Numeri e opinioni sulle emissioni di gas serra e sul cambiamento climatico

di Terenzio Longobardi.

Happy with Global warming? by Doug Wheller

Happy with Global warming? by Doug Wheller

 

Di recente è stato diffuso il consueto rapporto redatto dall’Agenzia ambientale olandese PBL e dal Centro Comune di Ricerca della Commissione europea “Tendenze nelle emissioni globali di CO2”, relative all’anno 2012.

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Nel grafico allegato, vediamo la situazione emissiva mondiale, scomposta per macro aree regionali. Nel complesso, il mondo ha prodotto nel 2012 circa 34,5 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente. Come si può osservare anche visivamente, il rapporto mette in evidenza una crescita globale più contenuta, in altre parole un tasso di crescita in calo (solo + 1,1%), che deriva principalmente da un incremento delle emissioni meno accentuato nei paesi emergenti (in particolare, la Cina registra un aumento del 3%, a fronte di precedenti aumenti annuali medi del 10%). I paesi sviluppati, invece, mostrano tutti una stagnazione o una riduzione delle emissioni. In particolare, gli Stati Uniti calano di circa il 4% e l’Unione europea dell’1,6%. Ma, come ho spiegato in questo mio precedente articolo, gli americani, che hanno finalmente accettato la realtà dei cambiamenti climatici indotti dall’uomo, hanno margini di manovra ancora molto ampi, essendo caratterizzati da emissioni pro – capite molto più elevate di Unione europea (e Cina). L’Unione europea ha conseguito unilateralmente da tempo gli obiettivi  stabiliti nel Protocollo di Kyoto e ne progetta altri più ambiziosi. Le cause di questa situazione solo parzialmente favorevole, perché le raccomandazioni degli scienziati dell’IPCC spingono invece verso sensibili tassi di riduzione, sono attribuibili a un insieme di fattori, tra i quali predominano alcune innovazioni tecnologiche nella produzione energetica, l’uso di combustibili fossili caratterizzati da minori emissioni, una situazione economica di stagnazione in molti paesi sviluppati e di riduzione dei tassi di crescita nei paesi emergenti.

La situazione italiana è sintetizzata nel seguente secondo grafico che ho elaborato personalmente a partire dai dati ufficiali dell’inventario Sinanet, fonte italiana dell’osservatorio europeo sull’attuazione degli impegni stabiliti nel Protocollo di Kyoto. Siccome gli ultimi dati disponibili sono relativi al 2011, in attesa della pubblicazione di quelli definitivi del 2012, anno di conclusione dell’efficacia del protocollo, ho prodotto per quest’ultimo anno una stima delle emissioni correlandole all’andamento storico dei consumi energetici globali del nostro paese, forniti dal Ministero dello Sviluppo Economico. Si può tranquillamente osservare che anche l’Italia sarebbe riuscita a scendere abbondantemente sotto la soglia del 6,5% delle emissioni rilasciate in atmosfera nel 1990.

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Tutto ciò è una evidente conseguenza della prolungata crisi economica che interessa il nostro paese da alcuni anni e un’evidenza empirica del famoso proverbio “non tutti i mali vengono per nuocere”.

Infine, vorrei ricordare alcune delle conclusioni del quintoHYPERLINK “http://www.climatechange2013.org/report/review-comments-disclaimer” rapporto dell’IPCC sui cambiamenti climatici, citando e commentando alcuni stralci salienti della Sintesi per i Decisori Politici:

“Il riscaldamento del sistema climatico è inequivocabile, e, dal 1950, molti dei cambiamenti osservati sono senza precedenti nei trascorsi decenni e millenni. L’atmosfera e gli oceani si sono riscaldati, la massa di neve e ghiaccio è diminuita, il livello del mare è aumentato, e le concentrazioni di gas ad effetto serra sono aumentate Le concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica (CO2), metano e protossido di azoto sono aumentate a livelli senza precedenti negli almeno ultimi 800.000 anni. Le concentrazioni di CO2 sono aumentate del 40% dal periodo pre-industriale, principalmente per le emissioni di combustibili fossili e secondariamente per effetto dei cambiamenti di uso del suolo. L’oceano ha assorbito circa il 30% delle emissioni antropogeniche di anidride carbonica, causando l’acidificazione degli oceani. L’influenza umana sul sistema climatico è inequivocabile. Questa evidenza risulta dalle osservazioni delle concentrazioni crescenti di gas serra nell’atmosfera, dal forcing radiativo positivo, dal riscaldamento rilevato e dalla migliore comprensione del sistema di climatico. L’influenza umana è stata rilevata nel riscaldamento dell’atmosfera e dell’oceano, nella variazioni del ciclo globale dell’acqua, nella riduzione delle coperture di neve e ghiaccio, nell’aumento medio globale del livello del mare, e nei cambiamenti di alcuni eventi climatici estremi. Questa evidenza dell’influenza umana è cresciuta dall’AR4. È estremamente probabile (N.d.A. 95% – 100%) che l’influenza umana sia stata la causa dominante del riscaldamento osservato dalla metà del 20 ° secolo. Le emissioni continue di gas ad effetto serra causeranno un ulteriore riscaldamento e cambiamenti aggiuntivi in tutte i componenti del sistema climatico. Limitare il cambiamento climatico richiederà una sostanziale riduzione nel tempo delle emissioni di gas ad effetto serra. Le emissioni cumulative di CO2 determinano in gran parte il riscaldamento medio globale della superficie terrestre alla fine del 21° secolo e oltre. La maggior parte degli aspetti del cambiamento climatico persisteranno per molti secoli, anche se si fermano le emissioni di CO2. Quest’aspetto richiede un sostanziale impegno multisecolare per il cambiamento del clima causato dalle emissioni di CO2 passate, presenti e future.”

Insomma, la comunità scientifica internazionale ha raggiunto praticamente l’unanimità sulla natura e le cause del cambiamento climatico in atto. Come evidenza correttamente Giorgio Gilestro, in questo articolo su Noisefromamerika, “il consenso scientifico verso il riscaldamento globale non è cambiato molto e rimane pressoché universale. Va notato che i numeri parlano di un consenso del 97% tra gli scienziati nel complesso, ma il consenso tra chi si occupa attivamente di cambiamento climatico è ancora più alto. In ogni caso, un 3% di dissenso non ha molto significato se si considera che, ad esempio, i numeri per evoluzione verso creazione sono praticamente identici.” Questa regola “aurea” del metodo scientifico, non sembra essere molto compresa nel nostro paese, in cui prosperano tranquillamente ciarlatani e venditori di fumo di ogni risma, a causa di una scarsa cultura scientifica. Ma atteggiamenti scettici continuano a permanere anche nel mondo degli economisti, restii a mettere in discussione il dogma della crescita economica illimitata e del potere taumaturgico del mercato, che le vicende connesse al cambiamento climatico fanno pericolosamente traballare.

Resta sul campo una sfida da cui difficilmente il genere umano uscirà indenne senza un radicale ripensamento dei modelli economici e sociali che hanno dominato negli ultimi due secoli.

 

5 Commenti

  1. Giancarlo Abbate

    Concordo assolutamente. Però bisogna fare anche qualcos’altro. Informazione e denuncia non sono più sufficienti. Gli scienziati, in particolare quelli che si occupano di energia ed ambiente, concordano ed è anche plausibile che molti di essi (noi) abbiano concrete proposte, suggerimenti pratici, idee innovative, azioni da mettere in campo per fare quel “di più” che è necessario ed urgente. La voce dei singoli o di piccoli gruppi rischia però di restare inascoltata, di avere una piccola eco che si spegne velocemente non appena un argomento più importante (ad es. che Berlusconi si è confuso tra Alghero ed Aquileia ed è passato da “no alle preferenze” a “no a parlamento di nominati”) sale alla ribalta della cronaca. E’ di oggi su repubblica.it un interessante articolo sul rapporto ENEA sull’efficienza energetica in Italia, che però occupa circa il 60esimo posto nella sua home page). .
    Imille è un “blog politico dunque che non racconta le cose per il gusto di farlo, ma per il gusto di cambiarle” (dal Manifesto Editoriale) ed ha già organizzato eventi su temi rilevanti per il nostro futuro allo scopo di coinvolgere ed impegnare i policy-makers.
    Come ho già fatto in un’altra occasione, torno a sottoporre ai redattori della sezione Energia & Ambiente ed a tutti gli altri l’opportrunità di organizzare un evento sulle risorse energetiche in Italia con la speranza che possa essere un nucleo di accumulazione per la vasta comunità scientifica, economica e politica sensibile al tema evidenziato in questo articolo ed al tema generale dell’energia in Italia.

  2. Terenzio Longobardi

    Anch’io sono per il convegno, ne avevamo già discusso. Il problema è principalmente organizzativo. La sede non può che essere Roma e sarebbe necessario il supporto di qualche parlamentare. Inoltre, un convegno di questo tipo non può essere impostato solo via internet. Sarebbe auspicabile un incontro preliminare tra gli organizzatori.

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