Lo stato dell’immigrazione in Francia

di Alessandro Kandiah.

- Ventimiglia by xiquinhosilva 09021

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E’ il fine settimana del 12 Giugno ed a Ventimiglia, negli ultimi spazi di terra italiana, succede un fatto eclatante: centinaia di migranti arrivati in Italia vengono respinti al confine francese. E’ il culmine delle tensioni tra Parigi e Roma su un tema tanto urgente quanto difficile da affrontare per un governo di centro sinistra: i migranti. O “immigrati”, come si diceva fino a qualche anno fa, quando si faceva meno attenzione al politically correct sul tema dell’immigrazione. Eppure verrebbe quasi da pensare che il termine “immigrato” si addica molto di più al discorso politico di oggi piùttosto che a quello di qualche anno fa: il migrante semplicemente migra, si sposta da un luogo ad un altro, in cerca di una temperatura più mite, di un lavoro, in fuga da qualcosa. Quella dell’”immigrato” è invece una azione quasi aggressiva, di chi in-migra, si sposta aggressivamente da un luogo ad un altro, ma in quest’ultimo è un invasore.

Negli ultimi anni abbiamo assistito alla crescita esponenziale delle destre europee: la Francia non è una eccezione, anzi. Ed il tema dell’immigrazione è diventato politicamente sempre più caldo.

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 All’indomani della marcia repubblicana di place de la République, quell’11 Gennaio in cui Parigi si svegliava sotto shock per l’attacco terroristico a Charlie Hebdo, Marine Le Pen chiedeva con forza al governo la sospensione immediata degli accordi di Schengen e la revisione del codice di nazionalità, e richiamava in causa lo ius soli, invocando a gran voce che fosse ristabilito il crimine di indignité nationale. Per Marine Le Pen immigrazione e radicalismo islamico erano e restano indissolubilmente legati.

Il momento in cui in Francia si è capito che quello dell’immigrazione era diventato un tema veramente cruciale, ed a cui Hollande non era capace di dare una risposta soddisfacente, è stato probabilmente il giorno del secondo turno delle elezioni municipali francesi del 30 Marzo 2014. A livello nazionale l’UMP diventava il primo partito, col 45,9% dei consensi, seguito dal 40,6% dei socialisti ed il 6,8% del Front National. I socialisti crollavano da tutte le parti, per lasciar spazio alla destra, sia nei grandi che nei piccoli comuni. Tra i comuni con più di 100.000 abitanti ad esempio, dove nelle precedenti elezioni la gauche aveva vinto 29 comuni contro i 13 della destra, i socialisti perdevano in dieci casi. Nei comuni con più di 30.000 abitanti, ben 40 comuni passavano dalla sinistra alla destra, con il partito socialista che passava adesso a controllare un totale di 55 comuni, meno della metà dei 122 delle precedenti municipali. E tra i comuni con più di 10.000 abitanti la destra faceva registrare un guadagno netto di 142 comuni, l’estrema destra si imponeva in 11, la gauche ne perdeva 151.

C’erano poi state le elezioni europee di fine maggio, in cui il Front National era diventato primo partito di Francia. Più recentemente, anche le elezioni dipartimentali del Marzo di quest’anno hanno segnato una vittoria, sebbene ai punti stavolta, e non per K.O., del partito della Le Pen.

 Il tema dell’immigrazione c’entra in tutto questo, eccome. A rivelare la percezione dei migranti in Francia un recente sondaggio, datato Febbraio 2015. L’inchiesta è stata condotta da OpinionWay per conto del centro di ricerca di SciencesPo Cevipof. Ed i risultati sono piùttosto significativi: il 69% dei francesi crede che ci siano troppi immigrati in Francia, e 7 francesi su 10 valutano l’Islam come una “religione negativa”.

La Francia si è spostata a destra, come anche la percezione che si ha del migrante tra i cittadini francesi: forse colpa di scarse politiche di integrazione?

 Un bilancio sull’integrazione in Francia

Una risposta arriva dall’analisi condotta dall’Insee (Istituto francese di statistica e studi economici), dal titolo “Immigrati e figli d’immigrati in Francia”. La situazione dei figli e discendenti di immigrati in Francia risulta essere migliore di quella degli immigrati di prima generazione, dimostrando che la scala mobile (ascenseur sociale) funziona. Ma bisogna fare delle distinzioni, sottolinea lo studio. Per esempio, i discendenti di immigrati nordafricani trovano più difficoltà rispetto agli altri nell’accesso al lavoro, che non si spiegano soltanto tramite fattori di tipo prettamente sociale (minore riuscita sociale, genitori di estrazione più modesta). In ogni caso, ciò che emerge con chiarezza è che le condizioni dei discendenti di immigrati in Francia sia meno buona di quella di coloro i cui genitori sono entrambi francesi.

I discendenti di immigrati hanno un percorso scolare più difficile rispetto ai ragazzi nati in Francia da genitori francesi. I figli di immigrati infatti sono più spesso senza diploma rispetto ai figli di genitori francesi: il 18% di questi ultimi ha completato almeno la scuola secondaria di primo grado, contro l’11% dei primi. Se diversi fattori, come ad esempio l’età di arrivo in Francia o la scolarizzazione dei genitori, riducono l’effetto legato all’origine geografica, quest’ultimo non puo’ essere del tutto escluso. I risultati dimostrano che l’origine migratoria influisce anche sulla probabilità di ottenere il diploma di liceo.

Anche l’accesso al mercato del lavoro è più difficile per i figli degli immigrati: quasi il doppio, se si considerano sia uomini che donne.

f5Se si esclude chi proviene da paesi membri dell’Unione Europea, il tasso di disoccupazione degli immigrati risulta variare significativamente in dipendenza dal paese d’origine degli immigrati stessi: dal 18% per gli immigrati provenienti dall’Africa (Maghreb escluso) al 26% per chi viene dalla Turchia.

Chi ne soffre di più sono i più giovani, nella fascia 15-24 anni: il 44% degli uomini ed il 34% delle donne discendenti d’immigrati da paesi non membri dell’UE sono disoccupati, contro il 19% ed il 22% per la popolazione locale.

 Eppure, stando a sentire il discorso politico in voga negli ultimi tempi, sembra che l’immigrazione sia un fenomeno molto più esteso di quello che non sia realmente. Termini come “explosion” sono spesso utilizzati nel dibattito pubblico francese per far riferimento al fenomeno. Ma quale è davvero la situazione? C’è un’invasione di migranti in Francia o no?

Tra i vari cliché smentiti dai fatti il più evidente è quello secondo cui vi sia un’esplosione dei migranti in Francia. I dati dell’Istituto Nazionale di Studi Demografici dimostrano che sì, negli ultimi 30 anni il numero di migranti in Francia è aumentato, ma ad un ritmo che sembra ben lontano dalla cosiddetta esplosione.

Dai 4 milioni di immigrati e 3.5 milioni di stranieri per 55 milioni di abitanti nel 1982 si è passati a 5.4 milioni di immigrati e 3.7 di stranieri per 65 milioni di abitanti nel 2011. In percentuale del totale della popolazione si tratta di un aumento di 1.2% degli immigrati ed un calo degli stranieri dello 0.5%

f9Source: INED, le Monde

Orde di migranti che invadono la Francia, provenienti soprattutto dal Maghreb? Che siano in tanti a venire dal Nordafrica sì, è vero. Ma quella della presunta invasione avvenuta negli ultimi due anni è semplicemente una falsità. Secondo i dati dell’agenzia europea Frontex, le entrate illegali in Francia sono aumentate rispetto al 2013, ma restano inferiori a quelle del 2011 ed in ogni caso ad un livello simile a quello di 2009 e 2010, mentre i soggiorni illegali diminuiscono rispetto al 2009.

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Source: FRONTEX

E no, la Francia non accoglie più immigrati rispetto al resto dell’Union Europea. Paesi UE di grandezza paragonabile alla Francia, come la Germania, l’Italia e la Spagna sono interessati da fenomeni di immigrazione più intensi rispetto alla Francia. Non solo: in Francia ci sono meno stranieri rispetto ai vicini europei, ed a livello mondiale si situa all’80esimo posto per l’immigrazione, dietro per esempio a Stati Uniti, Svezia, Spagna e Olanda.

Nessuna invasione di immigrati in Francia dunque, e disparità tra migranti e francesi autoctoni che sembrano essersi acuite negli anni. Mentre l’Europa cerca di trovare una soluzione comune al tema dell’immigrazione, la linea dei socialisti francesi sembra molto vicina ad un inseguimento della destra: dal respingimento dei migranti a Ventimiglia alle dichiarazioni di Manuel Valls, che si è detto contrario all’imposizione di quote a livello europeo. Il modesto parere di chi scrive è che, come regola generale vale che, se l’elettore tra il bianco ed il nero preferisce il nero, al bianco che diventa grigiolino continuerà a preferire il nero. Ed allora magari, piuttosto che affrontare il tema dell’immigrazione e dell’integrazione come una sorta di spauracchio e piuttosto che giocare all’inseguimento della destra, il governo francese potrebbe darsi da fare per sfatare i miti sull'”invasione di migranti in Francia e lavorare con più costanza per una maggiore integrazione dei migranti nel territorio francese. Integrazione che tutt’ora pare lontana dall’essere raggiunta.

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