitato dalla giustizia, bersagliato con i duomini di Milano, vessato dalle tasse. Ognuno di questi ruoli viene interpretato e raccontato con dovizia di particolari, con  emozioni, con immagini, con gesti che rimangono impressi. E capita che in un momento anche tu ti ritrovi in uno di questi ruoli, e provi empatia: quello è il momento in cui ti fidi. Ascolti, ci credi. Voti.

3.      Tieni il tempo

Per chi lavora dietro le quinte, pianificare è essenziale. In una campagna elettorale, saper dosare bene le forze, per arrivare carichi all’obiettivo, è cruciale. A volte, però, bisogna essere talmente bravi da cogliere l’attimo, saper trovare soluzioni creative per reagire agli stimoli del contesto. Specialmente quando l’elettore decide all’ultimo secondo. Nel caso di questa campagna il tempo lo ha dettato il PD, con le sue primarie. Hanno colonizzato le televisioni, cannoneggiandosi a vicenda, Renzi e Bersani. Le correnti del PD si infrangevano l’una sull’altra come flutti sugli scogli, e l’elettore del partito democratico si galvanizzava, sentendosi parte di un sistema democratico in evoluzione. Le risorse personali e politiche del partito sono state spese come se non ci fosse un domani. Mentre dentro il partito è tutto un fermento, fuori pochi hanno compreso. La scelta di non aprire le primarie a tutti, poi, preferendo un confronto dopato e legato allo zoccolo durissimo (ricordiamo che hanno potuto votare all’ultima tornata solo coloro che avevano votato alla prima, che, a loro volta, dovevano essere iscritti al PD e aver passato una darwiniana procedura di iscrizione), ha confermato questo sentore. Per paura di prendere voti dal Pdl?  Se non fosse vero sarebbe quasi comico. Detto col senno di poi, è catastrofico. Peccato che siano sfuggiti due fattori: uno, il mondo è fuori, ed è un casino. Due, Berlusconi è fuori, e guarda. L’elettore indeciso ma entusiasta, e attratto dal centro sinistra, si sente escluso dai processi decisionali. Berlusconi aspetta. Ha l’occasione, più unica che rara, di studiare approfonditamente tutte le sfaccettature degli sfidanti, senza esserne disturbato. Anche il Pdl, scosso da questa onda di partecipazione, vuole le primarie. Berlusconi temporeggia, consapevole che nel suo partito, proprio per la struttura a piramide che ha voluto dargli, tale operazione è impossibile. Infatti, i pochi che tengono duro, leggi Meloni e Crosetto, vengono ridicolizzati ed emarginati. Quando vince Bersani, per Berlusconi scatta la fase due:  se non c’è il bravo Renzi, dato che Bersani è politicamente più vecchio di me, sento la responsabilità di  ri-scendere in campo, così la sfida è ad armi pari.
Da qui è un moltiplicarsi di comparsate televisive, telefonate in trasmissione, proclami shock di condoni tombali e restituzioni imu, proposte sul filo del silenzio elettorale. Fino ad arrivare al comizio finale, che viene snobbato, per un’ultima apparizione in televisione.

4.      Il video mi ingrassa?

Nel 2011 un sondaggio dell’Ipsos, relativo a luglio 2011, sosteneva che il 70% degli elettori del centrodestra o non si connette alla rete o non è minimamente interessato ai contenuti politici (16%). Sono passati due anni, certo, ma anche Antonio Palmieri, responsabile della comunicazione digitale del Pdl, dichiara che gli strumenti su si è basata la campagna del Pdl sono la tv, il contatto diretto sul territorio e internet (in quest’ordine). La televisione, il mezzo freddo di McLuhan, che esalta l’immagine ma incenerisce il resto della comunicazione, dove le parole passano in secondo piano e dove il gesto, tanto più è plateale e spettacolare, tanto più è efficace. Incrocia i polsi nell’incontrare Ingroia, pulisce la sedia dove sedeva Travaglio, prende a mazzate di carta il conduttore di Omnibus: tutti gli altri contendenti, che si prestano alla sfida sul “suo” medium, sembrano irrimediabilmente dei sedani pallidi e tristi. Dopotutto, lo diceva anche Charles de Gaulle: “Io ho due armi politiche, la tv e la tv. La tv, perché la so usare; e la tv, perché i miei avversari non la sanno usare”. È il trionfo dell’intrattenitore e dello spettacolo, è la politica ridotta a sketch. Banale? Ripetitivo? Sempre uguale a se stesso? Forse, ma si capisce. E soprattutto lo capiscono i suoi elettori che, dal recinto degli indecisi, ritornano nel salotto di casa Berlusconi. Ultimo, ma fondamentale, avvertimento per gli avversari: mai sfidare Berlusconi sul suo campo. La performance di “smacchiamo il giaguaro” è controproducente: se non hai una proposta da affiancare, concreta, rischi di diventare ridicolo.

5.      La lieta novella

Il potere della carta stampata, nell’era di internet, va scemando. Però esiste una nicchia che non conosce crisi e che, per chi sa destreggiarsi con abilità tra i pericoli intrinseci del genere, è una vera miniera di voti: il gossip. Una ricerca del  Dipartimento Istituzioni e Società dell’Università di Perugia, tra il 10 dicembre 2012 e il 13 gennaio 2013, dimostra che l’ex premier è stato il personaggio politico più presente su quattro tra le maggiori riviste italiane di costume e attualità: Chi, Gente, Novella 2000 e Oggi. Non è per tutti, chiaramente. La luce nella quale si appare potrebbe non essere completamente edificante, tuttavia Berlusconi sa come trarre il massimo vantaggio anche da situazioni (apparentemente) non favorevoli, coinvolgendo in questa colorata coreografia anche altre persone che con lui condividono un legame: la figlia, Barbara Berlusconi, Veronica Lario, Francesca Pascale (la nuova fidanzata), Nicole Minetti, Ruby. Persino il suo malessere al fotofinish della campagna elettorale viene spiegato con la presunta crisi tra Silvia Toffanin e  Piersilvio. Mezzucci, diranno i più puristi, può anche darsi. Ma difficilmente le donne, il martedì mattina, parleranno dal parrucchiere di politiche economico-fiscali coordinate.

Inoltre, per dovere di approfondimento, sottolineo che l’unico personaggio del centro-sinistra che rientra, seppur con meno apparizioni, nell’elenco dell’università è Matteo Renzi.

6.      Twitter? Va bene per le élite

La strategia dei social media portata avanti dal Pdl ha un obiettivo chiaro: recuperare i delusi che si sono rifugiati nell’astensionismo. Il punto focale è forzasilvio.it. Tramite una registrazione si accede a un pannello operativo personale dove girano informazioni e documenti, consentendo a chiunque di fare campagna in prima persona, utilizzando il passaparola e facendo leva su cerchie ristrette. C’è tanto del Cavaliere e poco di partito, e la scelta è vincente per l’elettorato. Esiste anche la pagina del Presidente (lo chiamano così i suoi followers), aperta a tutti i tipi di commenti e non moderata. Lasciano tranquillamente che i fan di Silvio si scatenino sui kamikaze che lo insultano. L’effetto finale è una grande famiglia che difende il capostipite. Geniale. Twitter non è il mezzo preferito: è uno strumento molto usato dai giornalisti, va di moda, certo, ma “la gente sta su facebook” (testuale del responsabile della campagna elettorale web). La verità è (e questo non lo dicono) che su twitter viene meno il potere dell’immagine, mentre su facebook possono dare fondo a tutte le loro risorse, appositamente tarate sul target.

Guardare per credere:

propagandaPDL

Chicca finale: se non sai comunicare alla maniera 2.0 i concetti in modo chiaro, e sei del Pdl, puoi accedere anche a un sito apposito, quello della Political digital academy, da un’idea di Angelino Alfano. Il sito promette di darti gli strumenti per gestire i social network, ma anche girare video che bucano lo schermo e arginare le cyber-polemiche. Per utilizzare la piattaforma, però, ti devi registrare e sottoscrivere la carta di intenti Pdl, in cui dichiari di condividerne gli ideali.

Mi spiace, ma io, pur amando la scienza e l’approfondimento, non me la sono sentita. Magari, trovando qualche elettore del Pdl che mi aiuti…

 

 

5 Commenti

  1. Mattia

    In un episodio della serie televisiva “The Killing” c’e` una scena in cui un “giovane” candidato sindaco e un senatore discutono di come affrontare un momento particolarmente difficile della campagna elettorale. Di fronte alla determinazione del candidato sindaco a non voler mettere in discussione i suoi principi anche a scapito di compromettere le sue possibilita` di vittoria, il senatore risponde che per aver successo in politica bisogna capire che “First you win, then you do good”.
    A me pare che il PD questo concetto basilare continua a non capirlo.

    Concordo sul fatto che sia stato un errore non rendere le primarie aperte a tutti, ma attenzione a non sopravvalutare Renzi. Una vittoria di Renzi avrebbe forse creato dei problemi nel PDL ma onestamente non credo che il PD avrebbe preso piu` voti con lui come candidato premier. Renzi avra` pure fatto una campagna all’americana ma non e` un candidato all’americana. Non e` il candidato giusto per vincere le elezioni. Speriamo che il PD lo capisca e che gente come Civati e la Serracchiani si mettano in gioco davvero.

  2. Roberto M

    Quella che Berlusconi non si sarebbe presentato se avesse vinto Renzi è un bella storiella, a cui non crede nessuno. Quella dichiarazione l’ha fatta solo per attirare l’attenzione su di sé e distoglierla dalle primarie. Il vecchio si stava preparando alla campagna elettorale dal 2011.
    Infatti non ha detto che se vinceva Renzi non si sarebbe candidato, ha detto che aspettava di vedere chi vinceva. Ovviamente si sarebbe candidato in ogni caso, utilizzando la motivazione opposta.

  3. Roberto M

    Ah, dimenticavo: se non ho capito male la prossima volta il PD deve candidare Berlusconi: vittoria assicurata!

  4. Mi pare che la sintesi dell’operazione comunicativa di Berlusconi sia di rappresentare il più possibile tic, stereotipie, e debolezze del proprio elettorato. Credo che la differenza con la sinistra, che conserva ancora un minimo retaggio del passato, nel quale la politica era soprattutto formazione delle masse, stia in gran parte qui. Berlusconi non perde perché come Zelig è lo specchio del Paese. Se il Paese cambia, anche lui si trasforma per adattarsi ad un nuovo contesto. Il messaggio subliminale è la totale indentificazione tra leader e gente (non popolo!) dalla quale scaturisce il perdono e la conseguente remissione di tutti i peccati. In realtà dietro c’è un sentimento di profonda avversione nei confronti delle persone. Un atteggiamento ipocrita che mi ricorda quello dei presunti amici che ti spingono ad una vita leggera e deresponsabilizzata e che poi nel momento dei problemi si eclissano e non li vedi più. È difficile dire la verità ma la politica non può alienarsi questo impegno morale; e non si corre il rischio di perdere se lo si fa con coerenza e senso di giustizia. Questo è mancato a sinistra negli ultimi anni: la schiena dritta che permettesse di non scendere a compromessi con la degenerazione del dibattito. Vincere per vincere, senza il sostegno di una idealità profonda, senza un progetto alternativo di cambiamento, sarebbe del tutto inutile. Sarebbe arrendersi all’ideologia dominante del partito del fare…

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