Lisa Simpson e il futuro delle bambine (e dei bambini)

di Mila Spicola.

 Lisa Simpson by Philippe

Lisa Simpson by Philippe

Della vita non bisogna temere nulla. Bisogna solo capire. Diceva Marie Curie. Voglio trattare a mio modo il tema della violenza sulle donne e prenderla larga, per tirare un respiro ampio. Voglio trattarlo a mio modo e in un altro giorno, lontano dalle celebrazioni. Lontano dagli equivoci. Lontano dalle sovrapposizioni strumentali. Lo faccio forse in modo disordinato, ma scrivere aiuta a fare ordine.

Conosciamo i numeri delle violenze in Italia (anche se non tutti prendono atto), proviamo sconcerto per l’ultimo femminicidio the equalizer 2 herunterladen. Montiamo indignazione per i fatti di Colonia. Il correttore automatico me lo segnala ancora in rosso questo termine, femminicidio, segno che ancora no, non c’è nel patrimonio collettivo italiano il reale significato di questa parola. E nemmeno la consapevolezza della gravità dei fenomeni di violenza sulle donne, presenti ovunque e con una finalità reale, che supera tutte le altre: sottomettere le donne, negarne libertà. Sia essa con una motivazione sociale, sia essa con motivazione culturale, sia essa con motivazione sociale. In realtà quello è: negare la libertà a tal punto da negarne la vita, da colpirne l’integrità. Negarle anche nel linguaggio: i femminicidi, come parola, fanno storcere il naso, ma anche tutte le questioni linguistiche sul genere femminile, sottovalutate, esorcizzate, ironizzate come questioni accessorie o ideologiche o di parte: ci sono problemi più gravi, dicono tutti fifa 19 demo pc herunterladen. Eppure i limiti del linguaggio, diceva Wittengstein sono i limiti del mondo.

Abbiamo tweettato, abbiamo retweettato. Su ogni cosa, su ogni episodio, su ogni atto.

E adesso? Adesso è importante sistemare i pezzi sparsi delle nostre emozioni per mutarli in mozioni. Passare dal lessico ai verbi, dai nomi alle norme e dalle norme alla normalità.

Lo abbiamo detto e ridetto: è la lotta contro gli stereotipi sessisti, praticata attraverso pratiche educative consapevoli, il mezzo più efficace per costruire una collettività sana in cui uomini e donne di ogni latitudine e longitudine, lungi da cercare di annullare le differenze reciproche non le trasformino in diffidenze, per conseguire e praticare finalmente un’uguaglianza dei diritti. Lo abbiamo detto e ridetto e adesso in Italia è legge. Ma non è realtà diffusa.

Il famoso comma 16 della legge sulla Buona Scuola è quello che sancisce l’ingresso nelle scuole dell’educazione di genere, è quello che ha scatenatoa scatenando la polemica sul “gender”, è quello però su cui veramente si gioca la possibilità di un’evoluzione profonda nei rapporti sociali e collettivi: attraverso la consapevolezza del rispetto e del ruolo e delle libertà solitär gratisen. Mica robetta.

Credo profondamente che le questioni di genere saranno una parte della grande questione del 21° secolo, quella della diseguaglianza. Colonia da adesso docet.

Lotta agli stereotipi. Lo ripetiamo. Mica facile: è roba più esplosiva della nitroglicerina. Mi avvertono gli psicologi che non si possono abbattere gli stereotipi ma li dobbiamo assumere e prenderli nel loro carattere dinamico. Cioè? Lo stereotipo, soprattutto nei bambini, è uno scudo, una coperta di Linus, in cui avvolgiamo piccoli e piccole, che loro usano di fronte le difficoltà e di fronte il diverso. Dobbiamo lavorare affinché lo scudo non si trasformi in arma. Domanda: siamo sicuri che non siano coperte di Linus di noi adulti piuttosto? In questo Paese si è sottovalutato il problema e adesso, che la prevenzione delle violenze si fa legge, che dalle parole si passa ai fatti, quel comma lì, sull’educazione di genere, al netto delle ottuse e strumentali polemiche dei teocrati fondamentalisti di professione, ci pone di fronte l’occasione per riflettere, esaminare, considerare aspetti che mai erano stati affrontati in modo così sistemico e , usiamo il termine, “di massa” minecraft lucky block for free. Nove milioni di studentesse e di studenti e un milione di docenti. Non so se a tutti è chiara la dimensione dell’operazione e invito a sostenere questa una grande azione di civiltà che il nostro Paese sta compiendo, destinandole attenzione, approfondimento. Attraverso le politiche di genere passano l’educazione al rispetto per le differenze, per prevenire le violenze di genere, lo abbiamo detto, ma per prevenire anche tantissimo altro. Quando si parla di carattere dinamico dello stereotipo si parla di libertà e si parla di scelta. Di definizione e mutamenti di ruoli. Di organizzazione sociale e civile. Di conseguenze economiche e produttive, come anche riproduttive.

Riportiamo tutto in termini di educazione di genere a scuola, perché immagino che colleghe e colleghi, mamme e papà stanno disegnando interrogativi nell’aria: che si fa download robux for free? Si entra in classe e si inizia declamando la necessità di uguaglianza tra gli uomini e le donne? Oppure si cerca di calare la questione anche e soprattutto nei comportamenti inconsapevoli, nelle situazioni che stancamente si ripetono senza senso?

Sì, la sto prendendo larga, troppo larga e allora stringiamo il campo e focalizziamo azioni.

Parliamo per esempi dunque, per comprenderci e far comprendere. Iniziamo da uno stereotipo diffusissimo: la “scarsa attitudine” delle bambine verso la matematica, le scienze e la tecnologia in genere (note sotto l’acronimo Stem, che, secondo me, ha una vaga assonanza con Stop). E’ vero che è minore di quella dei bambini? E’ falso. E’ uno stereotipo. Cosa comporta questo stereotipo? In termini culturali, sociali ed economici (scienza, matematica e tecnologia possono intendersi in senso ampio, possono essere finanza, possono essere digitalizzazione, innovazione, imprenditorialità nelle ict..) pdf mac.

Come si forma questo stereotipo? Come si sradica? A chiunque volesse approfondire il tema consiglio di sfogliare, oltre i dati e le statistiche, il libro di Marta Serafini e Martina Pennisi “Donne che amano la tecnologia: Da Ada Lovelace a Lisa Simpson”.

Ma oltre al trattato ideologico serve definire il terreno e individuare le radici e mostrarlo quel terreno a chi poi deve arare in modo diverso: le docenti, i docenti, gli educatori, i genitori.

Si è scritto e riscritto intorno a una puntata dei Simpson, non a caso indicata come una delle campagne di promozione delle Stem per le bambine più riuscite al mondo, in cui Lisa si finge maschio e sarà Jake Boyman-Lisa a vincere il premio per il miglior risultato in matematica. Nella stessa puntata la stessa Lisa chiede apertamente al suo preside: «Non è sbagliato non poter ricevere un’istruzione matematica perché sono donna?» herunterladen. Il titolo della puntata è “Le ragazze vogliono solo contare”. Il doppio senso ci sta tutto.

Come mai il numero di donne iscritte nelle discipline scientifiche cresce in modo esorbitante però “il loro ingresso nel mercato del lavoro rimane del tutto incoerente con la loro formazione. E non a caso i diversity report dei colossi del tech, aziende, che allo stato attuale forniscono stipendi e tassi di crescita migliori, parlano ancora di un rapporto uomini-donne di 1 a 7. Numeri che scendono ancora di più se si parla di ruoli tecnici.”? Perché lo stereotipo della mancata attitudine delle donne verso le Stem resiste socialmente e culturalmente pur avendo la storia e la scienza negato coi fatti la falsità di tale ipotesi.

E, se si scava e scava, tale mortificazione dell’attitudine, che poi da adulte diventerà inconscia predisposizione al “passo indietro”, nasce nei primissimi anni di vita scolastica herunterladen. Gli stereotipi di genere si formano a quattro anni. Le bambine sentono dagli adulti di riferimento, genitori o docenti che siano, che materie come l’ingegneria e la tecnologia sono prettamente maschili, mentre le femmine sono più portate, per esempio, all’insegnamento nelle scuole. Le donne che intraprendono percorsi di studio superiore in ingegneria e informatica sono appellate come “coraggiose” ancora oggi, chi prosegue in fisica o matematica viene docilmente incanalata, nell’immaginario collettivo, verso l’insegnamento, mestiere “da donne”, in un circolo vizioso tra l’altro di dequalificazione sociale e culturale collettiva anche del mestiere di insegnante, considerato ripiego o “roba da donne”. I casi di Fabiola Giannotti, Samantha Cristoforetti, e tante altre generano ancora oggi sorpresa.

Questo per dire cosa? Questo per dire ai papà e alle mamme, alle docenti e ai docenti: riflettete e cambiate atteggiamento perché il futuro delle bambine è in mano vostra non tanto nelle loro scelte di adulte, bensì nei vostri atteggiamenti mentre loro sono piccole Download sheet hits for free. Osservate e coltivate la Lisa Simpson che è in vostra figlia e nelle vostre alunne.

Non significa toglierle le bambole ma permetterle di contarle, sommarle, moltiplicarle, dividerle. Non significa annullare ruoli, ma ridefinirli in un ottica di responsabilità sociale e libertà individuale. Anche questo è un modo di ridisegnare e innovare il mondo.

Combattere la violenza significa prevenirla? Riflettiamo su quanto di violento si annida dentro gli stereotipi quando diventano gabbie che oltre a limitare la singola espressione della personalità limitano anche la civiltà di un popolo. Le donne sono metà del Paese, limitarne le azioni, i ruoli e il successo vuol dire limitare le azioni e il successo di un intero paese con costi sociali, economici e culturali che non vogliamo e possiamo più sostenere google chrome herunterladen kosten. Migliorare il mondo attraverso le donne vuol dire migliorare il mondo anche per gli uomini.

Gli stereotipi non possiamo smontarli tutti in un botto, ma smontarne uno è un passo. Lisa Simpson, all’arrembaggio.

2 Commenti

  1. Ned

    L’educazione è importante ma il nostro futuro lo decidiamo con le nistre scelte di adulti, ma esiste veramente qualche genitore con sale in zucca che scoraggi un eventuale interesse della figlia per le scienze? e in una società dove tutti pensano che le materie umanistiche non servano a nulla e invece le materie scientifiche sì che ti fanno trovare lavoro.
    questo interesse però deve essere spontaneo non può essere “inculcato”. Se in mia figlia c’è una futura Sophie Germain o una futura Carla Fracci o una futura Katy Perry questo deve venire da lei, il mio compito di genitore è supportarla qualunque sia la sua inclinazione.
    Insomma se mio figlio o mia figlia mostrasse interesse per la moda lo devo rispetare, se mostra interesse per la scienza lo devo rispettare lo stesso

  2. Sempre bellissimo leggere Mila Spicola: le sue riflessioni, la sua testardaggine verso un mondo migliore fanno bene a tutte e a tutti.

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