I senza fissa dimora: problema sociale, non questione di decoro

di Francesca Danese e Estella Marino.

IMG_7015 by pepasaera

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Che a Roma ci sia un problema di manutenzione del verde è evidente ed è legato ad una gestione caotica ed opaca, a cui prima e dopo mafia capitale si è tentato di porre rimedio, cercando di riportare tale gestione sui binari corretti del codice appalti. Sono state annullate, dopo averle sospese per fare chiarezza, tutte le “garette” (affidamenti diretti o a trattativa privata senza pubblicazione di gara) e si è dato l’indirizzo politico di impostare dei nuovi appalti annuali o pluriennali attraverso gare con bandi pubblici, divisi in lotti sia per la manutenzione orizzontale (lo sfalcio e la pulizia di giardini, aiuole, ville) sia per la manutenzione verticale (la cura e la potature delle migliaia di alberature dei nostri viali alberati, quartieri, ville e giardini).

Tutto questo si è scontrato con una  incapacità e non preparazione degli uffici tecnici del servizio giardini alla redazione di bandi e capitolati di appalti pubblici di lavori, servizi e forniture, spesso “sovra soglia europea” il che significa la pubblicazione dei bandi non solo a livello nazionale ma anche in gazzetta europea. Queste difficoltà sono proseguite sotto il Commissario Tronca, e pare proeguano anche ora, come se nessuno riuscisse a dotare quegli uffici delle risorse umane adeguate e preparate per affrontare quel compito (e poco era riuscito anche a noi nonostante le innumerevoli richieste, perorate con particolare intensità al segretario/direttore generale del Comune).

L’unico appalto annuale che è riuscito ad andare in gara è quello relativo al monitoraggio e censimento delle alberature, che però da mesi e mesi sembra sia bloccato da un ricorso al TAR. Anche la pubblicazione di questa gara ha necessitato innumerevoli sollecitazioni frutto esclusivamente dell’angoscia per un patrimonio arboreo sempre più vecchio e che necessita di un monitoraggio per rilevare le eventuali situazioni di rischio crolli.

Con questa difficoltà sullo sfondo e appunto senza nascondere i problemi che ci sono sulla gestione e manutenzione del verde a Roma, c’è un tema però che merita ben altro sguardo ed è inaccettabile venga sempre visto come un problema di decoro. Sono i numeri pesanti e allarmanti delle persone senza fissa dimora a Roma, esito di una crisi economica e sociale che si è acuita nell’ultimo decennio: si stima che siano ormai 8.000 circa.
Ovviamente l’effetto più visibile in città di questa crisi è l’uso degli spazi pubblici come camere da letto, camere da pranzo, bagni. È l’uso soprattutto delle aree verdi, ma anche portici, strade e piazze, come riparo, come giaciglio per la notte, di punti dove attrezzarsi per preparare un pasto e di anfratti da usare come bagni e infine di nasoni e fontane per lavarsi.

Ma questi effetti non si risolvono attraverso la manutenzione del verde o l’aumento dei servizi di igiene pubblica perché non hanno a che vedere coi normali usi di un parco o di una piazza, per cui i servizi pubblici di cura della città (anche quelli che funzionano) non sono dimensionati per un tale “carico antropico”.

Ma soprattutto queste situazioni sono indice di una crisi economica e sociale, di uomini e donne che non hanno un posto dove dormire e un pasto caldo di giorno, di vite in difficoltà che non possono essere ridotte ad un problema di ordine pubblico e di pulizia dei giardini!

C’è un dramma di fondo, sociale, ed è a quel dramma, alla radice di quel problema che la politica deve saper dare delle risposte. Tra gli 8mila ci sono sempre più italiani: assistiamo tra l’altro anche ad un fenomeno di migrazione di ritorno, come negli anni sessanta (italiani che partono dal Sud per cercare lavoro nel terziario e non lo trovano), che si aggiungono ad anziani, malati cronici e padri separati. Ogni sera le associazioni di volontariato portano cibo, coperte, assistenza a queste persone. Portano soprattutto rapporti umani, il cui valore nessun bilancio può quantificare. Anche le parole sono importanti.

La giunta precedente si era adoperata per affrontare per tempo l’emergenza freddo – oltre all’emergenza estate – approntando un piano inverno e un piano caldo. Siamo alla fine di ottobre e ancora non si sa cosa succederà all’arrivo del freddo.

I posti di accoglienza nella città non bastano e negli anni sono venuti a mancare anche quei piccoli supporti che potevano essere i bagni pubblici aperti: c’è chi non ha neanche un euro per entrare in quelli a pagamento. Nel frattempo continuano gli sfratti e il problema drammatico della casa a Roma non trova risposte.

La sicurezza sociale non è una questione di polizia o di decoro, ma di politiche sociali. Perché non potenziare il cohousing, permettendo ad anziani con la pensione al minimo di convivere, suddividendo le spese? Le due esperienze attualmente in atto a Roma non sono sufficienti. E perché non riprendere il progetto, rimasto nel cassetto, di facilitare l’incontro tra studenti fuori sede e anziani in difficoltà economica: la convivenza potrebbe risolvere molti problemi per entrambi.

Servono risposte per il disagio psichico, di cui spesso i senza fissa dimora sono portatori. Così come servono, all’interno del servizio sanitario, procedure di accoglienza che permettano di non rimandare in strada persone senza casa che hanno appena subìto interventi chirurgici anche gravi, come invece attualmente succede. Aggiungiamo che i centri di accoglienza sono quasi tutti in periferia, difficilmente raggiungibili, soprattutto da persone in difficoltà. Occorrerebbe un serio lavoro sui beni sequestrati alle mafie – come abbiamo già fatto per altri problemi – per creare strutture adeguate e con posti sufficienti.

Tra gli homeless ci sono poche persone che corrispondono allo stereotipo romantico del clochard francese; per la maggior parte si tratta di persone che hanno sofferto e che soffrono e che volentieri lascerebbero la strada. Tutte queste persone si riversano, come abbiamo già detto, sui marciapiedi, nei parchi, nelle piazze. Da una parte fanno paura, suscitano inquietudine nei cittadini, dall’altra sono esposti a qualunque forma di prepotenza e violenza, e perfino di sfruttamento (come dimenticare che proprio a degli ignari senza fissa dimora sono state intestate società e beni di vario tipo, da sfruttatori senza scrupoli?).

Queste persone sono il sintomo di un modello di società che respinge ed emargina i nuovi e vecchi poveri. Ma, ribadiamo, non si tratta di un problema di decoro: etica ed estetica sono inscindibili. Il verde e il welfare anche.

 

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