Dietro il calo delle emissioni italiane di gas serra

di Terenzio Longobardi.

 Una bicicletta e tante auto by  Ylbert Durishti

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Da circa quattro anni, su queste pagine elettroniche, segnalo il calo impressionante dei consumi di energia nel nostro paese, indicando come causa principale la lunga recessione, cioè la diminuzione del PIL, che caratterizza da molti anni il sistema produttivo ed economico nazionali. Come ho spiegato qui, associata a questa riduzione, si è verificata anche una marcata discesa delle emissioni di CO2 equivalente, che ha consentito all’Italia di rispettare sostanzialmente gli impegni del protocollo di Kyoto (anche se i meccanismi un po’ astrusi del protocollo non hanno consentito di formalizzare questo importante risultato). Non bisogna essere dei grandi geni per capire le cause di questa dinamica: le emissioni dei gas che determinano il cosiddetto “effetto serra” vengono prodotte prevalentemente bruciando i combustibili fossili che alimentano il processo produttivo ed economico di un paese, se quest’ultimo inverte la tendenza alla crescita, la conseguenza non può che essere il calo delle emissioni.

Quello che si può eventualmente discutere è se la crisi economica possa essere considerata il “primum movens”, la causa prima della riduzione emissiva o se, come sostengono alcuni ambientalisti, lo sviluppo delle tecnologie che utilizzano fonti rinnovabili e incrementano l’uso efficiente dell’energia, abbia svolto un ruolo altrettanto importante, se non prevalente, nel raggiungimento degli obiettivi internazionali di limitazione delle emissioni. Personalmente ho sempre propeso per la prima ipotesi, ma oggi interviene un’importante studio, disponibile qui, che conferma la mia valutazione.
Si tratta del Rapporto “Emissioni nazionali di gas serra – Fattori determinanti e confronto con i paesi europei”, redatto da ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Prima di commentarne le conclusioni, mi pare opportuno  citare il riassunto iniziale, che sintetizza magistralmente i contenuti del Rapporto:

“Nel rapporto sono esaminate le dinamiche temporali di alcuni indicatori energetici e economici del Paese in relazione alle emissioni di gas a effetto serra. Gli indicatori nazionali sono confrontati con quelli dei principali Paesi europei. E’ stato analizzato il ruolo dei fattori che determinano l’andamento delle emissioni di gas serra, quali crescita economica, composizione del mix di fonti fossili e rinnovabili, efficienza di trasformazione e fattori di emissione dei combustibili. E’ stata inoltre condotta l’analisi di scenario per stimare le emissioni ipotetiche senza la contrazione del prodotto interno lordo dovuta alla crisi economica che ha colpito l’economia nazionale dal 2008.

Gli indicatori nazionali mostrano una elevata efficienza energetica e economica con elevata efficienza di trasformazione dell’energia e intensità energetica tra le più basse nei principali paesi europei. L’intensità di carbonio europea è mediamente inferiore a quella nazionale per la presenza di una non trascurabile quota di energia di origine nucleare in Europa. Tuttavia l’intensità di carbonio del mix fossile nazionale è tra le più basse in Europa in seguito alla minore quota di carbone e maggiore quota di gas naturale rispetto a quanto osservato per la media dei Paesi europei.
La drastica contrazione del PIL e l’aumento della quota di consumi di energia da fonti rinnovabili dal 2007 hanno determinato una sensibile riduzione delle emissioni di gas serra. La contrazione delle attività produttive ha avuto un ruolo chiave nella riduzione delle emissioni dopo il 2007. L’analisi dello scenario rende evidente che senza la contrazione del PIL, registrata dal 2008, l’effetto dei fattori che riducono le emissioni di gas serra non sarebbe stato sufficiente a portare le emissioni sotto i livelli del 1990 (NdA anno di riferimento del protocollo di Kyoto. All’Italia era stato assegnato un obiettivo di riduzione del 6% rispetto alle emissioni del 1990)”.

Soffermiamoci ora ad analizzare brevemente come ISPRA sia giunta a queste conclusioni. La tecnica matematica utilizzata è quella denominata “analisi della decomposizione”, attraverso la quale è possibile studiare la variazione temporale di un particolare indicatore, in questo caso le emissioni di gas serra, in relazione alla variazione dei parametri che determinano il valore dell’indicatore stesso. A tal fine , è stata costruita una “equazione di identità”, dove la variazione nel tempo dei valori emissivi è calcolata come il prodotto dei parametri che la causano. Siccome l’equazione parte dall’assunto dell’indipendenza reciproca dei fattori considerati, i risultati dell’analisi sono stati alla fine integrati e testati con la tecnica statistica della regressione.

La specifica equazione di identità utilizzata da ISPRA, ci serve per capire quali siano i fattori che determinano le emissioni di gas serra:

 ln (GHG)= ln (POP) x ln(PIL/POP)x ln⁡(PEC/FEC) x ln(FFC/PEC) x ln(GHG/FFC) ln⁡(FEC/PIL)

dove,
GHG = emissioni di gas ad effetto serra da processi energetici;
POP = popolazione (effetto della popolazione);
PIL / POP = Prodotto Interno procapite (effetto crescita economica);
PEC / FEC = consumo di energia primaria su consumo di energia finale (effetto efficienza di trasformazione);
FFC / PEC = consumo di energia fossile su consumo di energia primaria (effetto fonti rinnovabili);
GHG / FFC = emissioni gas serra su consumo energia fossile (effetto intensità di carbonio delle fonti fossili);
FEC / PIL = consumo di energia finale su prodotto interno lordo procapite (effetto intensità energetica).

In poche parole, le emissioni di una Nazione dipendono dalla consistenza demografica, dalla crescita economica, dall’efficienza di trasformazione dell’energia nei consumi finali, dall’uso delle fonti rinnovabili, dal contenuto di carbonio delle fonti fossili utilizzate, dalla quantità di energia utilizzata per unità di prodotto.

Il rapporto descrive e analizza quindi i risultati dell’equazione per tre periodi caratteristici successivi al 1990, alla cui lettura rimando chi fosse interessato. Ai fini del nostro articolo, preferisco focalizzare l’attenzione sul periodo 2007 – 2013, caratterizzato in Italia da una persistente decrescita economica e, contemporaneamente, dallo sviluppo delle fonti rinnovabili, sulla spinta degli incentivi economici concessi dallo Stato e dalla priorità di dispacciamento. Ebbene, secondo lo studio, sono proprio questi due fattori i principali determinanti del notevole calo emissivo verificatosi nel nostro paese, come si può ben vedere nella figura 3.3 a pag. 43. Gli altri fattori sono sostanzialmente neutri nel rapporto causa – effetto. L’intensità energetica rimane ferma in questi anni, probabilmente per l’effetto congiunto di una crisi economica che scoraggia l’innovazione e per una saturazione termodinamica conseguente al livello molto basso già raggiunto in Italia, che costituisce un primato a livello europeo. L’intensità di carbonio aumenta impercettibilmente a causa di un relativo maggior uso del carbone nella produzione termoelettrica.

Giungiamo infine al paragrafo del rapporto che individua tra le cause delle minori emissioni, quella maggiormente determinante. Per fare ciò, i ricercatori di ISPRA, ipotizzano, nel periodo 2007 – 2013, uno scenario emissivo alternativo, considerando il PIL in crescita dell’1,5% all’anno, lo stesso tasso medio di crescita del periodo 1990 – 2007 (mentre nella realtà, nello stesso periodo, il PIL è decresciuto dell’1,5% all’anno).
E la conclusione, forse sorprendente per gli ottimisti tecnologici di tutte le latitudini, è che, senza la crisi economica, le emissioni di CO2 equivalente nel 2013 sarebbero aumentate rispetto al 1990 del 3,2% invece di diminuire del 13,7%, come si è effettivamente verificato. In altri termini, le emissioni totali sarebbero state più elevate di ben 70 milioni di tonnellate. Lo studio non ci dice di quanto sarebbero state più alte le emissioni, se oltre alla decrescita economica che abbiamo sperimentato, non ci fosse stata la crescita delle rinnovabili (questo potrebbe essere un futuro utile approfondimento). Però, la prevalenza del ruolo svolto dalla crisi economica, mi pare ormai un fatto assodato.

Non mi resta infine che chiosare con alcuni commenti “politici” i contenuti del Rapporto. Nel settore dell’uso efficiente dell’energia, delle fonti rinnovabili, nelle politiche di riduzione delle emissioni di gas serra, l’Italia ha un ruolo di primo piano in Europa, continente all’avanguardia nel mondo, negli stessi settori. Sarebbe perciò opportuno interrompere, in questo come in altri casi, l’atteggiamento compulsivo di autodenigrazione tipico di noi italiani e valorizzare quanto di buono siamo in grado di fare. L’attuale  sviluppo delle fonti rinnovabili, quantunque rilevante nello scenario emissivo, non è sufficiente a garantire il mantenimento degli attuali livelli emissivi né tantomeno il raggiungimento dei nuovi più ambiziosi previsti dalla pianificazione europea, in un quadro economico che evolvesse verso una nuova stagione di crescita e in una situazione dell’efficienza energetica che, almeno nel breve – medio termine, appare caratterizzata da una sostanziale saturazione. A tal fine, una stima prudente, considerando i dati del Rapporto e dalle valutazioni contenute in questo articolo di Domenico Coiante, porterebbe a ipotizzare almeno il raddoppio dell’attuale produzione di energia rinnovabile, fatto per niente scontato, considerato la stasi che sta caratterizzando il mercato di tali fonti. Il Rapporto di ISPRA sarà comunque utilissimo in futuro per programmare e pianificare gli interventi necessari a equilibrare gli effetti positivi e negativi sull’ambiente delle diverse politiche economiche e tecnologiche.

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