Il balletto NO TAP

di Terenzio Longobardi.

Pipeline by Bradley Higginson

Pipeline by Bradley Higginson

Ricordando i fasti della danza resa celebre da Fred Astaire e Ginger Rogers, assistiamo in questi giorni in terra di Puglia al balletto NO TAP, inscenato dai manifestanti contrari al passaggio, con relativo espianto di alcune centinaia di ulivi, del nuovo gasdotto proveniente dall’Azerbaijan (Trans Adriatic Pipeline). E’ uno dei tanti balletti del genere NIMBY (Not IN My Backyard), particolarmente preferiti da un popolo di ballerini, a leggere i grandi ascolti di trasmissioni televisive come “Ballando sotto le stelle”.
Fuori dalla metafora e prima di entrare nel merito della questione, ciò che appare inaccettabile in questa come in tante altre analoghe vicende, è la pretesa delle popolazioni locali di decidere da sole su temi di rilevanza strategica nazionale, sui quali sarebbe opportuno effettuare eventualmente consultazioni popolari, ma coinvolgendo tutto il Paese, vista la dimensione dei problemi e degli interessi in gioco. Cerchiamo perciò di analizzare, con l’ausilio di qualche grafico, la natura e l’entità della questione energetica connessa all’uso del gas naturale in Italia.

Il gas naturale è un combustibile fossile strategico per il nostro Paese. Copre circa il 30% del Consumo Interno Lordo di energia primaria. E’ fondamentale in tanti settori, dal riscaldamento domestico agli usi industriali, fino ad arrivare alla produzione di energia elettrica, come vediamo nel primo grafico (i dati sono in miliardi di metri cubi). E’ considerato un combustibile di “transizione”, in attesa della piena competitività tecnologica ed economica delle fonti rinnovabili, che in Italia hanno avuto negli ultimi anni uno sviluppo senza precedenti. E’ il combustibile fossile meno inquinante e con minori emissioni di gas serra, rispetto al carbone e al petrolio. Anche grazie al suo uso, l’Italia è riuscita a rispettare gli impegni internazionali per la lotta ai cambiamenti climatici.

Consumi per settore

Consumi per settore

 

Vediamo ora come ci approvvigioniamo di questo combustibile strategico, aspetto cruciale del problema. Nel secondo grafico, osserviamo l’evoluzione storica delle importazioni di gas naturale negli ultimi venticinque anni. Da alcuni anni assistiamo a un calo delle importazioni, causato principalmente dalla crisi economica e dalla concorrenza delle energie rinnovabili(1) nella produzione di energia elettrica. Comunque, oggi le importazioni si attestano su valori di circa 60 miliardi di metri cubi. Il grafico ci mostra chiaramente che per lungo tempo, gran parte di questo fabbisogno è stato importato da due soli paesi, la Russia e l’Algeria.

Evoluzione storica importazioni

Evoluzione storica importazioni

Importazioni 2015

Importazioni 2015

Dal 2012 però, i flussi di importazioni dall’Algeria sono bruscamente calati, per una serie di fattori concomitanti (2)tra cui il peggioramento della qualità del gas algerino. Nel 2015, come si vede nel terzo grafico, la Russia ha coperto quasi il 50% della nostra domanda e, anche se negli ultimi tempi le importazioni dall’Algeria sono tornate a crescere, appare evidente la vulnerabilità di un sistema di approvvigionamento così sbilanciato verso un unico fornitore.

Come avevo segnalato in questo articolo(3) di qualche anno fa, ai rischi connessi alle improvvide sanzioni economiche per i fatti ucraini, che potrebbero innescare un pericoloso disimpegno  della Russia a favore di altri mercati di sbocco come quelli cinesi, si aggiungono altre preoccupazioni poco note circa la possibile saturazione della capacità produttiva russa. Appare quindi evidente che in questa situazione, un’ulteriore diversificazione delle fonti di approvvigionamento, sia altamente auspicabile. Anche perché è inutile illudersi sulle residue disponibilità di gas naturale dei pozzi presenti sul territorio nazionale. La produzione nazionale ha costituito un grande fattore di emancipazione energetica e politica del nostro Paese fino all’inizio degli anni ’70. Dopo un picco agli inizi del 1990, è in costante calo ed oggi copre appena il 10% del fabbisogno totale (in questo recente articolo (4)ho descritto la non entusiasmante situazione delle risorse fossili nazionali).

Concludendo, il gasdotto TAP è un tassello importante della necessaria diversificazione delle forniture energetiche di cui ha bisogno l’Italia. L’impatto ambientale di tale infrastruttura si può ragionevolmente attenuare, tenendo sempre presente che una maggiore abbondanza di gas naturale, consente un più efficace contrasto al possibile uso di combustibili fossili molto inquinanti come il carbone, nella produzione di energia elettrica.

(1)http://archivio.imille.org/2015/09/sogno-rinnovabile-di-fine-estate/

(2)http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2014-01-23/gas-avariato-algeria-e-italia-taglia-import-123208.shtml?uuid=ABARoir

(3)http://archivio.imille.org/2014/03/il-ruolo-delle-risorse-energetiche-nella-crisi-russia-ucraina/

(4)http://www.imille.org/2016/04/oltre-il-referendum-la-strategia-energetica-nazionale/

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