Dialogo con iMille di Michele Masulli, neo Presidente Giovani Democratici

di Raoul Minetti.

DSC_6603 by Partito Democratico Alberone

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Michele Masulli e’ stato eletto nei giorni scorsi nuovo Presidente dei Giovani Democratici. iMille sono da sempre molto attenti al contributo fondamentale dei giovani e abbiamo quindi colto l’occasione per un breve dialogo con Michele su tre temi, il rilancio del progetto europeo, il cammino delle riforme in Italia, e il ruolo dei giovani nel dibattito pubblico. Commenti sono benvenuti.

L’Europa e le sue sfide

1) L’immigrazione rappresenta uno degli shock strutturali piu’ importanti che ha interessato i paesi europei e l’Italia negli ultimi 20 anni. Ma al contempo una grande opportunita’ per le nostre societa’. Cosa ti senti di rispondere alle forze che paventano una “invasione” e una perdita di identita’ delle societa’ europee?

Condivido che i fenomeni migratori, in proporzioni sempre più importanti, rappresentino un fenomeno sociale strutturale e di proporzioni globali e che, per questo, richiedano un approccio sistemico nella loro governo. Basta dare un occhio agli studi demografici più aggiornati, penso, ad esempio, al recente libro di Massimo Livi Bacci, “Il Pianeta stretto”. Nell’arco di tempo di una generazione, la popolazione mondiale aumenterà di due miliardi e mezzo di abitanti. Si tratta, tuttavia, di una crescita estremamente diseguale. Da un lato, i Paesi sviluppati conosceranno un invecchiamento progressivo e un dato di popolazione pressoché stazionario, dall’altro le aree più povere del pianeta vivranno un raddoppio o, addirittura, una triplicazione degli abitanti, con una quota molto importante di giovani sul totale; tra queste, l’Africa subsahriana, non lontana dai confini europei. Non è difficile immaginare le conseguenze per le migrazioni internazionali, oltre che per il governo degli Stati, l’ambiente e l’utilizzo dell’energia, di queste dinamiche demografiche, che vanno ben oltre le emergenze relative alla stabilità interna di vaste zone del mondo, e le opportunità che esse possono costituire per società per motivi versi stanche e logore.Il sentimento di paura di fronte all’immigrazione è quasi caratterizzante le società europee. Credo sia fondamentale comprenderne le radici sociali, oltre che culturali: esse affondano nella crisi economica, nel disagio sociale, nella sclerotizzazione del modello sociale europeo, nelle difficoltà della società dei due terzi. Questi fattori rappresentano il brodo di coltura delle destre europee. I partiti socialisti, alla moralmente giusta battaglia per l’accoglienza e alla tolleranza, devono accompagnare uno sforzo di elaborazione politica e programmatica che riaggiorni le loro proposte in ambito economico e sociale in questo nuovo contesto globale.

2) Il progetto europeo e’ in una fase di stagnazione ormai da anni. Cosa possono fare concretamente i giovani democratici italiani ed europei per rilanciare l’entusiasmo per l’Unione Europea?

Credo che il processo di integrazione europea sia legato a doppio filo al futuro della nostra generazione. Il peso degli Stati europei nel mondo, le prospettive di vita dei giovani d’oggi, la risposta alle sfide economiche e sociali passano da una più stretta integrazione tra i Paesi dell’UE nella direzione della federazione europea. Immagino che gli Stati Uniti d’Europa possano essere l’obiettivo che riempie di senso l’impegno politico dei giovani d’oggi e che dilata i confini e le speranze dell’agire pubblico. Di qui è necessario che i Giovani Democratici assumano lo spazio europeo come campo d’azione privilegiato, e non di secondo livello rispetto alla dimensione nazionale, e che il dibattito sulle politiche europee rappresenti parte importante della propria iniziativa politica. Inoltre, è necessario rafforzare l’impegno degli Young European Socialists, l’organizzazione giovanile del PSE che mette insieme più di 50 organizzazioni giovanili socialiste, socialdemocratiche, democratiche e laburiste. In una fase in cui la discussione politica si sposta a livello continentale, anche i corpi intermedi sono chiamati ad europeizzarsi, e la YES può costituire un attore importante di costruzione di battaglie politiche verso un’Europa più giusta, sociale, federale: in particolare, le politiche economiche e sociali messe in campo dalla UE molto spesso non ci piacciono e non ci soddisfano. Penso, inoltre, che sia proprio grazie al discorso sull’Europa che si possa riconquistare alla partecipazione politica la mia generazione e che la politica possa riguadagnare un ruolo effettivo e una forza attrattiva.

L’Italia e il cammino delle riforme

3) Che cosa si aspettano i Giovani Democratici dal processo di riforma costituzionale e con quale spirito si avvicinano al referendum costituzionale di ottobre?

Entreremo pienamente nello spirito referendario dopo l’importante turno di amministrative ormai alle porte. In questi giorni siamo impegnati a dare forza alle centinaia di ragazze e ragazzi che hanno scelto di dedicare parte della propria vita per le proprie comunità. Dopo le elezioni locali, saremo sicuramente a fianco del PD e del Governo nella battaglia referendaria. Dovremo distinguerci per uno sforzo di approfondimento nel merito del processo di riforma. Da troppe parti, si riduce il dibattito sulla revisione della Costituzione a polemica spiccia e lo si piega a necessità tattiche. Esso, invece, dovrebbe essere un momento di “grande politica”, che va oltre, non solo le contingenze della cronaca politica, ma anche l’ingegneria costituzionale e riguarda la storia di Italia, i processi di trasformazione dello Stato e la forza dei partiti che in essa si riconoscono conferendo ad essa il carattere di norma fondamentale. Penso che i GD dovrebbero segnalarsi per quest’approccio di consapevolezza a una riforma che deve porsi come obiettivo quello di portare a conclusione una transizione istituzionale eccessivamente lunga, risolvere questioni lasciate aperte ed affrontare limiti già chiari ai tempi dell’Assemblea Costituente e rappresentare un momento rilevante di consolidamento della democrazia Italiana.

4) Quali sono brevemente secondo te i fronti economici su cui il Governo dovrebbe investire di piu’ da qui alla fine della legislatura? Ad esempio cosa pensi dei punti critici del sistema imprenditoriale italiano richiamati dal neo-presidente di Confindustria, Boccia?

Ho condiviso diversi passaggi dell’analisi di Boccia. D’altronde, le debolezze del sistema italiano d’impresa sono noti e, per molti versi, risalgono a ben prima della crisi economica: la produttività che stagna da troppo tempo, il calo degli investimenti, l’elevato costo del lavoro, il ritardo tecnologico, il sottodimensionamento, le difficoltà del sistema di credito e finanziamento, la tendenza a utilizzare la leva del prezzo come fattore di competitività, l’arretratezza dei modelli di governance, tutti basati sull’esigenza del controllo societario, il vasto spazio occupato dall’illegalità e dalla corruzione. Allo stesso tempo, sappiamo bene che l’Italia rimane la seconda potenza manifatturiera europea, che il Made in Italy è un punto di forza di grande valore, la creatività, il saper fare, la capacità di costruire relazioni virtuose con il territorio sono un patrimonio inestimabile. In un periodo storico in cui si discute di “industria 4.0” e “quarta rivoluzione industriale”, ed in parte queste parole sono già realtà, se si vuole sostenere la ripresa del comparto industriale, è fondamentale ripensare l’impresa, il modo in cui essa sta sul mercato ed organizza il lavoro. Credo che il Governo stia interpretando bene una delle modalità di sostegno all’impresa, e cioè l’esigenza di porre i poteri pubblici come in una funzione di accompagnamento e non di ostacolo alla crescita delle forze imprenditoriali; di qui, la riforma della PA e della giustizia civile, lo snellimento delle normative, la riduzione delle tempistiche, le politiche di incentivo, detassazione e decontribuzione. Accanto a queste azioni, va ripresa una politica industriale per l’Italia: non ricette ormai inefficaci nel contesto globale, ma utilizzo coordinato di tutte le leve possibili nella disponibilità del pubblico, priorità ad istruzione e innovazione, visione sui settori industriali più suscettibili di crescita, chiarezza sui fattori strutturali di competività su cui intervenire. Inoltre, è necessario investire su un grande piano infrastrutturale per il Mezzogiorno, il più importante bacino di risorse inespresse per l’Italia. Credo, tuttavia, che il principale fronte economico da approcciare riguardi l’occupazione giovanile. Le nuove generazioni vivono situazioni lavorative e prospettive di vita spesso drammatiche a cui bisogna dare risposte corali e subitanee.

La partecipazione dei giovani al dibattito politico

5) Sei favorevole all’estensione del voto ai ragazzi di almeno 16 anni?

Può essere un’esperienza da provare nelle elezioni amministrative, così da favorire la consapevolezza dei 16enni ai problemi della vita cittadina. In linea di massima, terrei la maggiore età come soglia per l’accesso ai diritti dell’elettorato. La riforma costituzionale dovrebbe risolvere un limite importante alla partecipazione al voto, e cioè la previsione di un divario di età tra l’elettorato attivo e l’elettorato passivo. Ciononostante, penso che, in materia di diritto al voto, sia imprescindibile l’introduzione del diritto di voto fuorisede. Con la riforma della legge elettorale siamo riusciti a introdurre la possibilità di votare lontano dal luogo di residenza per gli italiani temporaneamente all’estero, ad esempio gli studenti Erasmus. Ora si tratta di fare la stessa cosa per chi vive in Italia, ma in un’altra regione rispetto a quella di residenza. Parliamo di centinaia di migliaia di studenti fuorisede e lavoratori pendolari di lungo raggio, che vorrebbero esercitare il loro diritto al voto, ma non possono tornare nella città di residenza (a volte comporterebbe fare centinaia e centinaia di chilometri nell’arco di poche ore) nei giorni del voto. Basterebbe introdurre la possibilità di votare a distanza (le modalità sono diverse e sperimentate in tanti Paesi del mondo) per rendere effettivo il diretto di voto per giovani e meno giovani. In questo modo si risparmierebbero anche i soldi per le agevolazioni su treni e aerei previste per chi torna a casa a votare.

6) Quali saranno i pilastri della vostra azione nel prossimo futuro?

Pochi giorni fa, sabato 21 maggio, la Direzione nazionale ha eletto la nuova segreteria dei Giovani Democratici: si tratta di una squadra rinnovata, capaci, molto motivata, con tante ragazze competenti e diversi giovani amministratori.Nelle prossime settimane, tutti insieme definiremo la nostra agenda e le priorità per i mesi che verranno. Credo che alcuni temi da affrontare li abbiamo delineati in questo dialogo, ma sono tante le istanze di cui i Giovani Democratici possono farsi portatori, quelle riguardanti lavoro, istruzione e diritti di una generazione su tutte.

 

1 Commento

  1. Corrado Truffi

    Molte cose interessanti e utili in questa intervista. Mi è piaciuta molto la risposta sul voto ai sedicenni dove molto giustamente si punta su altri aspetti, come il voto per corrispondenza. E mi piace moltissimo l’idea, in questo momento molto illuminista e tuttavia più che gista, degli Stati Uniti d’Europa.
    Ciò detto, mi piacerebbe aggiungere due domande un po’ cattive:

    1) parlando di Boccia, si cita il “costo del lavoro” come problema annoso del sistema Italia. Spero intendessi il famoso “cuneo fiscale” e non l’intero costo, visto che i redditi da lavoro in italia sono decisamente depressi e minori che altrove. Il problema vero, mi sembra, è la produttività. E sul costo del lavoro, e proprio di uno dei lavori della modernità – il lavoro nel digitale – consiglio la lettura di questa illuminante storia: https://medium.com/@alfonsofuggetta/lipocrisia-di-un-mercato-malato-fc1be9a791cc#.2apx064np

    2) nel lontano 1972, a 15 anni, ho preso la mia prima tessera di un’organizzazione giovanile, antenata dei giovani democratici: la FGCI. Ma nel 1977 avevo già la tessera del PCI, perché alla maggiore età o poco più la tessera giovanile era considerata un non senso – non so se fosse perfino vietato. Capisco che il concetto di giovinezza è molto cambiato con il tempo, e sarebbe insensato non tenerne conto. Però resta vero che la tendenza molto italiana a restare giovani e giovanilisti a lungo è anche un problema. Insomma, prolungare troppo la permanenza dei militanti nei GD non rischia di farne una riserva indiana che finisce per non disturbare il “manovratore”, ossia il partito dei “grandi”?

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