Il ruolo delle città medie nell’organizzazione del territorio

di Marco Pompilio.

Città Alta bike_013.jpg by Valentina Barreca

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La Legge Delrio individua dieci città metropolitane, ma dimentica l’importanza che capoluoghi di provincia e centri urbani di media grandezza hanno nell’organizzazione del territorio. I sistemi metropolitani si collegano con il più ampio contesto internazionale, ma per potere funzionare devono avere la possibilità di interagire con un retroterra, produttivo e anche culturale, fatto di città di media grandezza e di piccole realtà locali. Nel nostro Paese, forse di più che in altri, l’organizzazione del territorio è policentrica e richiede, per funzionare in modo organico, l’interazione di tutte le sue componenti, dalla più piccola alla più grande, nessuna esclusa.

Nelle realtà piccole, di vallata, decentrate, sono presenti patrimoni e risorse poco noti o trascurati, così come comparti produttivi altamente specializzati e capaci di competere a livello internazionale. Queste realtà hanno nelle città di media grandezza un riferimento importante per l’offerta di servizi, e il collegamento verso le aree metropolitane e i mercati internazionali. Queste città sono eredi di una cultura di governo maturata secoli addietro nei liberi comuni e nelle città stato, un patrimonio identitario unico, che contribuisce a caratterizzarci e distinguerci rispetto alle altre nazioni. Un patrimonio nato dalla competizione tra città che se da un lato è stata accompagnata da periodi lunghi di guerre sanguinose, dall’altro è stata una formidabile spinta all’innovazione in tutti i campi: scientifici, tecnici, umanistici, artistici.

Queste città vivono oggi in stretta simbiosi con gli altri comuni del territorio di riferimento, in una situazione di reciproca influenza su molti temi, a volte cooperativa a volte conflittuale. Gli strumenti di pianificazione della città, per quanto conformativi solo sul territorio amministrato, hanno generato condizionanti esternalità sui territori dei comuni limitrofi, non solo confinanti. Spetta alla provincia mediare e proporre una soluzione equilibrata tra le esigenze di comuni grandi e piccoli, compito al quale assolveva prima della Riforma Delrio con gli organi ad elezione diretta. Oggi i comuni votano gli organi dell’ente con peso ponderato rispetto alla popolazione, e le città medie si trovano di fatto ad avere un peso determinante all’interno dell’ente intermedio. Spetta loro farsi carico del coordinamento con i comuni limitrofi, così come svolgere un ruolo di stimolo e traino nell’organizzazione e nella promozione del territorio. La normativa attuativa della Riforma Delrio, quella nazionale o almeno quella regionale, dovrebbe riconoscere questa particolarità. Non si tratta di ampliare il numero delle città metropolitane, già piuttosto elevato rispetto ai criteri adottati in altri paesi europei, ma di introdurre per esempio una configurazione un po’ diversa per il piano urbanistico delle città medie.

Ai contenuti urbanistici classici, conformativi del territorio entro i confini amministrativi, potrebbe essere affiancata una parte più strategica, non conformativa, che affronti le questioni di area vasta anche riferendosi ove occorra ai territori dei comuni limitrofi. Questa potrebbe avere valore propositivo, da discutere con i comuni interessati. Una volta fissati tramite intese e accordi gli obiettivi e le strategie, i contenuti potranno essere tradotti in azioni attuative e conformative da ogni comune attraverso il proprio strumento urbanistico. La cooperazione tra comuni potrebbe essere ancora più efficace se facilitata e supportata tecnicamente nello sviluppo del lavoro dagli uffici della provincia.

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