Gli errori di Galli della Loggia sulla scuola italiana

di Francesco Rocchi.

Promossa! by Alessandro Cani

 

L’ultimo intervento di Ernesto Galli della Loggia sulla scuola è assai rivelatore dell’inconsistenza del dibattito pubblico sull’istruzione italiana. Spiace dover essere così tranchant, ma il problema è reale, e va affrontato. In questo senso, l’articolo in questione risulta, paradossalmente, assai utile: nella sua encomiabile chiarezza, il ragionamento di Ernesto Galli della Loggia offre una panoramica completa e dettagliata dei luoghi comuni, dei miti e dei miraggi scolastici oggi più diffusi e creduti, spesso anche tra coloro che con la scuola italiana hanno davvero a che fare, come ad esempio molti docenti (anche questo spiace dirlo, ma è così). Possiamo quindi ripercorrere il suo articolo e vedere dove e come la realtà e la fantasia del luogo comune si confondono.

Il punto di partenza di Galli della Loggia è la soddisfazione per la vittoria in tribunale di un docente “severo” che un dirigente scolastico avrebbe sanzionato proprio per il suo eccesso di “voti bassi”. O almeno così dice un articolo del Corriere. Già questa ricostruzione dei fatti è curiosa. La giurisprudenza è abbastanza chiara: la valutazione di un insegnante è insindacabile, perché espressione della sua competenza tecnica. Cosa vuol dire? Vuol dire che se un professore mette ‘2’ alla prova di uno studente, nessun collega, preside, ispettore o giudice può metter becco e dire: “No, quella prova non era da ‘2’ ma da ‘6’”.

Se alcune bocciature vengono rigettate è per vizio di forma o manifesta illogicità (quale ad esempio bocciare uno studente che ha tutte sufficienze, cosa che può capitare se si sbaglia a leggere riga -e si è molto sciatti nel proprio lavoro). La sentenza citata dal Corriere, quindi, non è un fulmine a ciel sereno, bensì una pacifica banalità. Quel che stupisce, piuttosto, è che ci sia un preside che, a leggere l’articolo, sembra abbia mobbizzato o discriminato il docente. Questo sì che sarebbe un problema -peraltro assai sentito dai docenti-, ma l’occasione di buttare tutto in chiacchiera era troppo golosa: “Ah, finalmente si premia la severità”, e giù di fiero cipiglio.

Cosa segue ad un così bell’inizio? Una sonora e rotonda sentenza: “Nelle scuole italiane la bocciatura è di fatto bandita“. Ohibò! Sulla sua scrivania Galli della Loggia dovrebbe avercelo un computer collegato ad internet, ma temo non lo abbia usato. Se lo avesse fatto, avrebbe scoperto che in Italia l’abbandono scolastico è al 15%, dato medio in calo dal 22% di circa 10 anni fa, e che in situazioni disagiate è ben più alto. Significativamente più elevato poi è il dato di quelli che a 19 anni ancora non hanno un titolo di studio valido per entrare all’università: ancora nel 2012 (i dati più recenti che ho trovato con una prima rapida ricerca) erano il 23,8 del totale, quando la dispersione in senso specifico era al 17%. Per le bocciature nel senso più proprio i dati per l’anno scorso sono infine questi: 12,4% nei professionali, 9,8% nei tecnici e 4,3% nei licei. Se il dato della dispersione è più alto è anche perché molti sutdenti non aspettano di essere bocciati per andarsene, bastandogli la prima pagella dell’anno come avvisaglia del futuro.

In realtà non è che Galli della Loggia abbia totalmente ignorato i dati (rispetto ai quali non ci ha detto quale dovrebbe essere la “giusta” percentuale di bocciati): ha preferito leggerli in maniera superficiale e fantasiosa. Secondo lui la dispersione scolastica esiste, ma ha ” una spiegazione di altro genere, perlopiù legata alla condizione socio- culturale dell’ambiente familiare“. Già: e chi sono i bocciati, per la gran maggior parte? I figli dei benestanti che spendono migliaia di euro di ripetizioni? Perché abbandonare la scuola, se la bocciatura è di fatto bandita? Chi si iscrive a scuola sa che dura cinque anni: se è così facile, perché non arrivare fino in fondo e prendersi un comodo pezzo di carta? Galli della Loggia non ha ritenuto di chiederselo. Da un lato dunque abbiamo un 19enne su quattro che non può accedere all’università, dall’altro Galli della Loggia che dice che “chi nel nostro Paese inizia il corso di studi è pressoché matematicamente sicuro di arrivare al traguardo“. Continuiamo però a seguire il ragionamento dell’articolo. Uno dei pochi dati di realtà che Galli della Loggia ha la ventura di cogliere è nella sprorzione di lodi all’esame di Stato date al Sud rispetto al Nord. Qual è la ragione di questa dissonanza (peraltro grave da molti punti di vista)? Voilà: Di gran lunga la principale è l’ideologia fondata sulla categoria di «inclusione» che da decenni domina la nostra istituzione scolastica“. Perché questa “ideologia” valga soltanto al Sud (nei licei del Sud, per la precisione) Galli della Loggia non se lo è chiesto. Il ministero è a Roma, indicazioni e linee guida le stesse ovunque, le prove d’esame identiche in tutte le scuole, ma l’ideologia…quella no.

Sono passati quasi cinquant’anni dal ’68, e cinquantacinque dall’istituzione della scuola media unica, ma la risposta è sempre quella: il Sessantotto. Io sono del ’78 e comincio a credere di essermi davvero perso qualcosa, se davvero tutto si riduce a quello. Ricordo peraltro al lettore che il calo degli abbandoni è un fatto recente e che ancora 10 anni fa quasi uno studente su quattro non arrivava alla fine del corso di studi. Eppure eravamo già ben dentro il post-sessantotto anche allora. In ogni, caso, per fortuna, Galli della Loggia ci usa la cortesia di dirci in cosa consista questa ideologia sessantottesca: “non lasciar nessuno indietro”. Nel prosieguo dell’articolo si capisce facilmente perché l’idea di fornire a tutti una buona istruzione di livello secondario possa apparirgli tanto pestifera: la scuola italiana deve “selezionare”, e con questo “accertare il merito”. Eccoci al cuore del problema, che Della Loggia enuncia dopo un vertiginoso crescendo dal sapore savonaroliano. Mi appunto dunque su questo, e tralascio il resto (per amor di verità, devo aggiungere che qualche punto qua e là il Nostro lo coglie, soprattutto quando parla delle storture dei Consigli di classe). L’idea della “selezione” è seducente, ma, per quanto riguarda la scuola italiana, completamente fuori bersaglio. Ha senso nelle università e nelle aziende, o in ogni caso in qualsiasi situazione in cui vi siano molti candidati e pochi posti. Se si vogliono assumere dei medici in un ospedale, ad esempio, ha senso cercare di prendere i migliori e non i primi che passano. Se si deve far entrare qualcuno in una facoltà a numero chiuso, ciò è addirittura necessario.

La scuola italiana ha una funzione diversa: è universalistica. Deve arrivare a tutti. E questo non per un principio umanitario astratto, ma per la semplice ragione che una volta finita la scuola gli studenti non spariscono dal quadro (come invece avviene, dal punto di vista dei selezionatori, per le matricole non ammesse o i medici non assunti): entrano nella società, e si devono cercare un lavoro. Se ci limitiamo a bocciare le persone e a permettere che abbandonino la scuola, avremo semplicemente ottenuto di mandare in giro per l’Italia gente non in grado di trovarsi un lavoro e di svolgerlo senza fare danni. Conosco l’obiezione: “Ma bocciare non significa cacciare dalla scuola”. Il ragionamento tipico, che ho sentito spesso sulla bocca di tanti docenti, è che con la bocciatura si dà agli studenti il “tempo di recuperare” o di “maturare”. Qualche volta l’idea è ben più spiccia, ed è quella di “dare un segnale”, in modo tale che anche chi non è stato bocciato sappia cosa succede a non studiare. Colpirne uno per educarne una ventina, all’incirca. Il ragionamento è internamente coerente e logico ma, purtroppo, non veritiero.

E’ dimostrato che la bocciatura porta i bocciati a peggiorare, non a migliorare (per esempio qui qui, qui, e qui, con riferimenti ulteriori alla letteratura, e qui, per le superiori italiane). La bocciatura non è dunque uno strumento didattico. E’ solo uno spauracchio inefficace, anzi dannoso. Cosa fare dunque, cosa opporre alla prospettiva di Galli Della Loggia? Il problema di una forza lavoro non sufficientemente preparata esiste ed è gravissimo. La motivazione allo studio nella scuola italiana latita, anche perché ottusa dal rozzo sistema punitivo di voti e bocciature, che vorrebbero ottenere con la paura quella dedizione e quell’impegno che possono dare solo entusiasmo e tenacia. Si possono tranquillamente eliminare tanto i voti quanto la bocciatura, lasciando soltanto giudizi analitici che spieghino ad uno studente cosa sta sbagliando e dove deve migliorare. I “numeri” vanno lasciati soltanto nelle meritorie rilevazioni Invalsi, essenziali per avere il polso della situazione nelle scuole italiane. Solo in un caso ha senso lasciare una valutazione numerica: nel voto finale, in uscita dalla scuola, anche, se si vuole, espresso in centesimi come ora: uno studente non verrà bocciato, ma se non ha fatto nulla per tentare di imparare qualcosa dopo che ha passato cinque anni in una scuola finalmente davvero attenta ai suoi bisogni, uscirà dalla scuola prendendo un ’20’, o un ’30’, e con questo si presenterà alle aziende e alle università. E’ rozzo, ma lineare, e non punitivo.

Il percorso di studio degli studenti (non dico niente di clamoroso) deve diventare più attento alle propedeuticità (in quale ordine impartire i saperi), più autonomo e più personalizzato, slegando il più possibile lo studente dalla gabbia della classe, in cui tutti seguono tutti le stesse cose nello stesso tempo. Ci sono tanti possibili interventi ipotizzabili, nessuno di cui non si sia già molto parlato, pochi quelli davvero già tentati (qualcuno però sì, anche grazie all’organico dell’autonomia. Sarebbe molto più interessante discutere e fare proposte su questi.

Se Galli Della Loggia vuole prendere a cuore le sorti dell’istruzione italiana può inseguire governo e ministero sulla qualità dei docenti, sui loro incentivi al merito e disincentivi al demerito, sull’edilizia scolastica, sull’autonomia…però ci risparmi le invettive tabaccose sulla bocciatura. Gliene saremo grati.

 

 

1 Commento

  1. Francesca Lacaita

    Attenzione, non ci sono i link di rimando. Per favore metteteli perché la cosa interessa…

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