Via l’IMU o via noi!

di Maurizio Bovi.

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Il geniale politico ha un diktat, una conditio sine qua non che ultimamente ripete come un mantra: via l’IMU, altrimenti via noi. Fantastico, leviamo l’IMU e l’Italia spazzerà via tutti i suoi problemi socio-economici! La “logica” economica è che, non pagando l’IMU, ripartirebbero i consumi e gli investimenti. Ecco le parole di Berlusconi recentemente pronunciate al TG4: “È cosa buona e giusta quella di non far pagare l’IMU a giugno, è cosa ingiusta quella di aver introdotto un’imposta sulla casa come l’IMU. È un’imposta che tocca il bene più sacro, il pilastro su cui ogni famiglia ha il diritto di costruire la sicurezza propria e dei figli. Andare a toccare la casa induce paura, timore nella psicologia delle famiglie; ciò comporta una negatività diffusa, per cui le famiglie cominciano ad avere incertezze, a consumare meno e a non investire più”.

Pur con tutte le note differenze, l’ICI e l’IMU sono imposte abbastanza simili nel senso di colpire la casa. Infatti Berlusconi vuole eliminare l’IMU proprio come nel giugno 2008 eliminò l’ICI, che era in vigore dal 1992. Dato che grazie a Berlusconi abbiamo vissuto un periodo senza IMU/ICI, si può andare a vedere come la presenza e l’assenza di questo odiato balzello abbia inciso su quello che il nostro chiama la “negatività diffusa” e se questo atteggiamento abbia indotto a “consumare meno e a non investire più”. Il grafico seguente riporta l’andamento del clima di fiducia delle famiglie italiane negli ultimi decenni. Prima di commentare il grafico, una premessa è doverosa. Questo genere di analisi, per avere un minimo di scientificità, dovrebbe tentare di isolare l’effetto dell’imposta da tutto il resto. Diciamo che io la propongo qui così come Berlusconi la propone nei TG. Anzi, io almeno mi avventuro in qualche grafico.

IMU

Dai dati si può facilmente notare come il periodo in cui, pur tra alti e bassi, si materializza la “negatività diffusa” di cui parla Berlusconi è l’inizio del millennio in corso. In modo perfido si potrebbe dire che il pessimismo cosmico coincide con il “decennio di Berlusconi”. Ma torniamo a noi. La negatività indotta dall’ICI-IMU non coincide con l’entrata in vigore dell’imposta sulla casa: per circa un decennio (1992-2001), dover pagare l’ICI non ha inciso sulla fiducia degli italiani. D’altronde, la parte “No-ICI” di cui agli anni 2008-2012 non mostra un trend crescente. Sembra piuttosto seguire un sentiero di discesa intervallato da riprese piuttosto effimere. Più o meno lo stesso si può dire con riferimento ai mesi di vigenza dell’IMU montiana (cfr. la parte finale grigia del grafico).

Il seguente grafico dà conto dell’andamento della variazione congiunturale dei consumi delle famiglie italiane in termini reali.

IMU2

Si vede abbastanza chiaramente che l’imposta che “tocca quanto di più sacro ha la famiglia italiana” non pare averne influenzato negativamente i consumi. Dettagliando un po’ di più si può dire, ad esempio, che l’abolizione dell’ICI del giugno 2008 è stata seguita da un calo nei consumi, mentre l’introduzione dell’IMU nel 2012 è stata contestuale a un rimbalzo dei consumi  (per l’andamento degli investimenti, che certo ha problemi ben diversi dall’IMU, si veda il mio precedente post).

Naturalmente, avvenimenti come la crisi dei mercati finanziari culminata con il fallimento della banca d’affari Lehman Brothers hanno inciso non poco su queste evoluzioni. Ma il punto è proprio questo: ricattare un governo per far abolire un’imposta potrebbe essere lecito, al limite, se dietro ci fossero studi seri e approfonditi sulle conseguenze economiche della stessa. In proposito, è forse opportuno richiamare quanto recentemente ha scritto la Commissione Europea sulle principali priorità che il nostro Paese si trova di fronte (suggerimenti simili si trovano nei rapporti del FMI, dell’OCSE, ecc.): “carenze strutturali di lunga data hanno ridotto la capacità dell’Italia di resistere agli shock economici e di assorbirli (…). L’elevato debito pubblico continua a pesare notevolmente sull’economia italiana (…). La perdita di competitività esterna dell’economia italiana evidenzia il problema dell’Italia in relazione alla crescita della produttività”. Dell’IMU, gli analisti della Commissione si sono occupati solo per dire che l’IMU potrebbe aver influito sul mercato immobiliare, il quale, però, è “indebolito considerevolmente soprattutto a causa della profonda recessione economica e della limitata capacità di accedere ai finanziamenti.”

 

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