Marco Graziano. Menzione Speciale Temi Economici, Premio Jo Cox

di Marco Graziano.

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iMille pubblicheranno fino al 19 gennaio le biografie e riassunti di tesi della vincitrice e delle quattro menzioni speciali del Premio di Laurea Helen Joanne “Jo” Cox per Studi sull’Europa. Oggi e’ la volta di Marco Graziano, Menzione Speciale per Temi Economici. La tesi di Marco si concentra sull’impatto che il processo di integrazione monetaria europea ha avuto sulla qualita’ della politica monetaria, definita come il grado di indipendenza, rendicontazione dell’operato e trasparenza della banca centrale. La tesi suggerisce che, contrariamente a quanto sostenuto dai critici dell’integrazione monetaria europea, l’Italia ha tratto maggiori benefici da tale processo di paesi quali la Germania.

 

Biografia

Marco si è laureato con 110 e lode all’Università Bocconi nel corso di laurea in Economia e Scienze Sociali e sta ora frequentando il MPhil in Economics all’Università di Oxford. Nel corso della laurea triennale, ha studiato presso il Dartmouth College negli Stati Uniti nell’ambito di un programma di scambio. Appassionato della storia dell’integrazione europea, nei suoi anni a Milano ha frequentato diversi corsi del diploma in Affari Europei all’ Istituto per gli Studi di Politica Internazionale. Animato da un forte interesse per il giornalismo economico, Marco ha scritto per eKuota, una start-up che offre servizi finanziari, e per il Dartmouth Business Journal, oltre ad essere un membro della redazione di Tra I Leoni, il giornale studentesco ufficiale dell’Università Bocconi.

 

Tesi Central Bank Governance, European Integration and Monetary Policy Quality: Evidence from Italy

Questa tesi analizza l’impatto sulla qualità della politica monetaria italiana avuto dai cambiamenti istituzionali apportati dal processo di integrazione monetaria europea. La qualità istituzionale della banca centrale è misurata tramite indicatori di indipendenza, rendicontazione dell’operato della banca e trasparenza. Inoltre, viene introdotto un indice comprensivo di qualità istituzionale che combina questi tre parametri. Paragonando la Banca d’Italia con la Banca Centrale Europea secondo questi criteri, emerge un significativo miglioramento nella qualità istituzionale dell’ente responsabile della politica monetaria italiana. La qualità della politica monetaria è invece definita come la differenza tra il tasso di rifinanziamento principale della banca centrale e il tasso ottimale per le condizioni economiche del paese. Quest’ultimo viene definito come il tasso suggerito dalla regola di Taylor, che approssima il tasso di interesse che massimizza il benessere del consumatore “medio”. Dopo aver definito il tasso ottimale, la tesi presenta un modello teorico che incorpora i parametri di indipendenza, rendicontazione e trasparenza della banca centrale, mostrando come valori bassi nei parametri di qualità istituzionale dovrebbero influenzare negativamente la qualità della politica monetaria. In aggiunta, la tesi discute gli altri effetti, oltre le migliorie istituzionali, che l’integrazione monetaria potrebbe avere sulla qualità della politica monetaria. In particolare, ci si concentra sulla differenza tra le variabili economiche nella nazione considerata e quelle dell’area economica considerata dalla banca centrale nel prendere le sue decisioni. Le variabili economiche considerate sono l’inflazione, definita rispetto all’obiettivo stabilito dalla banca centrale, e il prodotto interno lordo, definito rispetto al prodotto interno lordo potenziale, ovvero il livello produttivo che può essere sostenuto dall’economia nel lungo periodo mantenendo un tasso di inflazione stabile. Un’unione monetaria dovrebbe causare un aumento nella differenza tra le variabili della nazione considerata e quelle dell’area economica soggetto dell’azione della banca centrale perché quest’ultima, dopo un’unione monetaria, considera un insieme più vasto di nazioni. Tuttavia, nel caso dell’Europa, prima della completa integrazione monetaria vigeva il Sistema Monetario Europeo, in cui le banche centrali nazionali dovevano di fatto seguire la politica dei tassi di interesse della Bundesbank. Di conseguenza, l’effetto dell’Unione Economica e Monetaria sui differenziali considerati non può essere stabilito a priori.

Successivamente, viene effettuata un’analisi empirica, che mostra in primo luogo come la qualità istituzionale dell’ente addetto alla politica monetaria italiana sia correlata positivamente alla qualità della politica monetaria, sebbene non si possa dare a questo risultato un’interpretazione causale. In seguito, questa correlazione viene testata tramite un paragone tra l’Italia e la Germania prima e dopo l’introduzione della Banca Centrale Europea. Questa tecnica permette di eliminare sia l’interferenza di tendenze comuni che potrebbero aver influenzato sia la qualità della politica monetaria di entrambe le nazioni nel periodo considerato, sia quella di caratteristiche specifiche delle due nazioni slegate dall’introduzione dell’Unione Economica e Monetaria. La Germania viene scelta come termine di paragone perché la Bundesbank venne presa a modello istituzionale per la Banca Centrale Europea, limitando dunque la portata del cambiamento istituzionale per quanto riguarda la Germania. Ipotizzando che la qualità della politica monetaria sia influenzata dall’introduzione della BCE attraverso il canale della qualità istituzionale, questa caratteristica rende la Germania una scelta appropriata. L’analisi empirica mostra un effetto positivo dell’integrazione monetaria europea sulla qualità della politica monetaria in Italia, ma i risultati perdono di significanza statistica includendo come variabile di controllo la differenza tra il tasso di inflazione italiano e quello dell’area di riferimento della banca centrale responsabile della politica monetaria italiana. Tale area era la Germania (di fatto) nel regime del Sistema Monetario Europeo e l’intera Unione Europea nel regime dell’Unione Economica e Monetaria. Di conseguenza, l’analisi empirica suggerisce che un fattore chiave nel miglioramento della qualità della politica monetaria italiana è stato il fatto che il tasso di inflazione italiano è più vicino a quello europeo dopo il 1999 di quanto non fosse vicino a quello tedesco prima del 1999.

La principale implicazione di policy che si può trarre da questo studio è la rivalutazione della popolare opinione secondo cui l’introduzione dell’Euro beneficiò la Germania a scapito di nazioni periferiche dell’UE come l’Italia. L’analisi dei dati svolta suggerisce che, almeno considerano il criterio dell’adeguatezza della politica monetaria alle condizioni economiche italiane, l’evoluzione verso un’unione monetaria completa ha migliorato significativamente la situazione per l’Italia rispetto al Sistema Monetario Europeo, che imponeva alla Banca d’Italia di seguire la politica monetaria tedesca a prescindere dalle implicazioni per l’economia italiana. Contrariamente, la condizione della Germania è inequivocabilmente peggiorata perché nel regime precedente la Bundesbank godeva di un ruolo di leader e, coerentemente con il suo mandato, si curava solo della stabilità dei prezzi tedeschi, potendo dunque fissare il tasso di interesse ottimale per l’economia tedesca. La Banca Centrale Europea, invece, fissa il tasso di interesse secondo le necessità dell’economia dell’intera Unione Europea, con il risultato che il tasso fissato dalla BCE è differente da quello ottimale per la Germania. In conclusione, il completamento dell’integrazione monetaria europea dovrebbe essere considerato un evento benefico per l’Italia nella misura in cui ha garantito che i tassi di interesse siano più adeguati ai bisogni dell’economia nazionale.

 

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