Addio a Ugo Fabietti, l’antropologia piange la sua scomparsa

di Silvia Grossi.

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Autore dei principali manuali italiani sulla disciplina, ha formato generazioni di studenti.

 

L’ultima volta che gli ho parlato eravamo in fila, con i vassoi, in mensa universitaria. Ero di ritorno da un viaggio sul Triangolo d’oro, che collega Thailandia, Laos e Myanmar e avevo assistito ad un rituale esercitato dalle donne Karen. Cercavo una sua interpretazione, un suo assenso o un suo diniego alla mia ipotesi. Mi ha semplicemente sorriso, come lui faceva sempre, e mi ha detto: “Siedi con me. Lassù ci sei stata tu, non io. Raccontami la tua di interpretazione, ne hai gli strumenti e la facoltà per farlo. Non sarò certo io a confutarla”.
Il Professor Ugo Fabietti era l’Antropologia in Italia. Ma era anche disciplina e umiltà, autorità, autorevolezza e generosità. L’Italia, domenica, ha perduto un uomo di inestimabile valore.

Professore di Antropologia delle Religioni e Antropologia storica all’Università di Milano Bicocca, che ha contribuito a fondare, Fabietti si è spento, dopo mesi di battaglia contro un’inesorabile malattia, all’età di 66 anni. Con la scomparsa di Ugo Fabietti, si perde la voce più significativa e più conosciuta della disciplina antropologica in Italia. Per decenni gli studenti hanno incontrato le sue teorie sui manuali dedicati (Storia dell’ Antropologia, Elementi di Antropologia, Materia sacra, per citare i più noti) e continueranno ad affrontare e a portare avanti le sue interpretazioni più dense.
Sua la prospettiva antropologica più recente, che smonta stereotipi e luoghi comuni sul Medio Oriente e sulla vita delle sue popolazioni. I quesiti avanzati da Fabietti, non più tardi dello scorso anno nella sua ultima opera, restano al centro dei dibattiti più accesi non soltanto confinati negli ambienti accademici. Cos’è identità islamica? Qual è il punto di incontro tra politica e religione in quell’area? Quali le dinamiche sociali prevalenti a seguito della creazione degli stati nazionali e con l’egemonia acquisita da alcuni Paesi rispetto ad altri? E qual è, oggi, il ruolo dell’Arabia Saudita nel successo del fondamentalismo islamico?

Fabietti ha coniugato gli anni di ricerca sul campo tra i Beduini nomadi del Gran Nefud e tra gli agricoltori del Baluchistan meridionale in Pakistan e in Africa settentrionale e subsahariana con la costruzione di teorie antropologiche forti sui temi dell’identità etnica, della memoria, della materialità delle religioni, della mimesi della cultura, nonché argomenti di epistemologia e storia dell’antropologia.
Nato a Milano nel 1950, ha compiuto gli studi universitari a Milano e Pavia, dove si è laureato nel 1975 in Filosofia teoretica. Tra il 1976 e il 1978 ha studiato Antropologia sociale all’EHESS di Parigi e ha proseguito gli studi di Filosofia a Pavia. Nel 1978 ha conseguito il Diploma in Antropologia sociale (Studi Africani) all’EHESS e quello di specializzazione in Filosofia presso l’Università di Pavia.
Nel corso della sua carriera ha organizzato importanti convegni internazionali e faceva parte, con colleghi italiani, svizzeri e francesi, del “GRECSA” (Groupe de recherche sur la construction de l’objet anthropologique). Ha fatto parte della redazione di Nomadic Peoples e del Consiglio Direttivo dell’Associazione Italiana per le Scienze Etno-Antropologiche (AISEA). E’ stato Professeur Visitant presso l’EHESS di Parigi e ha diretto per due anni (1997 e 1998) il Dipartimento di Studi Sociali dell’Università di Firenze.

Ha diretto l’Annuario di Antropologia ed è stato direttore scientifico del CREAM (Centro di Ricerche Etno-Antropologiche di Milano).
Tra le sue pubblicazioni principali:
Antropologia culturale. L’esperienza e l’interpretazione, Laterza, Roma, 1999
Storia dell’antropologia, Zanichelli, Bologna, 2001
Culture in bilico. Antropologia del Medio Oriente, Bruno Mondadori, Milano, 2002
Elementi di Antropologia culturale, Mondadori Università, Milano, 2004
Antropologia culturale. Le esperienze e le interpretazioni, Laterza, Roma, 2005

 

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