Della pareidolia, quella politica

di Emidio Picariello e Denni Romoli.

By Viking 1, NASA [Public domain], via Wikimedia Commons

By Viking 1, NASA [Public domain], via Wikimedia Commons

La pareidolia è, secondo Wikipedia:

La pareidolia (dal greco είδωλον, immagine, col prefisso παρά, simile) è l’illusione subcosciente che tende a ricondurre a forme note oggetti o profili (naturali o artificiali) dalla forma casuale.
È la tendenza istintiva e automatica a trovare forme familiari in immagini disordinate; l’associazione si manifesta in special modo verso le figure e i volti umani. Classici esempi sono la visione di animali o volti umani nelle nuvole, la visione di un volto umano nella luna oppure l’associazione di immagini alle costellazioni. Sempre alla pareidolia si può ricondurre la facilità con la quale riconosciamo volti che esprimono emozioni in segni estremamente stilizzati quali le emoticon.

E c’entra con la politica, ma vado con ordine. La pareidolia è necessaria alla sopravvivenza della specie, poiché consente di associare pochi segni a una esperienza conosciuta, dandoci in tal modo informazioni rapide in chiave adattiva e limitando il dispendio di energia cognitiva, disfunzionale ad esempio in alcune situazioni. Soprattutto, quindi, all’esperienza del pericolo. La pareidolia è la semplice spiegazione scientifica alla faccia del santo – o di Elvis – che appare sul toast bruciacchiato; si applica, quindi, al campo della percezione, uno dei primi passi nel processo umano di conoscenza e comprensione del reale. Per esempio, Massimo Polidoro parla di pareidolia acustica, vale a dire del fenomeno che sta alla base della convinzione che, in un certo tipo di musica, ci siano dei messaggi subliminali udibili quando essa viene riprodotta al contrario. Il fenomeno può essere indotto con il cosiddetto backmasking, ma nella maggior parte dei casi le canzoni ascoltate al contrario sono un mucchio di suoni che il nostro cervello, qualche volta, riesce ad associare a qualcosa che conosce, forzando la realtà. Tra l’altro, i messaggi definiti subliminali si sono ripetutamente dimostrati inefficaci, poiché percettivamente troppo rapidi per essere processati dal nostro cervello.

Una prova abbastanza chiara di questo fenomeno è la canzone Funkytown dei Lipps Inc., che ascoltata al contrario contiene, in “italiano”, una frase di senso compiuto con una parola – offensiva, peraltro – addirittura in dialetto milanese. Difficile immaginare un gruppo di Minneapolis che inserisce una frase in italiano in backmasking.

Ma eccoci a quella che chiameremo “pareidolia sociale”, o “pareidolia politica”, o che più semplicemente potremmo chiamare: guardare l’oggi con gli occhi di vent’anni fa. Qualche giorno fa girava in internet questo testo attribuito a Hitler, del 1932:

“Chi è il responsabile? Loro! I partiti! Per 13 anni hanno dimostrato cosa sono stati capaci di fare. Abbiamo una nazione economicamente distrutta, gli agricoltori rovinati, la classe media in ginocchio, le finanze agli sgoccioli, milioni di disoccupati… sono loro i responsabili! Io vengo confuso… oggi sono socialista, domani comunista, poi sindacalista, loro ci confondono, pensano che siamo come loro. Noi non siamo come loro! Loro sono morti, e vogliamo vederli tutti nella tomba! Io vedo questa sufficienza borghese nel giudicare il nostro movimento… mi hanno proposto un’alleanza. Così ragionano! Ancora non hanno capito di avere a che fare con un movimento completamente differente da un partito politico… noi resisteremo a qualsiasi pressione che ci venga fatta. È un movimento che non può essere fermato… non capiscono che questo movimento è tenuto insieme da una forza inarrestabile che non può essere distrutta… noi non siamo un partito, rappresentiamo l’intero popolo, un popolo nuovo…”.

Impossibile non notare la somiglianza con quello che dice Grillo oggi. Ma attenzione al fenomeno della pareidolia. Il nostro cervello cerca in Grillo quello che ha visto nei secoli precedenti, associa, accoppia, interpreta. Non c’è nulla che abbia a che fare con la deriva dittatoriale di Hitler, in questo testo. C’è del populismo, e il populismo è terreno fertile per le dittature. E c’è del populismo destruente anche in Grillo. Tutto qua. Questo non fa di Grillo un nuovo Hitler. E, in effetti, abbiamo pescato l’esempio perfetto: la reductio ad Hitlerum è una forma di pareidolia.

Stessa cosa capitata a Berlusconi. Anche il Washington Post si era avventurato nella similitudine, ma forse oggi possiamo serenamente dire che Berlusconi non era un dittatore e non ha mai rischiato di diventarlo. Poi c’è Cairo, “il nuovo Berlusconi”; e ancora, Grillo è uguale a Chavez – o a Mussolini.

Ancora un esempio: Renzi è come Berlusconi perché comunica come Berslusconi, perché è andato ad Amici. Sostenere che un Sindaco 40enne di una grande città sia come un tycoon ottantenne solo sulla base della partecipazione a un programma leggero è quanto meno avventato: non ci sono similitudini programmatiche, di storia personale, di storia politica. Ma il colpo d’occhio basta per l’etichetta.

Il problema è che non è questo il modo per vegliare e proteggere la democrazia. Ci difendiamo da un pericolo immaginato e non contrastiamo l’avversario con le armi atte a colpirlo – oggi come ieri: buona politica, ricambio generazionale, integrità e onestà. Ma non è questo l’argomento di questo post.

Quando – e se, probabilmente mai – arriverà una vera “emergenza democratica”, entrerà di nuovo in funzione la pareidolia e assoceremo quelle parola alla presente e presunta “emergenza democratica”, ovvero “nessuna emergenza democratica”. Perché la democrazia ha alcune caratteristiche piuttosto chiare e definite, e all’interno di queste caratteristiche la forma di governo italiana si colloca. Il fatto che i partiti che non ci piacciono prendano più voti – o comunque troppi voti, a nostro insindacabile giudizio – non costituisce un motivo di debolezza della democrazia.

Quindi smettiamo di guardare il presente con gli occhi del passato. La storia si ripete, ma non si ripete identica. Non è mai successo, non succederà mai. Non può succedere perché le stesse persone fanno le stesse cose, altre persone possono fare cose molto simili, ma non le stesse. Le condizioni sociali ed economiche possono essere simili, ma non saranno mai identiche, mentre gli strumenti di comunicazione, invece, non possono neppure essere simili. Quello che è successo può aiutare a capire quello che succederà, ma l’incapacità di vedere quello che accade ci sta togliendo la principale delle caratteristiche adatte alla sopravvivenza – secondo Darwin -, ovvero la capacità di adattamento.

 

1 Commento

  1. Behh io ho appena lasciato un commento sul mio Blog con link a questo post… anche per ringranziare pubblicamente i visitatori del blog… grazie ragazzi!

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