Per la CEU e la libertà, un appello a Orbán e all’Europa

di Ornella Darova.

Central European University by DSCN3203

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Appello dei Jo Cox Laureates.

Analizzando le rassegne di autorevoli siti di graduatorie internazionali delle università, la Central European University (CEU) si classifica tra le prime 50 istituzioni di eccellenza a livello mondiale nell’insegnamento delle Scienze Politiche e Studi Internazionali. Fondata nel 1991 da George Soros, magnate ungherese naturalizzato americano, dal momento della sua istituzione la mission della CEU è stata la promozione attiva del dialogo interdisciplinare, fondato su solide basi scientifiche, finalizzato alla ricerca di soluzioni per la buona governance, lo sviluppo sostenibile e la trasformazione sociale.

L’ateneo che – a buon diritto – dovrebbe essere il fiore all’occhiello del sistema di istruzione superiore ungherese nel campo delle scienze sociali, minaccia ora di chiudere a causa di quello stesso spirito critico che ha caratterizzato l’istituto dalla sua fondazione. Il pensiero critico, le proposte di cambiamento sociali e l’apertura al multiculturalismo proposti dalle CEU non possono essere definiti elementi ben graditi dal governo del Primo Ministro Viktor Orbán, che ha reagito denunciando la presunta illegalità dell’ateneo.

La proposta di emendamento all’Atto CCIV del 2011 sull’Istruzione Superiore Nazionale presentata il 28 marzo in Parlamento prevede un inasprimento delle regole nelle emissioni dei titoli di laurea che renderebbe di fatto impossibile per la CEU e per qualsiasi altra istituzione accreditata in altri Paesi oltre all’Ungheria di operare sul territorio nazionale. Nello specifico, se l’emendamento venisse approvato, la CEU – università accreditata in Ungheria e negli USA – sarebbe costretta ad introdurre modifiche draconiane, tra le quali: il cambio di nome dell’ateneo; l’apertura di una sede in territorio statunitense; l’invio dei nomi dei candidati selezionati per l’insegnamento, per la revisione e l’approvazione del governo; e la necessità di ottenere la firma di Trump e Orbán per la sigla di un accordo ad-hoc di sostegno all’istituzione. Sarebbe impossibile per Soros, fermo oppositore di entrambi i leader, ricevere il benestare dei due governi previsto dalla nuova norma.

Quest’ultima mossa si colloca all’interno del filone di azioni intraprese dal Primo Ministro ungherese apparentemente disegnate ai danni di Soros: risale a gennaio il provvedimento attuato da Fidesz – il partito di destra di Orbán, al potere dal 2010 – di messa al bando delle ONG operanti nel settore dei diritti civili, accusati di essere al servizio dei ‘poteri forti’ internazionali. La Open Society Foundations, fondata e guidata da George Soros, è tra le ONG sospettate di orchestrare trame ai danni del Paese. L’ironia della sorte vuole che Orbán stesso abbia beneficiato nel 1989 di una borsa di studio per studiare ad Oxford offerta dalla Open Society Foundations e destinata proprio a ‘giovani dissidenti’ nel regime comunista. La Open Society Foundations stessa si è schierata a favore della CEU, denunciando il governo ungherese di voler soffocare la libertà accademica.

L’emendamento presentato in Parlamento è in linea con la politica portata avanti da Viktor Orbán dalla seconda metà degli anni novanta. Con successo, il governo di Fidesz ha approvato leggi che hanno profondamente modificato l’Ungheria – la più controversa delle quali è sicuramente la riforma costituzionale entrata in vigore nel 2012. Nonostante le critiche, la nuova Legge Fondamentale ungherese sostiene pochi dei valori democratici che un Paese membro dell’UE dovrebbe essere tenuto a proteggere.

Il Rettore della CEU, Michael Ignatieff, ha incontrato il Ministro dell’Istruzione, Laszlo Palkovics, per chiarire l’ammissibilità giuridica della CEU ad operare nel Paese e, soprattutto, per richiedere il ritiro del disegno di legge. Dati gli esiti infruttuosi della discussione, il rettore ha annunciato un viaggio d’urgenza negli USA per avviare consultazioni con i legislatori americani e presentare il caso ai media d’oltreoceano. Al riguardo, è già attiva una campagna Twitter (#IstandwithCEU o, in ungherese, #aCEUvalvagyok) che ha raccolto sostenitori da ogni parte del mondo. Andras Lanczi, rettore della Corvinus University di Budapest, si è schierato a favore del collega Ignatieff affermando che è nell’interesse di tutte le istituzioni accademiche che la legislazione nazionale rispetti la diversità delle istituzioni e permetta a tutti di operare nel Paese. Eppure, nonostante la difesa della libertà accademica sia un argomento scevro di logiche partitiche, il sostegno alla CEU verrà inevitabilmente interpretato come una presa di posizione contro il governo: proprio perché l’attacco strumentale di Orbán è politicamente mirato alla persona di Soros, l’appoggio alla campagna della CEU non può essere bipartisan.

Mentre gli Stati Uniti stessi si sono detti molto preoccupati dai recenti sviluppi, come comunicato dal Chargé d´Affaires dell’Ambasciata americana, è preoccupante notare come la European University di San Pietroburgo stia affrontando la stessa minaccia. Se ‘scientia potentia est’, sapere è potere, l’indebolimento dei centri dell’apprendimento è l’ennesimo segnale della deriva autoritaria che ad est del vecchio continente continua su più fronti a rafforzarsi. Nel frattempo, i leader europei tardano a farsi sentire (la Francia è stata un’eccezione, con una lettera dal Ministero degli Esteri).

Proprio oggi è stata promulgata una lettera a Orbán, firmata dai rettori e cancellieri di 23 università degli Stati Uniti e dell’Europa (MIT, Princeton, Yale, ma anche Oxford, Sciences Po e Berlino), dove si leggono parole di grande preoccupazione per la libertà accademica e scientifica, vitale per il proseguimento delle attività della CEU, che si distingue per una straordinaria reputazione internazionale. E chiaramente, si teme un precedente che possa essere seguito da altri.

Noi, Jo Cox Laureates, vogliamo unirci a questo appello, e chiediamo una risposta congrua dalle istituzioni europee. Di fronte alla negazione palese di un diritto tanto importante, come la libertà d’espressione, non si può tacere.

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