Vaccinazioni e causalita’

di Giuseppe Belleri.

Flu Shot by Lance McCord

Flu Shot by Lance McCord

Due fatti di cronaca quasi contemporanei hanno riproposto il rapporto tra metodo scientifico e senso comune, in particolare attorno ad uno dei nodi problematici della biomedicina, vale a dire il nesso di causalità. In entrambi i casi sono oggetto di polemica i presunti effetti avversi “causati” della pratica medica che vanta la più vasta letteratura a suo favore, ovvero la vaccinazione. Per il proverbiale uomo della strada vale il modello deterministico di causalità elaborato della fisica classica: ad ogni causa segue in modo automatico un effetto diretto e proporzionale. Ma in biologia le cose sono più complicate e “sfumate”.

Ha creato non poco sconcerto la sentenza del tribunale di Milano, peraltro preceduta nel 2012 da una analoga da parte del tribunale riminese, che ha obbligato lo Stato a risarcire una coppia poiché il vaccino esavalente somministrato al figlio avrebbe “provocato” l’insorgenza dell’autismo. Un giudice, contraddicendo l’orientamento scientifico e i dati accumulati negli anni, si sostituisce alla comunità scientifica e stabilisce l’esistenza di un nesso causale tra somministrazione di un farmaco e l’insorgenza di una grave patologia, mai comprovato in precedenza ne’ in studi epidemiologici di grandi dimensione e tanto meno in singoli casi di clinici (http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/pietro-greco/vaccini-allarmi-e-latitanza-della-politica/novembre-2014). La sentenza segnala un’invasione di campo, più volte avvenuta negli ultimi anni nel nostro paese, che vede il codice della giustizia sostituirsi ai canoni della ricerca biomedica.

In termini assai schematici le funzioni sociali dei diversi attori di questa vicenda sono presto dette: ai giudici spetta il compito di stabilire chi ha torto e chi ha ragione, ai medici se un soggetto è sano o malato e alla ricerca se una teoria o un’ipotesi scientifica è vera o meno. Codici e criteri di valutazione tra loro incommensurabili quando si applicano ad una medesima questione, vale a dire l’esistenza o meno di una relazione di causalità tra due eventi. A livello di popolazione il legame tra somministrazione di un vaccino e insorgenza dell’autismo non è affatto dimostrato; questa ipotesi era stata accreditata da una ricerca alla fine degli anni novanta, poi rivelatasi una vera e propria frode scientifica tanto da fruttare al suo autore la radiazione dall’Ordine dei medici britannico. Ciononostante per i giudici il vaccino sarebbe la “causa” dell’autismo nel singolo caso, oggetto della clamorosa sentenza.

Secondo il modello teorico di Russo-Wilkinson la causalità in biomedicina è un processo complesso, articolato in due fasi: al preliminare difference-making su base epidemiologica – ad esempio un’aumento di incidenza di una patologia in una popolazione omogenea rispetto ad un gruppo di controllo – segue la documentazione dei meccanismi patogenetici coinvolti nella malattia, descritti a livello cellulare, istologico, in animali da esperimento, con biomarcatori etc.. ( http://www.epiprev.it/rubrica/causalit%C3%A0-didattica-e-cambiamento-climatico ). Questo è il nodo metodologico della controversia che trova su sponde opposte e con metri di giudizio divergenti i giudici e la comunità scientifica. Una sentenza non può sostituirsi a complesse procedure sperimentali, logiche probabilistiche e ampie casistiche, se non a prezzo di una semplificazione deterministica, obsoleta e inadatta ad affrontare la causalità in biomedicina.

Un secondo fatto ha riproposto il tema della valutazione del nesso causale in campo biomedico: la vicenda dei presunti effetti avversi, fino al decesso, del vaccino anti-influenzale Fluad, che ha monopolizzato l’attenzione e i timori della pubblica opinione per una settimana, prima di scomparire dalla cronaca dei quotidiani e dei TG a seguito delle indagini svolte dall’AIFA e dall’EMEA. Prima o poi anche i giornalisti dovranno riconsiderare l’utilizzo del termine “psicosi” per descrivere le reazioni della gente a clamorose notizie di questo tipo, che hanno ben poco a che fare con quadri sindromici di matrice psichiatrica. Si tratta piuttosto di valutazioni soggettive, sia tra gli addetti ai lavori sia tra la gente, che affondano in precisi meccanismi mentali descritti dalla psicologia cognitiva da almeno tre decenni a questa parte. Mi riferisco a due processi distorsivi che sono implicati nella valutazioni ingenua degli eventi: la cosiddetta euristica della disponibilità e il bias cognitivo ad essa correlato.  Gli psicologi cognitivisti definiscono euristica una sorta di scorciatoia o semplificazione del ragionamento rispetto alle più complesse valutazioni probabilistiche di matrice bayesiana. Nella valutazione di un evento infatti gioca un ruolo preminente la disponibilità mnemonica di situazioni analoghe a quelle che stiamo vivendo o considerando in prima persona. Ad esempio dopo un disastro aereo tutti sono portati a giudicare più rischioso il volo rispetto al viaggio in automobile, anche se le statistiche affermano il contrario. In termini più formali “si tende a stimare la probabilità di un evento sulla base della vividezza e dell’impatto emotivo di un ricordo, piuttosto che sulla probabilità oggettiva. La frequenza di un’informazione è un elemento chiave per trarre delle conclusioni” (http://it.wikipedia.org/wiki/Euristica).

Se si utilizza in modo automatico l’euristica della disponibilità, com’è accaduto con la vicenda Fluad, è facile cadere in un altro trabocchetto cognitivo, ovvero il bias di attribuzione causale, che consiste nello stabilire un legame di causa-effetto tra due eventi per il solo fatto che sono temporalmente associati, nel senso che all’uno segue l’altro secondo la formula latina “post hoc propter hoc”. Si rischia così di cadere in un tipico vizio dell’induttivismo, come accade al tacchino descritto nell’aneddoto dal filosofo Karl Popper: “esisteva un tacchino in un allevamento al quale veniva portato il cibo sempre alle 9 di mattina. Il tacchino osservava dunque che qualsiasi giorno della settimana, che vi fosse stato il sole o il cattivo tempo, il cibo gli veniva portato sempre alla stessa ora e da queste constatazioni formulò la teoria seguente: “mi danno il cibo sempre alle 9 di mattina”. Tuttavia, alla vigilia di Natale, il tacchino constatò a sue spese il venire meno di questa regola: il tacchino venne ucciso e servito a tavola”.

Se, come appare ormai accertato, non vi è stata alcuna relazione tra la somministrazione del vaccino Fluad e i decessi segnalati a distanza di 24-48 ore, è probabile che il caso sia stato “montato” dopo la diffusione delle notifiche all’AIFA di presunti eventi avversi successivi alla vaccinazione ( http://www.agenziafarmaco.gov.it/it/content/vaccino-fluad-laifa-fa-il-punto-della-situazione ). La pubblica opinione ha interpretato le segnalazioni precauzionali dei medici all’Agenzia del farmaco come prova provata della pericolosità del vaccino, ovvero come “concausa” dei decessi; l’amplificazione giornalistica e televisiva delle notizie ha fatto scattare l’euristica della disponibilità e la propensione alla segnalazione di altre morti “sospette”, sia tra gli assistiti sia tra i medici, a fronte di eventi emotivamente coinvolgenti che probabilmente nulla avevano a che fare con la vaccinazione stessa. Il cortocircuito vizioso tra clamore mediatico e valutazioni “ingenue” del senso comune, per il combinato disposto tra euristica della disponibilità e bias di attribuzione causale, ha così prodotto il “caso Fluad”. Nulla a che vedere con la retorica giornalistica sulla “psicosi” vaccino, ma piuttosto una dimostrazione empirica della validità delle spiegazioni cognitiviste e dell’aforisma del filosofo Wittgenstein: “La credenza nel nesso causale è superstizione”.

8 Commenti

  1. Condivido totalmente. Aggiungerei che nel caso del vaccino Fluad tutto è partito dall’errore (grave) di un medico di base. Un anziano ha avuto un colpo al cuore pochi minuti dopo aver preso il vaccino e lui ha scritto nel referto che il decesso poteva essere stato causato dal vaccino (manco fosse stricnina che uccide in cinque minuti!!), facendo partire tutta la trafila di controlli e allarmi mediatici e politici che si parano preventivamente il sedere a costo di mettere a rischio centinaia di persone (Lorenzin voleva bloccare la campagna di vaccinazione degli anziani). Aggiungerei pure che probabilmente molto persone hanno iniziato ad attribuire la causa della morte di parenti anziani al vaccino nella speranza di beccarsi dei maxi-risarcimenti.

  2. Jean Paul

    Tutte le sostanze vaccinali essendo eterologhe (estranee) producono immediatamente alla loro inoculazione, nelle cellule con le quali vengono a contatto stress ossidativo e quindi alterazioni delle loro funzioni. A seconda dei tessuti ai quali appartengono si hanno reazioni diverse oltre al fatto dello shok imunita rio che il vaccinato subisce. Nello stress ossidativo cellulare sono i mitocondri che subiscono le maggio alterazioni funzionali specie per le loro funzioni energetiche ATP, nei bambini i danni sono maggiori. Negli anziani oltre ai danni già elencati i mitocondri possono scatenare anche il segnale di apoptosi (morte) cellulare che essendo il DNA anche una antenna trasmittente fisiologica informa tutte le cellule del corpo scatenando la morte del corpo.

  3. Marcello

    Io so che tanta gente sarà diffidente proprio a causa di questa macchinazione contro il vaccino. Invece di usufruirne per proteggere la propria vita, si correrà il rischio contrario: di morire per non essersi vaccinati

  4. Jean Paul

    x Marcello,
    per favore citeresti la bibliografia a conferma della tua supposizione, che nei fatti e’ solo derivante dall’indottrinamento che hai subito….
    attendo riferimenti bibliografici, Grazie.

  5. daniel

    Jean Paul basta un qualsiasi libro di malattie infettive e le tabelle ISTAT sulle cause di morte per capire l’ovvio… se non sei protetto contro malattie infettive potenzialmente mortali… puoi morire!

  6. pgc

    Bell’articolo su un tema che mi appassiona (per dire: sto leggendo proprio in questo momento “Thinking Fast and Slow”, di Kahneman).

    Spero che qualcuno faccia un analisi statistica alla fine dell’inverno, per vedere quanti morti tra le categorie a rischio si sono verificate a causa di questo ingiustificato allarme e dell’irresponsabile clamore che ha causato su media che chiamare superficiali ormai è il minimo.

    Come noto, le smentite hanno maggiore difficoltà a raggiungere il pubblico delle notizie. Io conosco almeno un anziano (cardiopatico grave e di lunga data) che ha rinunciato alla vaccinazione sulla base di questa euristica. Mi chiedo quanti faranno lo stesso…

  7. Jean Paul

    Qualsiasi libro di immunologia ti può spiegare che se il S.I. e funzionale e ben fortificato nessuna malattia ti può aggredire. E per mantenerlo a quei livelli la medicina naturale insegna che non si devono inserire tossine vaccinali ( evidente te non conosci il contenuto dei vaccini, sarebbe quindi opportuno che ti informassi bene) vedi http://www mednat.org/vaccini/contenuto_vaccini.htm – inoltre attendo la bibliografia richiesta che non hai fornito. Non solo ma i vaccini sono munosoppressori vedi qui : http://www.mednat.org/vaccini/immunodepressione_vaccino.htm e pagine collegate ! Proprio per questo motivi il sottoscritto ha consegnato ai NAS x un giudice di un trib italiano tutta una ben documentata bibliografia sui gravi danni dei vaccini x aiutarlo nel suo lavoro di indagine sui gravi pericoli dei vaccini. E tu cosa fai ? A quanto pare chiacchieri solo…..

  8. lb86

    Jean Paul, se credi veramente che con il “S.I. funzionale e ben fortificato nessuna malattia ti può aggredire” ti invito ad andare col tuo bel “S.I. funzionale e ben fortificato” a baciare un malato di ebola e poi venire a raccontare come “nessuna malattia ti può aggredire”.

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