Sogno rinnovabile di fine estate

di Terenzio Longobardi.

 More Energy | Energie by K.H.Reichert

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Nel 2014 è continuato il calo vertiginoso del consumo interno lordo di energia elettrica, tornato ai valori di 15 anni fa. Dopo il sorpasso storico del 2013, che ha visto le energie rinnovabili in Italia diventare la prima fonte di produzione di energia elettrica, nel 2014 questo primato si è consolidato, con un aumento del 3,5% e un divario rispetto alla produzione termoelettrica da gas naturale di quasi nove punti percentuali. Ma il dato maggiormente significativo è la crescita produttiva in termini assoluti, trainata da eolico e fotovoltaico, se confrontata al calo di tutte le altre fonti.

Come al solito, scoraggio eccessive illusioni, perché le rinnovabili rappresentano ancora meno del 20% dell’energia primaria totale consumata dal nostro paese e perché le efficienti centrali termoelettriche a ciclo combinato funzionanti a gas naturale sono ancora indispensabili anche per compensare l’intermittenza e imprevedibilità, veri fattori limitanti delle attuali tecnologie che sfruttano l’energia rinnovabile. Inoltre, cominciano ad avvertirsi, evidenti segnali di saturazione sul lato economico e produttivo, che si stanno accentuando nel 2015.

Nel grafico allegato, che ho ricavato a partire dai dati disponibili sul sito di Terna S.p.A. si possono visualizzare in maniera schematica le dinamiche descritte in precedenza.

 CIL 2014

 Al fine di ottenere la suddivisione per fonte del Consumo Interno Lordo di Energia Elettrica in Italia nel 2014, come sempre, ho aggregato i dati Terna secondo i seguenti criteri:

  • Il Consumo Interno Lordo (la somma della produzione nazionale lorda, misurata ai morsetti dei generatori elettrici, e del saldo con l’estero) è considerato al lordo dei pompaggi, cioè quella quota di produzione idroelettrica che si ottiene pompando durante le ore notturne di minore richiesta negli invasi idroelettrici una parte delle acque di valle da utilizzare nei momenti di picco dei consumi elettrici. I dati storici italiani del Consumo Interno Lordo, disponibili sempre sul sito di Terna, sono costruiti su questo assunto. Per questo motivo, anche se da qualche anno (per motivi legati a sistemi di rendicontazione europei) i documenti di Terna fanno riferimento al Consumo Interno Lordo al netto dei pompaggi, ho ritenuto di operare in continuità con le elaborazioni precedenti.
  • Di conseguenza, la quota di rinnovabili da me calcolata, 37,8% è leggermente più alta di quella indicata da Terna in 37,5%. La differenza è determinata proprio dall’energia ricavata tramite pompaggi.
  • La quota di produzione termoelettrica da gas naturale è ottenuta considerando anche i derivati del gas naturale.

Nel dettaglio, oltre a quanto segnalato in precedenza, si conferma il ruolo sempre più marginale (1,5%) del petrolio nella produzione termoelettrica e un minore uso del carbone (combustibili solidi) rispetto all’anno precedente (- 0,2%). Abbiamo infine un calo dello 0,8% nel saldo tra importazioni ed esportazioni di energia elettrica.

L’apporto delle nuove rinnovabili, eolico e fotovoltaico, raggiunge il record dell’11,6% del Consumo Interno Lordo. In dettaglio la suddivisione dell’energia elettrica prodotta dalle fonti rinnovabili è la seguente: Idroelettrico 16,8% – Fotovoltaico 6,9% – Biomasse 5,8% – Eolico 4,7% – Geotermia 1,8%

 Il Consumo Interno Lordo nel 2014 diminuisce (323,5 TWh) rispetto al 2012 (331,9 TWh) (-2,5%), seguendo perfettamente la contingenza economica. L’evidente correlazione tra dinamiche economiche e consumi energetici è riscontrabile nel secondo grafico, che rappresenta l’andamento storico in Italia del Consumo Interno Lordo di energia elettrica.

 Storico CIL

Per la sua vividezza potrebbe essere oggetto di didattica nelle scuole: dopo la seconda guerra mondiale i consumi sono cresciuti vertiginosamente e quasi linearmente fino alla crisi della Lehman Brothers, per poi crollare e seguire come un cagnolino l’involuzione economica del nostro paese. Si tratta di un “evento catastrofico” che si sta verificando in maniera del tutto analoga anche per i consumi totali di energia e che solo in parte è attribuibile al miglioramento delle tecnologie energetiche. Come ho scritto di recente su queste pagine elettroniche, ISPRA ha dimostrato in maniera chiara che l’Italia non avrebbe conseguito gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra stabiliti dal protocollo di Kyoto senza il ruolo decisivo della crisi economica.

 In altre parole, le determinanti economiche corrono sempre più veloci di quelle energetiche. La costante e sterile diatriba tra “ottimisti tecnologici” e sostenitori della decrescita economica è probabilmente destinata a non avere nessun vincitore e un solo certo perdente, il genere umano.

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