Elezioni in Germania e Partito Pirata: il saluto degli outsider

di Marika D’Ambrosio.

aBPT Piratenpartei 2014.2 by Piratenpartei Deutschland

Dopo il fiasco elettorale di Düsseldorf dello scorso week-end, il partito socialdemocratico tedesco (SPD) avverte una certa paralisi da shock. Martin Schulz ha già perso la corsa al Bundestag? I verdi hanno davvero raggiunto il fondovalle? E come andrà a finire con i populisti dell’AfD? Domande avvincenti che riempiono al momento il menù politico alemanno. Eppure mentre tutti sono concentrati sul buffet e sui cerimoniali, quasi nessuno si prende del tempo per un ultimo saluto a uno dei commensali. Il piatto è servito e l’acquolina già sale in bocca. Prima di gozzovigliare però concediamoci ancora una riflessione di rito. Berlino, Saarland, Schleswig-Holstein e adesso anche il Nordrhein-Westfalen. Il Partito Pirata, avviatosi nel 2006 in politica come presunto update della democrazia, vola – come previsto – fuori dai quattro parlamenti regionali e lo fa accompagnato dalla funebre prospettiva di non poter più rappresentare le esigenze di un gran numero di elettori. A sostenerli ancora è a mala pena l‘1% dei votanti.

L’esperimento può dirsi concluso e in un certo senso fallito.
Sin dall’inizio la Piratenpartei Deutschland ha cercato di rifuggire dal classico schema politico. È a favore dei lavoratori o dei percettori di reddito elevato? È per la libertà o per l’ingerenza statale? Si posiziona a destra o a sinistra? I Pirati si sono sempre presentati come sganciati da un’ideologia, vendendosi al contrario come “pragmatici” (#smartgerecht il loro hashtag-slogan, come a dire “smart e giusti”). Dopo 5 anni al Landtag è comunque ancora molto difficile comprendere la posizioni dei Pirati. Ad averli resi famosi fu la censura di internet pianificata dall’allora ministro della famiglia Ursula von der Leyen, tema che ad esempio in Renania Settentrionale-Vestfalia non è stato davvero affrontato nonostante dopo 16 anni il blocco di Büssow sia qui ancora attivo. Eppure questo non ha impedito ai Pirati di lanciarsi in un guazzabuglio di altri temi: formazione della prima infanzia, lignite, strigliata agli stipendi dei consigli direttivi delle casse di risparmio tanto per citarne alcuni. Nelle loro proposte così variegate a mancare era spesso la resistenza.

A riprova di ciò ricordiamo un aneddoto: una volta portata in agenda del Landtag la sicurezza IT degli ospedali, la trasgressione non è riuscita in pieno infatti il governo nazionale doppiò i Pirati con una legge propria sulla sicurezza IT. Ugualmente in merito al progetto presentato di circolazione sui mezzi di trasporto senza biglietto – ovvero finanziato tramite tasse – i Pirati sono rimasti impantanati. I cittadini avrebbero dovuto pagare coercitivamente tra i 15 e i 30€ al mese per ottenere un flatrate sui trasporti locali. Che un simile preventivo avrebbe richiesto da una parte un ampliamento considerevole della rete dei trasporti e la comprensione non scontata dei meno abbienti, fu considerato dai Pirati come un problema degli altri partiti. Il governo locale avrebbe dovuto contribuire, anzi ancora meglio quello nazionale.

Eppure i Pirati hanno avuto un effetto che non va sottovalutato: nonostante il naufragio della possibilità di finalizzazione del loro “programma patchwork”, il tipo di approccio alternativo non è stato del tutto peregrino e sembra addirittura aver contagiato anche membri di altri gruppi parlamentari nonché governativi. Un esempio? Il governo regionale della Renania Settentrionale-Vestfalia dell’uscente “Landesmutter“ Hannelore Kraft (SPD) ha avviato un progetto dopo l’altro prevedente la partecipazione dei cittadini. Oppure temi come W-LAN pubblici hanno avuto improvvisamente un peso. Di riflesso anche la stessa attività politica ha lasciato del colore sui Pirati – un po‘ come quando si sbaglia a fare il bucato e un calzino rosso finisce con i bianchi – vedendoli inveire spesso e volentieri contro le decisioni governative nonostante la mancanza di proposte o idee alternative. Non sono mancate nemmeno perdite interne come quelle dei tre parlamentari fuoriusciti dal gruppo dei “20 pirati“.

Che gli altri partiti non abbiano fatto i salti di gioia di fronte alle loro proposte mezze ponderate non ha mai sconvolto i Pirati più di tanto né destato depressioni da sconfitta. Con un certo orgoglio il partito ha presentato online tutte le campagne e relative proposte che non sono riuscite a passare (e che nella maggior parte dei casi vennero approvate dai partiti di opposizione CDU e FDP in casi eccezionali). Solo alla fine della lista compare una proposta di legge che ottenne la maggioranza: l’esortazione al governo locale di verificare il salvataggio dei dati dei football fans. Che in politica ne vada del guadagnare il maggior numero possibile di sostenitori a favore di un progetto e di fare per questo anche dei compromessi è per i Pirati ancora un mistero, i quali dal canto loro preferiscono adornarsi – non di rado anche contro le proprie mozioni – di atteggiamenti a volte a favore e a volte contrari al governo, rinunciando così in direttissima ad ogni capitale politico. Il sostegno per i propri progetti si ottiene del resto solo quando si è realmente pronti a sostenere in maniera affidabile anche i progetti altrui.

Lo status di outsider è nato già nel momento in cui i Pirati iniziarono a proclamare la scoperta di un sistema politico migliore: una democrazia diretta (Basisdemokratie) senza intrighi, dominata non dal populismo ma dalla competenza. Nelle infrastrutture il sistema aveva però tutt’altre sembianze. L’orientamento politico del partito dipendeva nella maggior parte dei casi dalla location scelta per il congresso cioè a dire che la lunghezza del percorso diventava molto più importante della democrazia diretta. Quale è allora l‘insegnamento che ne ricavano i partiti tradizionali? Troppa trasparenza e cogestione possono rivelarsi letali. O per meglio dire la battaglia per la liquid democracy si è rivelata letale. Ai Pirati non è riuscito entusiasmare una massa di utenti né di rendere entusiasmante il risultato di quei pochi entusiasti. Il registro pubblico delle mozioni presentate in Renania Settentrionale-Vestfalia ne annovera solo 128 di cui solo due sono arrivate al Landtag per l’approvazione salvo poi essere prontamente cestinate.

Molti attivisti al momento cercano di portare le proprie convinzioni e idee all’interno dei partiti tradizionali. Altri fondano organizzazioni proprie che al di là dei limiti spazio-temporali dei gruppi parlamentari intendono realizzare lavori convincenti. L’ultima speranza risiede nei rappresentanti delle giunte comunali il cui lavoro, ne va dato atto, ha prodotto per i cittadini esiti rilevanti. In questo caso però i Pirati devono rendersi disponibili al compromesso e non atteggiarsi solo a mo‘ di outsider. Chi vuole realizzare qualcosa in politica deve anche essere pronto a fare politica.

 

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